Enrico Steidler

Lazio, mano pesante dell’Uefa: due turni a porte chiuse in Europa

Lazio, mano pesante dell’Uefa: due turni a porte chiuse in Europa
Decrease Font Size Increase Font Size Text Size Print This Page

I capitolini, già deferiti quattro volte per razzismo in questa stagione, pagano per il saluto fascista di 300 tifosi contro il Borussia Mönchengladbach. “E’ un provvedimento abnorme”, tuona Lotito

Claudio Lotito, presidente della Lazio

Claudio Lotito, presidente della Lazio

NYON (Svizzera), 28 FEBBRAIO – Se non ci saranno sconti (“Faremo ricorso, questo è certo” promette Claudio Lotito), la Lazio giocherà a porte chiuse le prossime due gare nelle competizioni europee. Il club capitolino è stato sanzionato per il comportamento razzista di circa 300 sostenitori durante il vittorioso match di Europa League di giovedì scorso contro il Borussia Mönchengladbach. Sul capo dei biancocelesti pendeva già una condanna (sospesa con la condizionale) a una gara senza il sostegno del proprio pubblico decisa a seguito della brutale aggressione ai tifosi del Tottenham di tre mesi fa. A nulla è valsa una memoria difensiva presentata dalla Lazio, per la quale si sarebbe trattato di un saluto militare: la partita contro lo Stoccarda del 14 marzo sarà disputata in uno stadio deserto.

TUTTA COLPA DELLA NOMEA“Purtroppo noi (laziali, ndr) ci portiamo dietro il retaggio di una nomea di atteggiamenti che non ci appartiene più e che non appartiene più alla nostra tifoseria. Avete visto una crescita di coscienza e…diciamo così…di atteggiamenti da parte della nostra tifoseria, che nelle ultime partite ha dimostrato grande senso di responsabilità, nonché grande partecipazione, grande passione, però sempre nel rispetto delle regole e della legalità”.
Pensieri e parole di Claudio Lotito, presidente della Lazio, all’indomani (era il 23 novembre dello scorso anno) dell’assalto antisemita a un pub della capitale, il Drunken Ship, dove un gruppo di sostenitori del Tottenham viene circondato e aggredito da una quarantina di teppisti con il volto coperto dai caschi. Bilancio: 10 feriti (di cui sette ricoverati in ospedale e uno in prognosi riservata), due ultrà romanisti arrestati con l’accusa di tentato omicidio (uno dei due è l’organizzatore, insieme a un supporter laziale, dell’aggressione), locale distrutto e grosso imbarazzo diplomatico. La società biancoceleste, già deferita per episodi di razzismo, si attira l’attenzione (non certo benevola) dei commentatori di tutto il mondo, ma per Lotito è solo una questione di “retaggi”.

IL SALUTO FASCISTA DEI TIFOSI – E tuttavia una settimana fa (a soli tre mesi di distanza dal fattaccio di Campo de’ Fiori) la disconosciuta eredità riaffiora, e la partita fra i biancocelesti e il Borussia Mönchengladbach si guadagna le prime pagine dei giornali sportivi non solo per la brillante affermazione degli uomini di Petković, ma anche per quei 300 tifosi (questa la stima degli ispettori Uefa presenti allo stadio) che si esibiscono nel saluto fascista. La cosa non passa inosservata ai “zelanti burocrati” svizzeri, e la mazzata è nell’aria: C’è differenza tra tifosi delinquenti e delinquenti tifosi – dichiara un po’ avventurosamente Lotito alla vigilia della sentenza – “Se uno è un delinquente lo è a prescindere se è laziale, juventino o di qualsiasi altra squadra. I fatti successi sono stati commessi da delinquenti e non sono ascrivibili alla tifoseria organizzata” (ma come, trecento tifosi non sono ascrivibili? Si tratterebbe, quindi, solo di trecento delinquenti sparpagliati qua e là in mezzo a un mare di persone per bene?). “C’è anche da dire” – aggiunge il numero uno della Lazio, alla disperata ricerca di improbabili attenuanti – “che i tifosi tedeschi hanno lasciato segni indelebili in diverse piazze storiche della città” (Piazza di Spagna e Trinità dei Monti, ndr).

