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Delio Rossi, l’italiano medio e la multa in beneficenza

Delio Rossi, l’italiano medio e la multa in beneficenza
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Una voce controcorrente, fuori dal coro del "benpensantesimo". Analisi della vicenda Delio Rossi e del suo medio, in tutte le sue contraddizioni

Delio Rossi, espulso, esulta con i propri tifosi

Delio Rossi, espulso, esulta con i propri tifosi

GENOVA, 11 FEBBRAIO –Ho sempre dato e voglio rispetto, non riesco a tollerare gli insulti senza motivo. Non sarò un buon cristiano, mi dispiace, ma io l’altra guancia non la porgo.

E’ questo il Delio-pensiero, un allenatore messo alla gogna, fagocitato dall’uragano mediatico. Su di lui si è riversato il vomito del perbenismo, dei benpensanti che occupano di diritto salotti tv e colonne di giornali. C’è chi è arrivato addirittura a chiederne le dimissioni, ma per cosa, in fondo? Sia ben chiaro che questa non è una difesa a spada tratta dell’allenatore sampdoriano, ma una lucida analisi del fatto, e di tanti altri fatti a esso correlati e simili.

Andiamo con ordine, premettendo che un dito medio non è un bellissimo gesto, così come la negazione dello stesso alla luce di troppe telecamere da cui potersi nascondere, che Delio Rossi allenatore ha sbagliato, perché per sua stessa ammissione, è rammaricato per un gesto non consono al ruolo che ricopre.
Ma Delio Rossi uomo? Ha reagito a una provocazione di Burdisso, a un insulto del giallorosso. E allora benzina sul fuoco, incendio totale. I giocatori della Roma in cerchio nei pressi della panchina blucerchiata, l’allenatore giustamente espulso, ma con grandissimo stile. Ha vinto una partita difficile, battendo 3 a 1 la Roma, uscendo dal campo ha esultato come un pazzo sotto i Distinti, entrando definitivamente nel cuore dei tifosi della Samp. E visto che le immagini parlano chiaro, il labiale di Osvaldo che lo copre di insulti mentre si avvia verso il tunnel, sarebbe in egual misura deprecabile. O no?

Il cuore dei tifosi, si diceva. Il calcio è dei tifosi, o almeno era. Sono loro, che come tra Gesù e Barabba, decidono chi va bene oppure no. Probabilmente i tifosi sampdoriani, e non solo, si erano stancati di dichiarazioni false, di servilismo e calma apparente: un allenatore che dice e fa quello che pensa, purtroppo sbagliando a volte, è tanta manna nel mondo del calcio.
Aggiungiamoci pure che i tentativi di fare giustizia in un paese come l’Italia appaiono quantomeno curiosi, un po’ ridicoli, fuori luogo almeno quanto un medio alzato da una panchina di Serie A.

Allontanandoci anche solo per un attimo dal mondo del pallone, a cui tornerò tra poco, perché ci si deve aspettare che l’esempio venga dato proprio dal calcio? Non è populismo, non è demagogia, ma un allenatore sanguigno e sincero è sicuramente il male minore della nazione dei soldi spariti, degli scomparsi con il bottino, dell’ipocrisia e delle facce da campagna elettorale, senza contare il sensazionalismo e la riverenza verso assassini e criminali, veri.

Ha sbagliato, e di comune accordo con la società Sampdoria devolverà la multa che giustamente gli spetta in beneficenza, all’Ospedale Pediatrico Giannina Gaslini, a Genova.

La nota stonata, e parecchio, in tutto questo polverone è decisamente il mittente della critica, la Roma, lasciatemelo dire. “Da che pulpito vien la predica”, si suol dire. Basta un terzo dito per dimenticare in un attimo, e lavare con la spugna dell’assoluzione Totti che calcia Balotelli, De Rossi che colpisce con un pugno Mauri in un recentissimo derby. Oppure ancora Totti che sputa a Poulsen, Cufrè che prende a schiaffi Del Piero e sempre De Rossi che rifila gomitate a destra e a manca in campo europeo, senza dimenticare Lamela che prendendo esempio dal proprio capitano sputa a Lavezzi. Proprio De Rossi che in modo poco elegante apostrofa Delio Rossi con un “Se arrivassi io così a 60 anni sarebbe imbarazzante”, con puntuale risposta del tecnico “Ne ho solo 52”.

Come siamo arrivati, quindi, al punto in cui un “vaffa” ha un peso etico e morale maggiore di allenatori e loro vice che vengono accusati e condannati, tornando dopo mesi trattati come martiri, come valorosi reduci di guerra? Ai nostri figli di certo insegneremo che così non si fa, che il medio non si alza, ma che esistono reati, appunto, ben peggiori.

Ma il signor Rossi è recidivo, ci era già cascato con Ljajic, e quindi giù pesanti con il grande peccatore. Già, il signor Rossi, l’espressione araldica dell’italiano medio, come cantavano gli Articolo 31.

Proprio così, l’italiano medio, o il medio dell’italiano, uno dei gesti, associato a una delle parole più comunemente usate da tutti noi. Evitiamo quindi di scandalizzarci oltre misura, perché non fa bene a nessuno, perché non vedo chi potrebbe in questo caso scagliare la prima pietra. Occupiamoci delle questioni serie, non perdiamo troppo tempo a condannare il gesto di un uomo che tiene a quello che fa, al suo lavoro, che dando la sua multa in beneficenza ha già ampiamente rimediato.

Un uomo vero in mezzo al calcio sempre più finto, uno che dietro a un dito non si è di certo nascosto. Un brutto e cattivo esempio, forse, ma non il peggiore in questi tempi malati.

Simone Calucci
Twitter: @simoclx

 

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