Lorenzo Brenna

Italians Play it Better – Salvatore Sirigu: un sardo sotto la Tour Eiffel nel nuovo dream team d’Europa

Sirigu: la storia di uno dei portieri più promettenti del panorama italiano, che ora sta facendo la fortuna del PSG di Carlo Ancelotti e di Leonardo

Italians Play it Better – Salvatore Sirigu: un sardo sotto la Tour Eiffel nel nuovo dream team d’Europa
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Salvatore Sirigu con la maglia del PSG

Salvatore Sirigu con la maglia del PSG

PARIGI, 8 FEBBRAIO – Salvatore Sirigu voleva fare gol, voleva essere un attaccante. Ha iniziato infatti a giocare come centravanti nelle giovanili del Posada. A causa di un leggero asma il suo allenatore ha però deciso di spostarlo in porta. Sliding doors. Quale sarebbe stata la carriera di quel ragazzo sardo senza il lieve difetto fisico? Non possiamo saperlo. Quello che sappiamo è che oggi Salvatore Sirigu è il portiere titolare di una delle squadre più ricche e ambiziose d’Europa, il Paris Saint Germain. 

Sirigu è un calciatore sui generis. Alle interviste preconfezionate preferisce far parlare il campo e il suo atleta preferito non è Buffon ma … Valentino Rossi. Nella stagione 2001-2002, a quindici anni, sostiene un provino per il Cagliari. Dopo una settimana viene scartato e rispedito a casa perché, dicono, il ragazzo è troppo introverso, non lega con i compagni e se ne sta sempre solo senza parlare con nessuno. Ma si sa, il portiere è un uomo solo. “È il primo uomo di una squadra di calcio, l’unico che non può sbagliare, spesso giudicato l’unico colpevole dei gol subiti; il suo è senza dubbio il ruolo più difficile, il ruolo più importante, ma anche il ruolo più bello. Tutto questo è il portiere”, scriveva Pier Paolo Pasolini.

Fin dagli inizi della carriera la principale caratteristica che è stata riconosciuta a Sirigu è stata la freddezza e la calma che dimostra tra i pali, capace così di infondere sicurezza a tutta la retroguardia. “Portieri si nasce e lui lo è, sia fisicamente che mentalmente”, parola di Emiliano Mondonico. Il Mondo è stato tra i primi allenatori di Sirigu, ai tempi della Cremonese. “Per Sirigu ho pronosticato un grandissimo avvenire, secondo me è il portiere dei prossimi dieci anni. È arrivato a Cremona giovane ma con la giusta esperienza e soprattutto con la giusta mentalità. Salvatore è così sicuro di sé stesso che non perde mai la tranquillità, il portiere deve credere in sé stesso, un portiere che sbaglia prende gol ed è sottoposto a pressioni ma se non ha autostima diventa difficile”.

Il portiere sardo fra i pali del Palermo

Il portiere sardo fra i pali del Palermo

Salvatore Sirigu nasce a Nuoro il 12 gennaio 1987. Dopo aver giocato nelle giovanili del Posada e del Siniscola, piccoli comuni in provincia di Nuoro, cresce calcisticamente nella Pure Forti. La squadra gioca le sue partite casalinghe in un campo dal nome evocativo: “La solitudine” (un segno? La solitudine del numero primo?). Sirigu prova il salto nel 2002 e fa un provino per il Cagliari, che però lo scarta. Salvatore non serba rancore verso la squadra della sua terra: “Feci un provino, avevo undici anni, non mi presero. A quell’età ci sta che si venga tagliati, non si è ancora formati. Non ho nulla contro il Cagliari”.

Lascia quindi la Sardegna e si ritrova in laguna, al Venezia di Maurizio Zamparini dove viene aggregato alla Primavera. Resterà al Venezia fino al 2005, senza però collezionare nessuna presenza in serie B. La svolta della carriera è vicina. Zamparini diventa presidente del Palermo e il direttore sportivo rosanero Rino Foschi convince il presidente ad acquistarlo. Foschi ricorda così l’operazione: ”Sirigu, non rientrava nel travaso dal Venezia, era a parametro zero e lo convinsi a giocare nella Primavera rosanero. È il più completo dei portieri che hanno indossato la casacca del Palermo negli ultimi dieci anni, non me ne voglia il grande Jimmy Fontana”.

