Enrico Steidler

Coni: Giovanni Malagò, uomo nuovo di un potere vecchio

Coni: Giovanni Malagò, uomo nuovo di un potere vecchio
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L’elezione a sorpresa dell’imprenditore romano a presidente del Coni viene salutata da molti come una sorta di rivoluzione, ma basterà far rotolare una testa (quella di Pagnozzi) per cambiare il Sistema?

Giovanni Malagò, nuovo presidente del Coni

Giovanni Malagò, nuovo presidente del Coni

ROMA, 20 FEBBRAIO – Roba da Tapiro d’oro, e chissà se Ricci e Staffelli ci stanno pensando: Raffaele Pagnozzi, per vent’anni segretario generale del Coni e da tutti indicato come sicuro vincitore del ballottaggio di ieri contro Malagò, è stato superato sul filo di lana fra lo stupore generale (35 i voti a suo favore contro i 40 raccolti dall’avversario: il quorum era di 39) e ora resta in corsa solo per l’assegnazione del “prestigioso” riconoscimento conferito dalla banda di Striscia la notizia.

Per la verità, un tapiro di consolazione (se così si può dire) dovrebbe essere consegnato a tutti i 35 che hanno puntato fiduciosi sul cavallo perdente, e in particolare a Gianni Petrucci (presidente uscente e grande sostenitore dell’ex-segretario), che sportivamente commenta: Per me Pagnozzi resta il più grande di tutti, anche oggi. Delusione per la sua mancata elezione alla presidenza del Coni? Nella vita c’è anche la sconfitta e questa per me è stata una sconfitta, non posso non ammetterlo. Bisogna essere onesti. C’è una prima volta anche per me, esco sconfitto anche se non ero io il candidato.

CHI E’ GIOVANNI MALAGO’ – Romano, 54 anni, due figlie, una laurea in economia e commercio con 110 e lode, ex nazionale di calcio a 5 e presidente dell’esclusivo Circolo Canottieri Aniene, il nuovo numero 1 dello sport italiano è un uomo ricco, ambizioso e potente. Figlio di Vincenzo, cavaliere del lavoro e fondatore, nel 1956, del Gruppo Samocar (concessionaria Ferrari e Maserati per il Lazio, la Toscana, la Campania e la Sardegna), Malagò – ribattezzato Megalò da Dagospia per la sua smania di apparire e la sconfinata autostima e Mela-Godo per la sua fama di viveur e sciupafemmine (“le solite esagerazioni” commenta lui con malcelato compiacimento) arriva al Coni nel 2000, quando viene eletto membro della Giunta esecutiva. La sua scalata al vertice è rapida: coordinatore del comitato “Sport per tutti” nel 2003, l’anno successivo assume la carica di presidente sia del comitato organizzatore degli Europei di Pallavolo Roma 2005 che di quello dei Campionati del mondo di nuoto Roma 2009. Consigliere delegato nel comitato per i Mondiali 2010 di pallavolo, il neo-eletto presidente del Coni è anche consigliere e membro del comitato d’onore a sostegno della candidatura di Roma per le Olimpiadi del 2020. “

Sono sempre stato conscio della forza elettorale della mia candidatura” – dichiara Malagò in conferenza stampa – “e se c’è una cosa che so fare è conoscere la gente. Ciò che è capitato oggi è nella natura umana. Capisco la delusione del mio competitor ma poteva esserci anche qualche voto in più per me“. La consapevolezza di poter ribaltare il pronostico e spuntarla su Pagnozzi “è maturata nelle ultime quattro, cinque settimane. I primi mesi sono stati dedicati alla semina, poi al customer care (!) e ho preso voti che nemmeno si può immaginare. E quando sentivo persone dell’altra parte dire che non avevo chance, facevo fatica a resistere a non parlare, a non dire invece come stavano realmente le cose“.

