Enrico Steidler

Marcelo, Bendtner e gli altri: la patente, questa sconosciuta

Marcelo, Bendtner e gli altri: la patente, questa sconosciuta
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Dopo Niang, Bendtner e Benzema anche il difensore del Real finisce nei guai. E’ una nuova moda o la solita vecchia storia?

Marcelo

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MADRID, 7 MARZO – C’è chi si gioca la patente per aver alzato il gomito e chi la perde per aver provocato un incidente, ci sono i furboni della corsia di emergenza e quelli che polverizzano i limiti di velocità. Ma ci sono anche gli emuli di Giannino e Crosetto (dicono di avere il “pezzo di carta” ma questo non c’è, vedi Niang) e quelli che la patente l’avevano davvero (prima che gliela ritirassero per azzeramento punti) ma continuano a guidare come se nulla fosse, come se il documento in questione fosse un optional, un trascurabile orpello. E’ il caso, quest’ultimo, di Marcelo, il talentuoso esterno brasiliano del Real Madrid fermato ieri dalla polizia per non aver rispettato una precedenza e convinto – forse – che la guida senza patente potesse essere sanzionata, al massimo, con una giornata di squalifica.

E SE FOSSE UNO STATUS SYMBOL? – Il rapporto dei calciatori col rispetto delle regole (sia sul campo che fuori) è sempre stato difficile e discontinuo, che si parli di fair play o di codice della strada. Ma la recente escalation di piratate (Ballack, Bendtner e Benzema), infrazioni di ogni tipo (Marcelo è solo l’ultimo in ordine cronologico), incidenti (Seferovic, quattro giocatori del Grosseto, ecc.), patetiche figuracce (Niang) e addirittura inseguimenti con la polizia (Bertolo) di cui si sono resi protagonisti sia anonimi atleti di provincia che professionisti super pagati non può passare inosservata, e prevedendo le scontate osservazioni dei sociologi e degli esperti di costume si potrebbe giocare d’anticipo e considerare il fenomeno – per scherzo, ma mica tanto – come la conseguenza di una deriva modaiola: ma chi sei se con gli sbirri non hai guai? Sarà mica che farsi ritirare la patente fa tendenza? Che se bevi succo di frutta sei out, e se invece stendi il poliziotto con una fiatata al prosecco sei in? C’è da chiederselo, e il sospetto che la vecchia, sintetica spiegazione (…so’ ragazzi!) sia ormai insufficiente a spiegare la realtà non è così campato in aria. Superare i 200 all’ora o guidare sbronzi contromano è forse come avere il Rolex al polso o una pantera nera tatuata sui glutei?

NEL SOLCO DELLA TRADIZIONE – Ma la verità, o meglio la verità più probabile, è un’altra: l’impennata di infrazioni al codice della strada commesse dai calciatori è solo una singolarità statistica, e sarà seguita (si spera) da un periodo di diffuso (e altrettanto sorprendente) rispetto delle regole. A sostegno di questa ipotesi viene in soccorso la storia, ricca di episodi molto istruttivi in tal senso e contraddistinta dall’alternanza di periodi di recrudescenza del fenomeno e momenti di relativa tranquillità.
Difficile non ricordare, ad esempio, le marachelle di Aldo Serena e Zebina (ritiro della patente e maxi-multa per essere stati sorpresi a guidare sulla corsia d’emergenza dell’autostrada: “Sono in ritardo, c’era traffico” la giustificazione del francese), le spericolate gimkane di Montella e Candela (stessa sanzione per il folle zig-zag sul raccordo anulare a bordo dei loro fiammanti fuoristrada: “Cercavamo di sfuggire ai tifosi che ci stavano inseguendo”), gli etilometri messi a dura prova da Toni, Santacroce, Dall’Acqua, Florean e Zampagna (con annesso tamponamento di uno scooter per quest’ultimo) e gli autovelox piazzati dagli inviati di Striscia la notizia nei pressi dei campi di allenamento di alcune squadre di Serie A: il limite di 50 chilometri all’ora veniva puntualmente superato da quasi tutti i giocatori, alcuni dei quali (Doni, ad esempio) in modo clamoroso. Quando Valerio Staffelli e Cristiano Militello si appostarono vicino al campo di Castel Volturno (dove si allenano i giocatori del Napoli) sorpresero Grava, Maggio, Zuniga, Bogliacino e Morgan De Sanctis a filare a più di 30 chilometri oltre il limite, e la Ferrari di Lavezzi fu fotografata mentre sfrecciava a 122 km/h, 72 più del consentito.

Niente di nuovo sotto il sole, quindi, e solo di rado accade qualcosa di veramente singolare (come il caso dell’ex laziale Thomas Hitzlsperger, che in Inghilterra fu beccato mentre andava a 170 km/h – 70 oltre il limite – ma non fu arrestato nè subì il sequestro della patente: è disoccupato e l’auto gli serve per cercare una nuova squadra, questo il succo della sentenza che scandalizzò il Paese).
Non resta quindi che aspettare: prima o poi, meglio prima, la ricorrente epidemia di cretinismo rientrerà sotto il livello di allarme, e l’invasione degli ultrapirla sarà respinta. Fino alla prossima ondata, naturalmente.

Enrico Steidler

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