Arrivato al Palermo appena diciannovenne si guadagna subito un soprannome importante: Walterino, in onore di Walter Zenga. Sembra che il soprannome sia stato coniato da Guidolin, allora allenatore dei siciliani. Diventa il portiere titolare dalla squadra Primavera e viene utilizzato come terzo portiere della prima squadra. Nella stagione 2006-2007 esordisce tra i “grandi” giocando titolare nella gara di Coppa Italia contro la Sampdoria e in Coppa Uefa contro il Fenerbahce. Poco importa se i rosanero perdono entrambe le partite (1-0 contro i blucerchiati e 3-0 contro i turchi), Sirigu ha iniziato a calcare i palcoscenici più importanti e, anche se allora non lo sapeva, era il trampolino di lancio che l’avrebbe presto portato a giocare in Champions League. Con la formazione Primavera arriva a un passo dalla finale scudetto perdendo solo con l’Inter.

Sirigu con la maglia della Cremonese

Sirigu con la maglia della Cremonese

La stagione successiva, visto che la Primavera gli va ormai stretta, il Palermo cede Sirigu in prestito alla Cremonese in serie C1, per maturare e fare esperienza. Guidato da Mondonico Sirigu disputa diciannove partite nella stagione regolare più tre partite di play-off, subendo complessivamente 26 reti. Nell’estate del 2008, sempre in prestito via Palermo, Walterino passa all’Ancona, in serie B. Al “Del Conero” Sirigu gioca da titolare le prime quindici partite poi, complice un’influenza, viene fatto fuori dall’allenatore Francesco Monaco che gli preferisce Da Costa. Il tempo è galantuomo e ha dimostrato che la scelta del mister è stata poco felice. Oggi Sirigu è titolare di una delle corazzate europee, mentre Da Costa è stato squalificato per tre mesi nell’ambito delle inchieste sul calcioscommesse. Il portiere brasiliano è stato condannato per omessa denuncia in una presunta combine, proprio quando militava nell’Ancona.

Stagione 2009-2010, dopo la parentesi anconetana il Palermo richiama Sirigu alla base. Il direttore sportivo Walter Sabatini vorrebbe acquistare Pelizzoli come secondo di Amelia, e cedere Sirigu ancora in prestito. L’operazione Pelizzoli, però, salta e i portieri del Palermo cambiano. Il titolare designato, Amelia, viene ceduto al Genoa in cambio di Rubinho. Nelle gerarchie iniziali il brasiliano è il portiere titolare dei rosanero. Ma le gerarchie sono fatte per essere sovvertite. Rubinho ci mette del suo compiendo errori in serie e mostrando un carattere tutt’altro che granitico. Dopo sole sei partite il brasiliano viene escluso. È arrivato il momento di Salvatore Sirigu.

Sulla panchina del Palermo c’è Walter Zenga, uno che ha passato una vita a volare da un palo all’altro e di portieri se ne intende. Proprio l’ex Uomo Ragno intuisce le grandi potenzialità del giovane portiere e decide di dargli fiducia. Sesta giornata del campionato di serie A, è il 27 settembre 2009, il Palermo è impegnato all’Olimpico di Roma contro la Lazio. Sirigu, sconosciuto ai più, sfodera una partita da incorniciare e sorprende tutti con delle grandi parate e salvando il risultato (1-1) almeno in un paio di occasioni. La partita seguente va ancora meglio. Walterino è di nuovo titolare e il Palermo batte la Juventus 2-0 al Barbera. Da quel 27 settembre Sirigu non si siederà più in panchina e il Palermo blinda il portiere “del futuro” con un contratto fino al 2014.

Il momento di massima gioia per un calciatore coincide con il gol, sublimazione degli sforzi di un’intera squadra e obiettivo finale. Il portiere, però, è un tipo a parte e segue un codice tutto suo. È vestito diversamente dagli altri, guarda i compagni di spalle, può osservare la partita per 89 minuti senza dover muovere un muscolo, finché non arriva l’istante in cui tocca a lui, e deve essere pronto, è un solitario, nessuno può fare nulla per lui. Il momento di massima gloria per un portiere è quando para un rigore. Tutti gli occhi, sia in campo che sugli spalti sono puntati su di lui. È l’unico momento in cui è al centro dell’attenzione.

Per Salvatore Sirigu il primo rigore parato nella massima serie risale alla stagione 2010-2011. Il Palermo gioca in trasferta all’Artemio Franchi contro la Fiorentina. Al sessantacinquesimo minuto l’arbitro assegna un rigore alla squadra viola. Sul dischetto si presenta Adem Ljajić. Il tiro del fantasista serbo non è irresistibile, Sirigu rimane in piedi fino alla fine e neutralizza il rigore, contribuendo in maniera decisiva al risultato (vittoria del Palermo per 2-1). È il campionato della consacrazione per il portiere sardo, i numeri sono dalla sua parte: è stato il portiere con la media voto più elevata del 2010 e del girone di andata del campionato 2010-2011.