GRANDE CAPACITA’ DI TESSERE RELAZIONI – La vittoria a sorpresa di Malagò, arrivata a seguito di una lunga, paziente e capillare ricerca del consenso, è stata resa possibile grazie alla fitta rete di legami e contatti che il Porfirio Rubirosa dei Parioli (così lo chiamava Gianni Agnelli ironizzando sulla sua fama di playboy) ha saputo allacciare, nel corso degli anni, con il mondo della finanza e dell’imprenditoria. “Sono partito da zero” dice Malagò con una punta di orgoglio, ma il punto di partenza, a ben vedere, non è così in basso: il Circolo Canottieri Aniene, infatti, di cui “Porfirio” è presidente dal 1997, è forse il circolo più prestigioso ed esclusivo della capitale. Fucina di campioni (su tutti Federica Pellegrini, che ha dichiarato:”Sono felice per l’elezione di Giovanni Malagò a presidente del Coni (…) Mi segue con affetto da anni ed è un uomo che ha avuto appunto il coraggio di ispirarmi un cambiamento e perseguire con lealtà i miei obiettivi sportivi. Penso che dall’uomo al dirigente sportivo la sostanza non cambierà: il governo dello sport italiano è in ottime mani“) e punto d’incontro privilegiato per chi ha fatto fortuna e vuole farne ancora, è così descritto dallo stesso Malagò (Fonte: La presa di Roma, di Claudio Cerasa, Rizzoli, 2009): “Da un lato ci sono le medaglie olimpiche, le performance dei grandi atleti. Dall’altro c’è tutto quello che riguarda la vita di imprenditori, manager, professionisti, banchieri, giornalisti e costruttori romani. Il clima che si crea nella nostra struttura ha dato la possibilità di dare vita ad aggregazioni tra banche, di favorire molti accordi strategici per la città, di firmare alleanze tra imprenditori e di trovare importanti intese politiche. È successo più volte che soci illustri dell’Aniene abbiano concluso grandi affari nel nostro circolo ma questo avviene in maniera non voluta. Diciamo pure casuale: qui si mangia, si beve, si gioca a tennis, si fuma un sigaro, si parla, non so, della Roma calcio, dell’Alitalia, scattano i meccanismi di complicità, si risolvono i problemi e si concludono accordi. Sarebbe stupido nasconderlo: l’Aniene significa sport ma in un certo senso significa anche business”.

TUTTI GLI UOMINI DEL PRESIDENTE – Del circolo fanno parte banchieri (Luigi Abete, presidente della Banca nazionale del lavoro, Emanuele Emmanuele, numero uno della fondazione bancaria più ricca della capitale, la Fondazione cassa di risparmio di Roma), imprenditori (Cesare Romiti, Alessandro Benetton, Elio Catania, Luca Cordero di Montezemolo, presidente della Ferrari ed ex numero uno di Confindustria, Vittorio Merloni, Andrea Mondello, presidente della Camera di commercio di Roma, Marco Tronchetti Provera, i noti costruttori Claudio e Pierluigi Toti, Carlo Perrone, editore del «Secolo XIX», e Andrea Rizzoli), uomini politici (Maurizio Gasparri, Jas Gawronski, Gianni Letta, Antonio Marzano, Altero Matteoli, Andrea Ronchi, Walter Veltroni, Piero Marrazzo e Rocco Crimi) e del mondo dello sport (Mario Pescante, Franco Chimenti, presidente della Federazione italiana golf, e, dulcis in fundo…Gianni Petrucci). Insomma, come punto di partenza per costruire il successo non è poi così “zero”.

OBIETTIVO: RINNOVARE E ROTTAMARE – Presentatosi come uomo del rinnovamento, della “rottura” con il passato e, quindi, della provvidenza, Malagò ha vinto il round decisivo e ora è il quindicesimo presidente del Coni, ma la vera lotta contro le vecchie consuetudini comincia adesso. Le premesse, tuttavia (dai metodi – necessari? – usati per conseguire la vittoria agli uomini che l’hanno favorita, sia direttamente che indirettamente) non hanno il sapore, fresco e rigenerante, della novità. Il suonatore cambia, su questo non c’è dubbio, ma cambierà anche la musica? Sarà davvero, quella di Malagò, una vera ristrutturazione, o si tratterà del solito maquillage per coprire le imperfezioni? Staremo a vedere.

Enrico Steidler

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