Enrico Steidler

Doping, spunta la parola Milan e si scatena il putiferio

Doping, spunta la parola Milan e si scatena il putiferio
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E’ in un foglietto manoscritto di Eufemiano Fuentes, il famigerato “Dottor Sangue”

Il foglietto dove compare la scritta MILAN

Il foglietto dove compare la scritta MILAN

MADRID, 6 FEBBRAIO – Il calciomercato è finito da quasi una settimana, e questo è il periodo in cui molti giornalisti sportivi – avidi di quelle news che fino a pochi giorni fa piovevano a dirotto e che ora invece si fanno un po’ desiderare – vanno in crisi d’astinenza e cominciano a guardarsi intorno con lo sguardo famelico e inquietante. Tutto vero, e bisogna tenerne conto. E tuttavia, l’attenzione che i media rivolgono in queste ore al foglio 844 del quarto faldone dell’inchiesta denominata Operacion Puerto non è immotivata né tanto meno “morbosa”, e non può quindi essere ricondotta solo ed esclusivamente al disperato bisogno di spacciare un miagolio per un ruggito.

La parola MILAN infatti (che compare su un foglietto delle dimensioni di un post-it pieno di cifre indicanti le “dosi” dei farmaci proibiti e le somme di denaro che dovrebbero essere versate dai clienti per procurarsele: si tratta infatti di una Prevision per il 2005) è associata alla sigla IG (prime due lettere, questi sono i sospetti, dell’IGF-1, Insulin Growth Factor, un fattore di accrescimento precursore dell’ormone della crescita) ed è affiancata ad altre due parole, anch’esse collegate al farmaco: la prima è in realtà una sigla (R.Soc.) sul cui significato i giornali spagnoli non hanno alcun dubbio (sta per Real Sociedad, squadra di calcio della Liga spagnola), la seconda è un nome (Alfredo) che Fuentes avrebbe usato per indicare il Real Madrid (Alfredo, infatti, sarebbe Alfredo Di Stefano, il fuoriclasse argentino che giocò nelle Merengues fra il 1953 e il 1964 e che ancora oggi simboleggia il Real agli occhi di moltissimi dei suoi tifosi).

LE ACCUSE DI BADIOLA – A motivare qualche perplessità (e a scatenare le fantasie dei dietrologi di professione), quindi, non è tanto il nome in sé – che pure è suggestivo – quanto il suo accostamento a quello (benché abbreviato e solo supposto) della Real Sociedad e al (poco verosimile) “camuffamento” di quello del Real. Si dà il caso, infatti, che il nome della società basca occupi da giorni le prime pagine dei giornali spagnoli proprio per una vicenda che tira in ballo le presunte responsabilità di Eufemiano Fuentes (che, ricordiamo, è sotto processo con l’accusa di aver “attentato alla salute pubblica”). Iñaki Badiola, presidente del sodalizio bianco-blu dal 2008 al 2009, ha dichiarato al quotidiano As che per sette anni, a partire dal 2001, si sarebbe fatto largo uso di sostanze dopanti fra i giocatori della Sociedad, e che il Dottor Sangue avrebbe agito con il sostegno di Eduardo Escobar e Antxon Gorrotxategi (allora membri dello staff medico della squadra, poi denunciati e licenziati da Badiola). I due, che avrebbero tenuto la contabilità delle spese sostenute per l’acquisto dei farmaci, non agivano di propria iniziativa ma con il consenso e l’incoraggiamento – sostiene Badiola – dei presidenti che si avvicendarono in quel periodo: Josè Luis Astiazaran, Miguel Fuentes Azpiroz e Juan Larzabal. Il primo, in particolare (che pure respinge in blocco le accuse del suo successore, compresa quella di aver tratto grande vantaggio dai vistosi buchi nelle maglie dell’antidoping), si troverebbe ora in una posizione quanto meno imbarazzante, perché nei documenti sequestrati a Fuentes – gli stessi da cui spunta la parolina incriminata – c’è un preciso riferimento a un certo Conto Asti (con tanto di cifre mese per mese), e il sospetto che Asti sia l’abbreviazione di Astiazaran non è certo campato in aria.

Se ad alimentare tutto questo si aggiungono le voci che circolano da anni a riguardo di Fuentes (fra i clienti non c’erano solo ciclisti, ma piloti delle due e quattro ruote, tennisti, pallavolisti – voci, queste, confermate dallo stesso Fuentes alcuni giorni fa – e anche calciatori, e fra questi almeno cinque del Real Madrid) e l’inopportuna riluttanza della magistratura spagnola ad approfondire l’indagine e a renderne noti i risvolti, si capisce facilmente il motivo di tanto polverone.

IL COMUNICATO DEL MILAN – Perché di polverone, in fondo, si tratta, se non saltano fuori ulteriori – e più significativi – indizi. Per gli inquirenti, infatti, il MILAN, inteso come squadra rossonera, non c’entra: la parola, semmai, nasconderebbe l’identità assai meno nota e prestigiosa di un team ciclistico spagnolo di seconda categoria. D’altra parte è ovvio che una parola da sola, per quanto inserita in un contesto sinistro e collegata a una sostanza dopante, non significa niente, e ora è solo una buccia di banana sulla quale rischiano di scivolare un po’ tutti. Ad ogni modo, in attesa di sviluppi che confermino le ipotesi più ragionevoli (o che, al contrario, possano rendere più concreti i sospetti), il Milan fa sentire la sua voce, e sottolinea che “non ha mai avuto direttamente o indirettamente contatti di alcuna natura con il dottor Eufemiano Fuentes. Qualsiasi riferimento alle attività del dottor Fuentes con la società è dunque ad evidenza frutto di equivoco interpretativo o di errore” .
Ma se dovessero saltar fuori nuovi e meno “equivoci” elementi, la promessa di agire “nelle sedi competenti nei confronti di chiunque affermi, prospetti o insinui fatti in termini diversi da quelli sopra precisati” difficilmente potrà essere mantenuta.

Enrico Steidler

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