Alla presentazione del PSG con Momo Sissoko ora alla Fiorentina

Alla presentazione del PSG con Momo Sissoko ora alla Fiorentina

Nel giugno del 2011 il Paris Saint-Germain viene acquistato dal fondo di investimento sovrano Quatar Holding, che fa capo all’emiro Hamad bin Kalifa al Thani. “Lavoreremo nel corso degli anni per fare del Psg una grande squadra e anche un marchio forte sulla scena internazionale. Il nostro obiettivo a lungo termine è diventare la squadra numero uno d’Europa”, dichiarò per l’occasione Nasser al-Khelaifi, presidente di Qatar Sport Investments. Il club parigino ha ingaggiato Leonardo come direttore sportivo e ha aperto il rubinetto dei petrol-dollari. La prima campagna acquisti ha rivoluzionato la squadra, frutto di un investimento di oltre 80 milioni di euro, cifre che in Francia non si erano mai viste. Dal Palermo sono arrivati il trequartista Javier Pastore, soffiato a Inter e Chelsea, per la “modica” cifra di 42 milioni di euro e il portiere Salvatore Sirigu. Tra gli altri acquisti Jeremy Menez dalla Roma, Momo Sissoko dalla Juve e Diego Lugano, capitano dell’Uruguay detentore della Coppa America dal Fenerbahce. Lo sport, in particolare il calcio, è visto dal Qatar come uno strumento per accattivarsi le simpatie dell’Occidente, gli sceicchi sono mossi da uno scopo geopolitico. L’acquisto di squadre di calcio rappresenta un investimento finalizzato all’immagine per cercare alleati economici. Sirigu è quindi il portiere di una squadra dalle capacità economiche quasi illimitate. L’estremo difensore sardo ha firmato un contratto di quattro anni a 1,2 milioni di euro a stagione, il Palermo ha incassato dalla cessione 3,9 milioni. Il portierone di Nuoro è già entrato nella storia del club parigino: ha battuto il record di imbattibilità di 697 minuti, detenuto nel Paris Saint Germain da Bernard Lama nella stagione 1993-1994, proprio in quel campionato il PSG vinse il suo secondo e ultimo titolo nazionale. Sirigu non raccoglie un pallone dalla sue rete dalla sconfitta interna per 2-1 di metà novembre con il Rennes. La stampa francese si è accorta subito delle qualità di Sirigu che il quotidiano sportivo L’Equipe, in seguito alla strepitosa partita disputata allo stadio Geoffroy Guichard di Saint Etienne, ha definito “enorme”. Durante la prima stagione in League 1 il PSG ha perso il titolo, andato sorprendentemente al Montpellier, alla prima vittoria in assoluto, con tre punti di vantaggio sui parigini. Nella stagione in corso il PSG non può più permettersi di non vincere e per centrare il traguardo l’emiro ha regalato a Carlo Ancelotti Zlatan Ibrahimovic, Thiago Silva e Lucas Moura, solo per citare gli acquisti più onerosi.

Il portiere durante un allenamento della Nazionale

Il portiere durante un allenamento della Nazionale

Se sei un portiere e sei italiano sai che in nazionale, da dieci anni a questa parte, puoi aspirare ad essere al massimo il secondo, almeno fino a quando Gigi Buffon non appenderà i guantoni al chiodo. “Per i portieri della mia generazione Gigi è un mito. Tutti noi volevamo diventare Buffon, però lui è unico e inimitabile. La maglia azzurra è un privilegio, non un peso”. Il 28 febbraio 2010 Sirigu riceve la prima convocazione in Nazionale maggiore, da parte di Marcello Lippi, per l’amichevole contro il Camerun. Viene convocato per il ritiro della Nazionale azzurra in vista del mondiale sudafricano del 2010, inserito nella lista che inizialmente prevede trenta giocatori. Non farà però parte della (fallimentare) spedizione azzurra, essendo stato poi escluso dalla lista finale di ventitré calciatori. Per la prima partita con la maglia azzurra bisognerà aspettare il 6 agosto del 2010, nell’amichevole contro la Costa d’Avorio. L’esordio in una competizione ufficiale avviene nella partita vinta 2-1 in trasferta contro l’Estonia, durante le qualificazioni all’Europeo del 2012. Europeo a cui poi Sirigu parteciperà come terzo portiere dell’Italia.

Sirigu ha bruciato le tappe. Dalla panchina dell’Ancona alla Nazionale. Da un contratto che Zamparini non voleva adeguargli a uno stipendio milionario. Salvatore è cresciuto in fretta, ma forse , sotto sotto, è rimasto quel ragazzo schivo e taciturno che il Cagliari aveva bocciato e che è partito dalla “Solitudine” per arrivare al “Parco dei Principi”.

A cura di Lorenzo Brenna

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