Orazio Rotunno

Inter, la “Strama” rivoluzione: Zanetti e Cambiasso smettono?

Inter, la “Strama” rivoluzione: Zanetti e Cambiasso smettono?
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Dopo quella dell'estate scorsa, scatta la fase 2 dei tagli in casa-Inter: via Zanetti, Cambiasso, Milito, Stankovic e Chivu

Stramaccioni e Moratti

Stramaccioni e Moratti

MILANO, 1 MARZO – Moratti dice avanti con Stramaccioni: un bel gesto di fiducia e coraggio di questi tempi e per gli standard passati del patron neroazzurro. Mettere nelle mani di un 36enne le sorti di uno dei club più importanti al mondo, praticamente a prescindere dai risultati. Fin qui tutto buono e bello. C’è un ma, grosso come una casa, legittimo conoscendo il Presidente e le ultime mosse dirigenziali: se tutta questa stima sia solo frutto della volontà di conservare un allenatore aziendalista, sempre agli ordini della società senza discuterne le decisioni? Aggiungiamoci il lato economico della questione (Stramaccioni guadagna 10 volte meno di quanto percepiva Mourinho), e la possibilità di usare il tecnico romano quale capro espiatorio di tutti i mali per la sua inesperienza, ed ecco presentato il quadro “maligno” in casa-Inter. La rivoluzione è in atto, ed i nomi coinvolti sarebbero clamorosi.

VIA TUTTI, COMPRESA LA STORIA: ZANETTI – La volontà sarebbe quella di tagliare definitivamente col passato, e soprattutto, alleggerire ulteriormente il monte ingaggi di quegli stipendi figli di cicli passatti, vincenti ma onerosissimi. In netto contrasto coi tempi attuali ed i nuovi parametri. J.Zanetti, Cambiasso, Milito, Samuel ma anche Stankovic e Chivu. Gli ultimi rimasti della grande Inter che fu, appena 3 anni orsono. In estate Julio Cesar, Maicon e Lucio: a gennaio l’arrivo di Kovacic quale paladino di un nuovo trand intrapreso quasi un anno fa con la scelta per la guida tecnica ricaduta su Stramaccioni. Nel mezzo, poche idee ma confuse. Acquisti milionari incomprensibili in tempi di austrity (Silvestre e Pereira su tutti), arrivi e partenze misteriose (Rocchi per Livaja), e mancanze tecniche mai colmate (regista e vice-Milito). Chiare però sembrano le idee sul futuro: ecco dunque che clamorosamente, nonostante la sua volontà sia ben altra, Zanetti potrebbe lasciare per diventare subito dirigente o addirittura vice-Presidente (in vista di un futuro senza “vice”?). Cambiasso idem, ma potrebbe comunque fare un ultima esperienza in Argentina prima di tornare dietro la scrivania neroazzurra. Milito e Samuel godono di un contratto sino al 2014, ma entrambi potrebbero essere assecondati nel desiderio di chiudere la carriera in Patria. Come Stankovic, di ritorno alla Stella Rossa e Chivu da tempo fuori dai piani societari. Scelte forti, che richiedono una copertura degna in sede di mercato, considerando soprattutto l’enorme risparmio in termini di ingaggio che comporterebbero tali addii. Un bel lavoraccio nelle mani di chi nelle ultime sessioni di mercato ha mostrato di avere idee tutt’altro che chiare.

STRAMA L’AZIENDALISTA: MEGLIO DI SIMEONE E MAZZARRI – Dopo essere stato tacciato per provinciale, il buon Andrea potrebbe saltare dalla sedia alla parola aziendalista. ma è innegabile che sia frutto di quanto visto negli ultimi 11 mesi di sua gestione all’Inter. Scelte di mercato in primis: con tutta la fantasia possibile, è davvero arduo pensare ad una riunione tecnica il 2 gennaio, giorno di apertura del mercato invernale, ed alla richiesta di quale vice-Milito Stramaccioni volesse, il tecnico romano abbia risposto: “mi piacerebbe fra tutti avere Rocchi, si sono convinto, voglio Rocchi“. Quello passava la mensa, e quello ha dovuto mangiare. I fatti sono lì a dimostrarlo, sono passati quasi 60 giorni e l’ex Lazio (e forse anche ex qualcos’altro), non è mai partito titolare, e su 12 partite disputate dall’Inter da quando è stato tesserato, è subentrato in soli 3 casi. Arrivare al dunque è sin troppo elementare anche per un bambino, e negare l’evidenza equivarrebbe ad offendere l’intelligenza altrui. Rocchi è stato imposto, chiara scelta di non voler fare mercato, e di non voler investire laddove però era più necessario anche senza l’infortunio di Milito. La perla poi, la cessione di Livaja, pupillo di Stramaccioni, a riprova dell’importanza della sua voce nelle decisioni societarie (zero). Evidentemente, questo ora vuole la società: niente Simeone dunque, ben che meno Mazzarri, seppur stimato da Moratti. Ma ora non è il momento di assecondare richieste altrui, esaudire desideri costosi (eccetto se si chiamano Alvaro Pereira o Silvestre) e rischiare di dover programmare un impegnativo e concreto progetto.

Orazio Rotunno

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