Vincenzo Galdieri

Giovinco e l’ingrato compito di essere colui che venne dopo Del Piero

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Juventus Vs Catania TORINO, 1 MARZO – Il numero che porta sulle spalle è il 12, ma di fatto è come se dietro quella casacca ci fosse scritto 10. Dieci. Ovvero la maglia del campione, di colui che sposta gli equilibri e fa impazzire le folle. In sintesi, la maglia che per 19 anni è stata indossata da un certo Alessandro Del Piero. Un po’ per rispetto alla leggenda bianconera, un po’ per non addossargli troppe responsabilità, la società Juventus ha scelto di non assegnarla – almeno per quest’anno – al giovane Giovinco, sebbene in molti vedessero proprio lui come il successore designato al 10 che fu del grande Alex. Ma la mossa strategica non è bastata, perchè per i tifosi della Vecchia Signora Sebastian in arte la Formica Atomica è stato bollato come colui che venne dopo il capitano. Ed allora via con le esaltazioni se le cose vanno bene, o con i fischi se invece vanno male. E soprattutto, via con i continui paragoni: scomodi, ed a dire il vero anche controproducenti. Perchè di Del Piero ce n’è uno solo: unico ed inimitabile. Probabilmente Giovinco non arriverà mai ai livelli dell’idolo incontrastato di casa Juve, ma ha assolutamente il diritto di provare a tracciare il suo percorso . Senza dover sottostare sempre all’ingrato confronto con l’uomo più importante di 100 e passa anni di storia bianconera.

POTENZIALE INESPRESSO – Giovinco sarebbe dovuto essere il più grande craque della cantera bianconera, e non sarebbe obiettivo dire che ha rispecchiato in pieno tutte le aspettative che i tifosi riponevano in lui. A nemmeno vent’anni era considerato già un piccolo campioncino, con doti tecniche da grandissimo a dispetto della statura inversamente proporzionale al suo favoloso talento. Le prime apparizioni in prima squadra con Deschamps lasciano ben sperare, cosi, dopo un’avventura formativa ad Empoli, l’allora allenatore Ranieri decide di dargli fiducia inserendolo nella rosa dei titolari. Tra qualche incomprensione sul ruolo ed altre situazioni poco chiare, però, il suo anno d’esordio tra i grandissimi non si rivela essere dei migliori. E quindi dopo un’altra stagione storta con Ferrara, Sebastian prova a rinascere in quel di Parma. Missione compiuta, perchè in due anni sprigiona tutto il suo talento e torna alla Juventus, che per riaverlo spende anche una cifra considerevole. Segnale tangibile del fatto che Antonio Conte e tutto l’ambiente puntano tantissimo su di lui. Arrivati ad oltre metà stagione si possono tirare le prime somme, e bisogna dire che la terza esperienza di Giovinco a Torino è assolutamente in chiaroscuro. Una buona dose di gol – già in doppia cifra – la maggior parte dei quali non fondamentali. E soprattutto, quella maledetta tendenza a latitare quando si tratta di fare il definitivo salto di qualità. Ha un potenziale spettacolare ed ogni tanto lo lascia intravvedere. Ma di solito succede quando le partite contano il giusto o sono già indirizzate sulla retta via. Se c’è da trascinareGiovinco si eclissa. Ha tempo per rimediare avendo soltanto 26 anni, ma è anche tempo di dimostrare avendo già 26 anni.

DON’T CALL ME ALEX – Insomma, Sebastian è il personaggio più chiacchierato del momento. A ragione, tutti si aspettano tantissimo da lui perchè tutti sanno che è in grado di fare grandissime performances. Ma una cosa non va più attualizzata: non bisogna metterlo in relazione a Del Piero, per quanto questo sia difficile. Non bisogna farlo, perchè il paragone con un giocatore forse inarrivabile per il 95% dei calciatori in attività non può giovare ad un ragazzo di 26 anni che sta tentando in tutti i modi di tirar fuori la personalità, unico suo grande limite palesato fin adesso. Se Giovinco sbaglia, sta sbagliando lui: non sta sbagliando chi dovrebbe fare le stesse cose che faceva Del Piero. Se qualche tifoso ce l’ha con lui per il fatto di essere stato scelto di fatto come dopo Alex, si ricordi che Giovinco non ha assolutamente nessuna colpa in relazione alla dismissione del capitano. Semplicemente, sta provando a  scrivere la sua storia: forse non sarà brillante ed entusiasmante come quella della stella più luminosa del firmamento bianconero, ma se riesce a tirar fuori se’ stesso senza essere oberato da responsabilità esagerate, magari tra 12 anni avrà qualcosa da raccontare anche lui.

A cura di Vincenzo Galdieri 

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