Giovanni Nole

Una Juventus monumentale disintegra il Celtic

Una Juventus monumentale disintegra il Celtic
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C_3_Media_1610657_immagine_ts673_400TORINO, 12 FEBBRAIO – Era il momento che tutti i tifosi juventini aspettavano con ansia da anni, ed eccolo, finalmente è arrivato: dopo aver superato agevolmente i gironi dell’inferno , è tempo di tornare a sognare in grande, entrando a far parte dell’elite delle squadre più forti e nobili d’Europa. Tra le sedici privilegiate in prima fila per aggiudicarsi la coppa dalle grandi orecchie, c’è anche la Juventus di Antonio Conte. E come nel gioco per bambini in cui ognuno deve alzarsi dalla sedia, girare a cerchio intorno alle altre sedie e risiedersi all’interruzione della musica in più in fretta possibile per non farsi fregar da sotto il posto, la Juve per passare ai quarti dovrà buttar fuori dall’unico posto disponibile il temibile Celtic di Neil Lennon. Un avversario non a caso per i bianconeri, anzi quasi uno scherzo del destino: l’ultimo (e unico) confronto andata-ritorno tra le due squadre coincide con l’ultimo ottavo di finale della Juve in Champions League, dove complessivamente furono i torinesi alla fine a sorridere. L’andata si gioca nel rimbombante Celtic Park di Glasgow, dove quasi 60000 tifosi degli scozzesi metteranno a dura prova la calma dei giocatori juventini. Senza contare che c’è un altro dato statistico che, a riguardo, intimorisce la Juventus: l’ultima e unica squadra italiana a vincere al Celtic Park fu il Milan di Nereo Rocco nel 1969. Uno stadio difficilissimo da occupare: persino il Barcelona di Messi è caduto tra le mura amiche del Celtic. Ma la Juve ci proverà, cercando per lo meno di ottenere un risultato positivo in vista del ritorno. Tradotto: vietato perdere.

Passando alle formazioni, defezione importante da registrare in casa Celtic: Samaras, infortunato, non è nemmeno in panchina. Il giovane Hooper, dunque, agirà da solo in attacco, sostenuto dal centrocampo formato dal temibile capitano Scott Brown, Forrest, Commons, Mulgrew e dal fratello minore di Mariga, il fortissimo Wanyama, che segnò proprio al Barcelona. Nella Juve assenti Chiellini per infortunio e Asamoah, rientrante dalla Coppa D’Africa; dunque, davanti a Buffon, difesa a tre con Barzagli, il rientrante Bonucci e Caceres, con Peluso e Lichtsteiner sulle fasce e col tipico centrocampo Pirlo-Vidal-Marchisio a sostenere il duo d’attacco Vucinic-Matri, ultimamente in grandissima forma.

LA PARTITA – Il Celtic inaugura la partita scaldando subito i guanti di Buffon, costretto ad un difficilissimo intervento su un destro potente dai 30 metri di Wanyama sul quale può solo mettere in corner. Ma per quanto il Celtic ci abbia tenuto a mostrare subito il proprio bigliettino da visita alla Juve, a tenere altissimi i ritmi sin da subito è la squadra di Conte, che al terzo minuto passa clamorosamente in immediato vantaggio: lancio in profondità di Peluso, sciagurato intervento del difensore Ambrose che permette a Matri di saltare il portiere in (maldestra) uscita e ribadire in porta; il pallone varca la linea sull’intervento difensivo di Forster, ma a togliere ogni dubbio è il tap-in di Marchisio, che accerta il gol della Juve al Celtic Park (nonostante comunque il gol sia da assegnare a Matri). Ora ovviamente l’inerzia del match è da parte del Celtic, con la costante tematica della Juve che cerca di far male in contropiede. Gli scozzesi però si affidano principalmente a conclusioni dalla distanza per cercare di ribaltare il risultato: ci prova prima Mulgrew al nono con un destro dal limite, che finisce di poco a lato, poi sale in cattedra Commons che prima al decimo e poi al quindicesimo minuto impensierisce Buffon con due sinistri pericolosissimi, sul quale il portierone della Nazionale riesce a metterci una pezza. Il Celtic tiene i ritmi altissimi, ma sembra essere pericolosa solo su calci piazzati o conclusioni dalla distanza: a prova di ciò c’è ancora un tentativo da lontano di Wanyama, che si spegne di poco a lato. Al ventiseiesimo però la Juve rischia di raddoppiare, con Vucinic che, imbeccato alla grande da Pirlo, salta il portiere Foster ma perde i tempi per concludere. Sul versante opposto, il minuto dopo, è il Celtic che con l’ennesima giocata di Commons va vicina al pareggio: su cross di Lustig dalla destra, lo scozzese colpisce il pallone in rovesciata, ma la conclusione finisce solo di un soffio a lato. Sul finale di primo tempo, sempre il solito Commons ci prova con un destro dal limite dell’area: insidioso, ma Buffon c’è. Si conclude dunque sullo 0 a 1 il primo tempo al Celtic Park: Celtic arrembante e aggressivo, ma che difficilmente riesce a impensierire veramente la Juve se non con lo schema delle conclusioni da fuori o con dei calci da fermo; torinesi invece attenti e bravi a creare pericoli in contropiede, dal primo dei quali è nato il gol dell’immediato vantaggio.

