Walter Molino

Milan-Barcellona: la mano di Zapata, uno spunto per innovare il calcio

Milan-Barcellona: la mano di Zapata, uno spunto per innovare il calcio
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L'episodio incriminato

L’episodio incriminato

Il goal di Zapata di ieri sera è l’ennesimo messaggio che il calcio dà a sé stesso. C’è bisogno di innovazione, di evoluzione. A 1 anno e mezzo dai Mondiali di Calcio in Brasile è ancora possibile far sì che il mondo “pallonaro” sia sempre più semplice e pulito.

IL GOAL DI ZAPATA – Quando Boateng ha messo dentro il pallone dell’1-0 per il Milan, si sono scatenate le discussioni riguardanti il tocco di mano di Zapata, oltre che alle proteste catalane sui vari periodici nazionali. L’indecisione sulla regolarità o meno di questa segnatura nasce dall’ambiguità del Regolamento in merito alla questione del fallo di mano. Alla Regola 12 del Regolamento FIGC “Falli e scorrettezze” alla voce “Toccare il Pallone con le Mani” il nostro manuale recita così: “Il fallo di mano implica un contatto volontario tra il pallone e la mano o il braccio di un calciatore“. Dopodiché vengono illustrati una serie di criteri che l’arbitro deve tener conto per stabilire la volontarietà. Tale concetto è legato ovviamente all’istinto. Se l’arbitro fosse un robot, che monitorasse il sistema nervoso dei giocatori e i relativi impulsi che essi danno al loro corpo, allora questa regola avrebbe davvero senso. Ma visto che gli arbitri sono degli uomini come tutti gli altri, ciò è impossibile. Non si può pretendere che l’arbitro in un decimo di secondo valuti la volontarietà o meno del tocco di mano. Ieri Zapata ha oggettivamente indirizzato in maniera decisiva il pallone con il braccio, per cui questo è un goal che nessuno vorrebbe mai subire. Ma se si semplificasse il lavoro dell’arbitro rendendo la regola più netta sarebbe tutto più facile. Come al solito bisogna prendere esempio dagli altri sport. Nel basket, un giocatore che tocca il pallone con il piede, fa automaticamente fallo. Non bisogna arrivare a questa severità, ma quasi. Il tocco del pallone con il braccio o con la mano staccata dal corpo, in qualsiasi parte del campo, da parte di un calciatore che non è il portiere, deve essere meritevole di un calcio di punizione diretto (che quindi in area significherebbe rigore). In questo modo verrebbe comunque conservato il concetto di protezione (magari con i calciatori che imparerebbero a proteggersi in maniera onesta, e non con il braccio alto comunque 2.50m per fare più volume in maniera pseudoinnocente) e non ci sarebbero più ambiguità. I calciatori difendenti comincerebbero anche a “catechizzarsi” nella posizione da tenere quando bisogna contrastare un attaccante (è esemplare la posa con le mani dietro la schiena).

GOAL/NO GOAL – Un aiuto ben diverso che bisogna dare agli arbitri e al giuoco del calcio riguarda i goal fantasma. L’arbitro deve essere chiamato a prendere le decisioni di ordine tecnico. La questione del goal/no goal non è un fatto tecnico bensì geometrico. Che il pallone varchi o meno per intero la linea di porta, a volte per l’arbitro, specie per le situazioni traversa-linea ambigue, non è sempre chiaro e ci si basa su una sensazione. Implementando un meccanismo elettronico che stabilisca se un pallone abbia o meno varcato la linea di porta, facendo in caso positivo o vibrare una fascetta che può indossare l’arbitro, o in maniera ancora più suggestiva illuminare i montanti della porta, ridurrebbe gli errori a zero. Sebbene questi episodi risultino comunque rari, sarebbe buona norma cominciare ad avere la certezza del risultato di essi. Episodi del genere pur rari, possono influenzare in maniera decisiva qualsiasi competizione, non parliamo di una Champions League, di una Coppa del Mondo o di uno scudetto (caso Muntari docet).

MOVIOLA SI, MOVIOLA NO – Infine l’ultimo problema, forse più dibattuto e di difficile attuazione, è la moviola in campo. Per tutti i puristi del gioco che credono che non si possa fare decidere il gioco del calcio ad una telecamera, bisogna subito spiegare che la telecamera mostra cosa è successo, mentre a decidere resta comunque l’arbitro. Non si può ovviamente pensare che ogni due minuti, per ogni fallo o per ogni episodio si vada a guardare la moviola. In questo caso bisogna fare scuola dal Tennis. I tennisti hanno a disposizione un certo numero di Falchi ovvero la possibilità che il giudice vada a guardare se effettivamente una pallina è in o out. Si potrebbe dare allo stesso modo un numero di 2 possibilità di guardare il replay per squadra, decise dall’allenatore. E magari nella fase finale della partita (proprio come c’è l’Istant Replay nel Basket) la possibilità dell’arbitro di guardare il replay qualora avesse dubbi. In questo modo magari non ridurremmo a zero gli errori, perché è chiaro che comunque l’arbitro e gli assistenti possono fare umanamente errori di valutazioni per falli o fuorigiochi durante l’arco della partita, ma certamente non ci ritroveremmo ogni settimana a parlare di classe arbitrale scarsa o inadatta. La classe arbitrale va semplicemente aiutata, affinché tutti possiamo beneficiare di uno spettacolo certamente più pulito e di conseguenza migliore.

a Cura di Walter Molino (@matchbeth)

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