Enrico Steidler

Otto marzo, festa alle donne: in Brasile la fidanzata di Bruno uccisa e data in pasto ai cani

Otto marzo, festa alle donne: in Brasile la fidanzata di Bruno uccisa e data in pasto ai cani
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In Nigeria discriminate le giocatrici di calcio lesbiche

Bruno Fernandes

Bruno Fernandes

ZURIGO, 8 MARZO – Oggi è la festa della donna, ma la cronaca di questi giorni (che poi è la cronaca di tutti i giorni, purtroppo) parla di festa alle donne, tanto per cambiare, e non sempre l’aguzzino è un uomo: è il caso della Nigeria ad esempio, dove la presidentessa della lega calcio femminile, Dilichukwu Onyedinma, ha reso nota la sua ferma intenzione di sradicare l’omosessualità dal calcio: “Ogni giocatrice iscritta ad associazioni lesbiche” – ha affermato la Onyedinma stando a quanto riportato dai media locali – verrà squalificata. Chiameremo i responsabili dei club affinché controllino le loro giocatrici e nel caso non potranno giocare nemmeno in nazionale“.

Alle storie di ordinaria discriminazione si accompagnano poi, come spesso accade, quelle di straordinaria efferatezza: l’ultima proviene da Contagem, in Brasile, e se non fosse drammaticamente vera sembrerebbe scritta dai fratelli Coen. Di fronte ai giudici inorriditi del Tribunale, l’ex portiere del Flamengo Bruno Fernandes (in carcere dal 2010 perché sospettato dell’omicidio della fidanzata Eliza Samudio) ha raccontato fra le lacrime i dettagli della scomparsa e del brutale assassinio della sua fidanzata: rapita e condotta in un casolare, la Samudio sarebbe stata qui strangolata da un amico d’infanzia di Bruno, che con l’aiuto di un ex poliziotto l’avrebbe poi squartata e data in pasto ai Rottweiler.
Si sa che la realtà supera spesso la fantasia, e infatti sarebbe stato molto difficile immaginare, per l’otto marzo, una cornice così triste e inquietante.

INTERVIENE LA FIFA – Quel che accade in Nigeria purtroppo non sorprende: nel nord musulmano del Paese l’omosessualità è condannata con la pena di morte per lapidazione, mentre nel sud cristiano – più tollerante, si fa per dire – viene punita con il carcere fino a un massimo di 14 anni. In una realtà in cui la discriminazione è statuita dalla legge, la presa di posizione della Onyedinma – che lei sintetizza efficacemente (“L’omosessualità è da oggi ufficialmente proibita nel calcio nigeriano”) e poi illustra più nel dettaglio avvalorandola con ripetuti riferimenti alla Bibbia – si inquadra alla perfezione. Non si concilia affatto però, fortunatamente, anzi entra in aperta collisione con i regolamenti della FIFA, che per ora si è limitata a indirizzare una lettera alla Federcalcio nigeriana nella speranza (forse malriposta) che questa sia sufficiente a riportare le lancette della storia locale sull’ora di Zurigo. Almeno per quanto riguarda il calcio. In caso contrario verrà aperta un’inchiesta, e il paese africano, fresco vincitore della Coppa d’Africa, potrebbe correre il rischio di scomparire dalla geografia del calcio internazionale.

BRASILE SOTTO SHOCK – Era indicato da tutti come probabile convocato nella Seleção ai Mondiali del 2014, ma ora Bruno Fernandes das Dores de Souza, 28 anni, è il “mostro” di Contagem, metropoli satellite di Belo Horizonte. L’ex portiere del Flamengo, che aveva sempre negato di sapere che fine avesse fatto Eliza Samudio, la sua fidanzata scomparsa nel giugno 2010, ha finalmente vuotato il sacco svelando i particolari di una storia agghiacciante. Con lo sguardo basso e la Bibbia stretta nervosamente fra le mani, Bruno ha raccontato che la Samudio fu sequestrata da un suo amico d’infanzia, tale Luiz Henrique Romao detto “Macarrao”, e da lui uccisa in un casolare. Era il 10 giugno del 2010, e il cadavere della fidanzata di Bruno fu poi fatto a pezzi con l’aiuto di un ex poliziotto, Marcos Aparecido dos Santos, e in seguito “fatto sparire” da alcuni cani di razza Rottweiler. Non sono io il mandante ha singhiozzato Bruno di fronte ai giudici, aggiungendo di sentirsi “comunque responsabile”. All’origine dell’orribile delitto, infatti, sarebbe stata la tormentata relazione di Bruno con la fidanzata, dalla quale aveva avuto un figlio e che minacciava uno scandalo se lui avesse rifiutato di prendersi cura di loro. Una situazione, questa, che stava diventando insostenibile e che rischiava di compromettere il futuro professionale del portiere, una specie di incubo che l’amico fraterno avrebbe fatto sparire insieme a chi lo aveva provocato.

Ma oggi, 8 marzo, una donna ha fatto giustizia: la giudice Marixa Fabiane Lopes ha condannato Bruno, definito persona “fredda e violenta”, a 22 anni e tre mesi di carcere.

Le due storie in fondo, pur così diverse, portano a una medesima conclusione: che si tratti di intollerabile sopraffazione o di violenza bestiale, la banalità del male che ancora oggi infierisce un po’ ovunque sulle donne è il segno inequivocabile che i valori di tolleranza e libertà in cui crediamo fermamente, che pure sono ben vivi e operanti, sono ancora molto lontani dall’affermarsi. Speriamo che anche da Zurigo, come da Contagem, arrivi un messaggio chiaro, duro e inequivocabile.

Enrico Steidler

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