Enrico Steidler

Calcioscommesse, l’indagine dell’Europol scuote il calcio europeo

Calcioscommesse, l’indagine dell’Europol scuote il calcio europeo
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425 persone coinvolte, 380 partite sospette. E in Italia Gervasoni inguaia Stefano Mauri

Rob Wainwright, direttore dell'Europol

Rob Wainwright, direttore dell’Europol

L’AIA, 5 FEBBRAIO – Si dice che le cifre sono aride, ma per descrivere le dimensioni della “più grande indagine di sempre sulle combine in Europa” (come l’ha definita Rob Wainwright, direttore dell’Europol, l’Agenzia anticrimine della Comunità Europea) sono sicuramente molto efficaci: 425, tanto per cominciare, le persone coinvolte nell’inchiesta, fra arbitri, calciatori, dirigenti e malavitosi vari; 380 le partite finite sotto la lente degli investigatori (per 150 di queste “abbiamo già le prove”, afferma Wainwright); 300 le partite sospette rilevate in Africa, Asia e America Latina (fra cui spicca, si sussurra, Argentina-Bolivia del dicembre 2010); 15 i Paesi nei quali sono stati disputati incontri truccati; 14 le persone arrestate in Germania e già condannate a pene che assommano a 39 anni di carcere; 16 milioni di euro il giro d’affari complessivo legato alle scommesse, di cui almeno la metà finisce nelle tasche della criminalità organizzata; 2 milioni di euro la cifra investita per corrompere calciatori e dirigenti; 79 le partite sospette disputate in Turchia, 70 in Germania, 41 in Svizzera, 24 in Belgio, 16 in Austria e così via. Solo 1, invece, sarebbe il match taroccato in Italia, più precisamente in Serie A (è molto probabile, al riguardo, che sia fra quelli già esaminati dalla Procura di Cremona).

NOME IN CODICE: OPERAZIONE VETO – Questo e altro si legge sul sito dell’Europol, che snocciola con comprensibile orgoglio molti dati e informazioni utili a descrivere lo sforzo di intelligence e il dispiegamento di forze che sono stati necessari per giungere a questi primi (considerevoli) risultati, e a mettere in luce i contorni di una storia che per molti versi sembra davvero essere scaturita dalla fantasia di Ian Fleming, e invece è tutta vera.

L’aspetto che viene sottolineato più volte dall’Europol è quello della collaborazione fra le diverse forze di polizia e il loro perfetto coordinamento. La squadra investigativa comune (Joint Investigation Team, JIT), “una delle più grandi della storia” come ha affermato Michèle Coninsx, presidente di Eurojust, è operativa dal luglio 2011 e ha condotto indagini a tappeto in tutta Europa passando al vaglio 13mila fra e-mail e “altro materiale” non meglio specificato. Composta dalle polizie di cinque Paesi europei (Germania, Finlandia, Ungheria, Austria e Slovenia), guidate dall’Europol e supportate da Eurojust, Interpol e investigatori provenienti da altre Nazioni della Comunità, la JIT ha scoperto una delle più vaste organizzazioni criminali operanti nel mondo delle scommesse, se non la più grande, una “cupola” che ha le sue radici in Asia e che da qui si è ramificata in tutta Europa passando dalla Russia (dove ha trovato terreno fertile e ha forse messo in piedi un’importante “succursale”) e inquinando il calcio di Paesi come la Germania, la Svizzera e l’Austria.

“Questo è un giorno triste per il calcio europeo” ha dichiarato Wainwright (che nei prossimi giorni incontrerà il presidente dell’UEFA Michel Platini) “e mette in evidenza l’influenza corruttrice che la criminalità organizzata esercita sulla società”. “Anche il mondo del calcio è coinvolto” aggiunge il direttore dell’Europol “e qui si ricavano profitti in modo e in misura tali da minacciare le fondamenta stesse del gioco”. In effetti, se si pensa ai 140mila euro che sarebbero stati spesi per comprare la partita Kapfenberg-Austria Vienna e alle gare valide per le qualificazioni ai Mondiali e agli Europei e ai match (almeno 2, di cui uno in Inghilterra) di Champions League che hanno attirato i sospetti degli investigatori, è facile farsi un’idea delle dimensioni e della gravità del problema. Se a questo, poi, si aggiunge la considerazione che siamo appena gli inizi di un lungo e faticoso lavoro, e che molto dovrà essere fatto in futuro anche in termini di prevenzione e controllo, come fa opportunamente rilevare Gianni Baldi (capo dell’Unità antidroga e criminalità organizzata dell’Interpol), è facile comprendere la preoccupazione manifestata dai vertici dell’Europol, preoccupazione che il grande successo appena conseguito non sembra mitigare.

DA L’AIA A CREMONA IL PASSO E’ BREVE – Nonostante sia solo sfiorato dall’Operazione VETO, il calcio italiano – come è noto – non si fa mancare nulla, e anche oggi infatti la cronaca nostrana è arricchita dagli sviluppi sul calcioscommesse (filone cremonese dell’inchiesta), che vedono complicarsi alquanto la posizione di Mauri, ormai implicato fino al collo nella vicenda. Così, almeno, sostiene Carlo Gervasoni, secondo il quale Mauri avrebbe esercitato un ruolo secondario ma molto attivo e ben retribuito a prescindere dalla sua effettiva partecipazione sul campo alla combine. Il suo, sostiene l’ex difensore del Piacenza, sarebbe stato quindi un compito da svolgere dietro le quinte, e sarebbe consistito nel controllare e facilitare le varie fasi del progetto truffaldino, dalla cui riuscita dipendeva il suo compenso.
La testimonianza di Gervasoni, che, ricordiamo, ha già accumulato squalifiche per un totale di 7 anni , dovrà ora trovare i necessari riscontri.

I prossimi giorni, comunque, si preannunciano infuocati: “Trovo sorprendente il tempismo della procura di Cremona” – ha dichiarato il legale di Stefano Mauri – “si va sempre a cercare la notizia quando sembra esserci quiete o addirittura prese di distanze dalla procura federale. Sono ormai ansioso di confrontarmi con la procura di Cremona”.

a cura di Enrico Steidler

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