Il secondo tempo inizia a ritmi decisamente meno elevati, soprattutto grazie ad una Juve bravissima ad attendere il Celtic, quasi a farlo sfogare, per poi chiuderlo attentamente e gestire al meglio il possesso della palla, approfittando soprattutto di un avversario più foga e impeto fisico che tecnica. All’ora di gioco enorme occasione per il Celtic per andare a pareggiarla: Ambrose si ritrova a colpire di testa solissimo di fronte a Buffon, ma colpisce centrale e per il portiere azzurro è facile bloccare. Al 67esimo occasione per la Juve, con Vucinic che, su appoggio di Marchisio (partita straordinaria la sua), conclude di piatto in porta, dove salva solo sulla linea Wilson. Arrivano i cambi che spezzano un po’ i ritmi della partita, dei quali due forzati: escono da una parte Lustig per infortunio e Commons -forse il più pericoloso dei suoi- per far posto a Matthews e Watt, e dall’altra Padoin entra al posto di Peluso, stanchissimo al termine della sua prima partita di Champions in carriera. I ritmi continuano a calare, ma quando la partita sembrava avviarsi verso lo 0-1, ecco l’episodio che ravviva la partita: il raddoppio incredibile della Juventus con un bellissimo gol di Claudio Marchisio, su assist strepitoso di Matri che, quasi dispiaciuto per avergli ‘fregato’ il primo gol, lo ricompensa dandogli un pallone al bacio su sponda di tacco, sul quale arriva il centrocampista, si accentra col destro e insacca: al 77esimo la Juve è 0-2 e quasi chiude il discorso qualificazione. Discorso qualificazione definitivamente chiuso sul finale di gara: Marchisio, sempre lui incredibile, soffia palla ad un ingenuo Ambrose (sempre lui, incredibile), serve Vucinic che, di fronte al portiere, non può sbagliare: 0-3 e non solo partita, ma qualificazione ai quarti di finale decisamente chiusa. Finisce dunque così: 0-3 che lascia poco spazio ad interpretazioni per gli uomini di Antonio Conte, che si dimostrano superiori non solo tecnicamente, ma anche tatticamente, quando si è trattato di gestire gli impeti fisici della squadra padrone di casa. Una vittoria bellissima, arricchita non solo dal quasi appurato passaggio ai quarti che l’accompagna, ma anche dal fatto che, dopo 44 anni, finalmente una squadra italiana sbanca il Celtic Park, lì dove neanche il Barcellona era riuscito a passare. Prova di forza e di orgoglio per gli uomini di Antonio Conte, che dunque potranno permettersi di gestire le forze in vista del ritorno.

IL TABELLINO

CELTIC-JUVE 0-3
Celtic (4-4-2)
: Forster; Lustig (14′ st Matthews), Wilson, Ambrose, Izaguirre; Forrest, Brown (35′ st Kayal), Wanyama, Mulgrew; Commons (28′ st Watt), Hooper. A disp.: Zaluska, Nouioui, Ledley, Miku. All.: Lennon
Juventus (3-5-2): Buffon; Barzagli, Bonucci, Caceres; Lichtsteiner, Marchisio, Pirlo, Vidal, Peluso (24′ st Padoin); Matri (36′ st Pogba), Vucinic (41′ st Anelka). A disp.: Storari, Marrone, Giovinco, Quagliarella. All.: Conte
Arbitro: Mallenco
Marcatori: 3′ Matri, 32′ st Marchisio, 38′ st Vucinic
Ammoniti: Lichtsteiner, Padoin, Marchisio (J), Hooper, Forrest, Brown (C)
Espulsi:

A cura di Giovanni Nolè

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