Orazio Rotunno

Barça, doppia umiliazione: Allegri e Mourinho kryptonite blaugrana

Barça, doppia umiliazione: Allegri e Mourinho kryptonite blaugrana
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Batosta in casa con gli eterni rivali, ma Iniesta è sicuro: sarà remuntada col Milan

Protagonista con una doppietta

Protagonista con una doppietta

BARCELLONA, 27 FEBBRAIO – I cicli, anche i più gloriosi, sono destinati a chiudersi. Forse è presto per alzare bandiera bianca, parliamo di una squadra comunque prima nella Liga con vantaggi abissali sulle inseguitrici e la possibilità di ribaltare il risultato dell’andata di Champions col Milan. Ma qualcosa è cambiato, e al tempo stesso…non è cambiato nulla. Nel gioco del Barcellona, che anche sotto di due gol ha perseverato nel suo oramai noioso tiki-taka senza una verticalizzazione che fosse una. Ma negli altri si, è scattata la scintilla: il primo fu Mourinho a mostrare al mondo come fosse possibile sconfiggere i marziani, poi Di Matteo fino ad Allegri. E ieri sera si è chiuso il cerchio, ancora una volta, la firma dello Special One.

IL BARCA COME ZEMAN, NARCISISTA INCURABILE – Cosa accomuna Zeman con Messi e compagni? L’inguaribile, estenuante amore di se stesso. Una vita intera il boemo a prodigarsi sulla sua filosofia di gioco senza curarsi degli altri. Che nel frattempo lo studiavano, ne analizzavano le contromisure da prendere…e finivano per batterlo. Sempre, o quasi. Lui non è mai cambiato e non è mai giunto a compromessi con le sue idee, gli altri hanno finito per capirlo ed alle volte anche umiliarlo. Il limite di se stessi, quasi sempre, siamo proprio noi stessi. E se fosse giunto il momento anche per il Barça degli invincibili, di mutare qualcosa? Rivedere la propria filosofia, le proprie certezze? Tre indizi sono soliti portare ad una prova. Di Matteo, cui si tende ad affiancare in maniera ingenerosa l’aggettivo di “fortunato“, ripensando all’impresa della passata stagione. Allegri, accusato di catenacciaro e tipico espressionista del “gioco all’italiana“, a seguito dell’incredibile vittoria di 2-0 lo scorso mercoledi. E poi c’è Mourinho, che dopo esserci riuscito con l’Inter (anche in dieci uomini per 75 minuti al Camp Nou) ha violato la “base aliena” l’anno scorso, con una vittoria che di fatto consegnò la Liga nelle mani delle merengues, e ieri con un secco 1-3 che porta il Real Madrid in finale di Coppa del Re. Certo un Cristiano Ronaldo dalla tua parte non guasta, anche ieri killer dei blaugrana con una doppietta: ma le sconfitte ripetute del Barcellona trovano radici molto più profonde.

Semplicemente, hanno capito come batterlo. Ovvio che non è sufficiente chiudersi in 10 in difesa per avere la meglio sui fuoriclasse catalani, nessuno si azzarda a fare la partita con loro, ragion per cui è lecito pensare che sia indispensabile saggezza tattica e preparazione massima sotto ogni punto di vista per spuntarla, soprattutto nell’arco dei 180 minuti. E non è un caso che gli unici ad uscire indenni da queste “star wars” siano stati due allenatori italiani, ed uno straniero che è il più “italiano fra i non italiani“. La scuola di Coverciano è universalmente riconosciuta quale la n.1 al mondo nella formazione di allenatori, e nonostante le mille critiche ricevute quotidianamente, i “nostri” prodotti restano i più ambiti all’estero. Lippi, Capello, Mancini, Ancelotti e Spalletti su tutti. Un dato inconfutabile, non più passabile per coincidenza: in 7 partite con squadre italiane (Udinese compresa) Messi non ha mai segnato su azione. C’è di più: sino al suo sbarco in Spagna, contro le squadre di Mourinho Messi in 8 partite non aveva mai segnato, nemmeno su calcio di rigore. Due dati sin troppo evidenti per non voler dire nulla.

La fine di un’era? Forse avventato. Messi umano? Con difese degne di tal nome sì. Ma in vista del ritorno col Milan, è bene ricordare proprio una frase del tecnico toscano: “Quando il nemico è a terra, bisogna ucciderlo“.

Orazio Rotunno

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