ARRIVA LA STANGATA: DUE TURNI A PORTE CHIUSE – La mano dell’Uefa è pesante, ma poteva andare peggio: c’è da dire, infatti, che la Lazio era già stata condannata in passato a giocare senza il sostegno del proprio pubblico (era il luglio 2005, e i biancocelesti giocarono a porte chiuse contro i finlandesi del Tampere un match valido per l’Intertoto. La causa della sanzione i cori razzisti rivolti ai sostenitori del Partizan Belgrado in una partita di Coppa Uefa), e che questo precedente specifico aggravava le successive e plateali recidive.
Malgrado ciò, la società farà ricorso (il fatto che le autorità di pubblica sicurezza presenti allo stadio non abbiano riscontrato quanto evidenziato dagli ispettori dell’Uefa sembra essere considerato come una sorta di asso nella manica dai legali della società capitolina) e non è escluso che si arrivi allo sconto di un turno. Quel che è sicuro, è che la partita contro lo Stoccarda del 14 marzo, valida per il ritorno degli ottavi di finale di Europa League, verrà giocata a porte chiuse.

LOTITO A RUOTA LIBERA“Due turni a porte chiuse: è incredibile! Non conosco le motivazioni, sono fatti inventati. Faremo ricorso, questo è certo. E’ un provvedimento abnorme rispetto alla realtà”. Fatica a trattenere la rabbia il presidente della Lazio ai microfoni della Rai: “La Lazio ha fatto tutto quello che poteva e doveva per impedire che ciò avvenisse. Subire una squalifica di una o più partite a porte chiuse, che provocherà un grave danno economico alla società e che impedirà ai tifosi di partecipare a un evento come questo, mi sembra assurdo. Non possiamo come club essere penalizzati per l’errore di pochi. Il problema non è la severità dell’Uefa – aggiunge Lotito – ma la capacità di attuare le pene per danni effettivamente recati. Ripeto e ribadisco: tutti sanno quanto il sottoscritto ha fatto per prevenire e scongiurare fatti di questo tipo ottenendo risultati che nessuno a livello nazionale ha ottenuto. Bisogna fare una distinzione tra il tifoso delinquente che agisce di propria spontanea volontà e una tifoseria che si esprime civilmente. Non è possibile che un club paghi per errori di singoli“.

Sarà, ma qui si parla di 300 singoli, che si aggiungono ai singoli del Drunken Ship e a tutti gli altri. Certo, ognuno vede le cose a modo suo, ma quello di Lotito è davvero sui generis. Dal suo punto di vista, evidentemente, i due ispettori Uefa (che la sera di Lazio-Borussia Moenchengladbach si trovavano proprio sotto la curva Nord) avrebbero dovuto accertare la crescita di coscienza e il grande senso di responsabilità dei tifosi biancocelesti, annotando scrupolosamente – da bravi svizzeri – tutti gli atteggiamenti e gli slanci di grande passione che secondo Lotito si esprimono nel pieno rispetto delle regole e della legalità.
Già, le regole. Ma di quali regole parla il presidente della Lazio? Allude, forse, al Codex Lotiti? Disgraziatamente, in tal caso, duole rilevare l’abissale distanza esistente fra i punti di riferimento normativi del numero uno biancoceleste e le prescrizioni dell’Uefa, che dopo il quarto deferimento per episodi di razzismo in questa stagione e una condanna a un turno a porte chiuse sospesa con la condizionale ha deciso – ma guarda un po’ che pignoli – di sanzionare in modo esemplare il club capitolino.

“Un presidente deve sicuramente raggiungere obiettivi sportivi, deve avere una sana gestione, ma deve anche preservare la storia di questo club e la deve tramandare ai posteri”. Parole sagge, in un altro contesto.

Enrico Steidler

Share Button