Orazio Rotunno

Inter, Stramaccioni l’allenatore giusto al momento sbagliato

Inter, Stramaccioni l’allenatore giusto al momento sbagliato
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Troppo giovane per guidare un top club all'alba di un nuovo progetto: dirigenza prima responsabile

Stramaccioni e Moratti

MILANO, 4 FEBBRAIO – Quando il destino chiama, ecco che ti fai attrarre inesorabilmente come una calamita. Dalla Primavera alla prima squadra 15 mesi prima Campione del Mondo. Impossibile resistere per un 35enne saturo di gavetta nelle giovanili di Roma ed Inter: risponde presente al grande capo Moratti, si rimette alla sua volontà e fa tutto quello che dice lui. Dal campo al calciomercato. Forse troppo: questo è il punto, o uno dei tanti, alla base della crisi-Inter. Dirigenziale, prima ancora che tecnica. Di mercato, prima ancora che di risultati. E a pagarne le spese sarà quel giovane allenatore, che di fronte ad una bella ragazza si è lasciato prima sedurre e poi abbandonare.

TROPPA CARONA E NIENTE BASTONE: IL BURATTINO DELLA DIRIGENZA – Una premessa, sebbene personale, ma condivisa da molto colleghi dello stesso Stramaccioni: è un allenatore capace, preparato ed intelligente. Spigliato e leale davanti alle telecamere, una persona vera e schietta come ve ne sono poche a questo mondo. Ha saputo sfiorare un’impossibile rimonta-Champions in due mesi lo scorso anno, prendendo la squadra di Ranieri a 10 punti dal terzo posto e portandola all’ultima giornata di campionato a giocarsela con la Lazio per l’impensabile traguardo. 4 novembre: secondo in classifica ad un solo punto dalla Juventus, appena sconfitta in casa per 1-3 e sarà solo l’ultima illustre vittima abbattuta dai neroazzurri dopo Milan, Napoli e Fiorentina. Poi cosa è successo? Niente, semplicemente si è spenta l’illusione, l’Inter è tornata alla sua vera dimensione: una squadra che deve lottare coi denti per acciuffare un terzo posto difficile, ma dal quale dista appena tre punti. Complice un livello medio discreto, che tiene a galla anche una squadra in difficoltà come l’Inter. Ma all’origine vi sono tutte le radici dei mali attuali: il progetto tecnico. Nessun giocatore chiesto da Stramaccioni è arrivato, non solo: non sono stati presi obiettivi minori ma dello stesso ruolo che l’allenatore intendeva potenziare per quella che era la sua idea tattica. In particolare esterni offensivi d’attacco: sono invece arrivate seconde punte tecniche ma poco inclini a fungere da attaccanti esterni. Capitolo centrocampo: mediani e tanti doppioni. Viene il dubbio che sia stato lo stesso Stramaccioni a volerli, ipotesi che cade nel momento in cui arriva a pescare sino in Primavera per schierare un Benassi che garantisca un minimo di qualità e cervello ad un centrocampo tutto muscoli e testa bassa. Gennaio: niente regista, niente vice-Milito (Rocchi è un ex giocatore) e nessun difensore. Arriva Kovacic, forse per una volta Strama sarà stato ascoltato? O forse è uno specchio per allodole, così da non dare scuse al tecnico romano, accontentato nell’unica occasione utile per privarlo di alibi.

La verità è che questa dirigenza si è divertita a fare un pò come le pare, consapevole che mai l’aziendalista che siede in panchina avrebbe osato rivolgere obiezione ai grandi capi. Il problema è: quale progetto è alla base? La sola scelta coerente è stata l’epurazione di tutti i giocatori dagli stipendi esosi: Sneijder, Maicon, Lucio, Julio Cesar e Forlan. Reinvestiti come? Giovani, nessuno: è arrivato Kovacic, vero, ma per il sacrificato Coutinho. Investiti? Macchè, ecco Kuzmanovic tra 6 mesi svincolato e Schelotto (molto più adatto al neroazzurro bergamasco che a quello milanese) per il quale è stata sacrificata la metà di un altro giovane promettente, quale Livaja. Nessun regista, ed è lampante anche ad occhi chiusi che manchi maledettamente qualcuno dai piedi educati in mezzo al campo: schierare il 40enne Zanetti in mediana, o Gargano-Mudingay in coppia è un insulto alla storia neroazzurra. Confusione ed improvvisazione: queste, ad oggi, sembrano le parole chiave alla base della strategia dirigenziale di Branca, Moratti ed Ausilio.

LE GAMBE NON REGGONO, E NEMMENO GLI ARGENTINI – La condizione fisica in questo momento è una delle tante concause di questa crisi. Ieri il Siena, ma anche le avversarie precedenti, sembravano andare a velocità doppia se non tripla di quelli in maglia neroazzurra. La preparazione anticipata a luglio per i preliminari di Europa League ha dato gli effetti previsti; partenza a razzo e benzina calata progressivamente fino ad esaurirsi del tutto a gennaio. L’auspicio per gli uomini di Stramaccioni è che sia stato fatto il pieno nella pausa invernale, ma anche qui vige qualche dubbio visto il rientro tardivo al lavoro datato 2 gennaio che ancora oggi desta moltissime perplessità. Dietro questa deicisione chi c’è? Gli argentini, si vocifera: gli stessi a cui viene imputata la crisi attuale. Hanno rotto lo spogliatoio e con Stramaccioni, Cambiasso è out misteriosamente per scelta tecnica da un mese, mentre Milito e Samuel vivono ai margini per infortuni non troppo chiari. Stessa solfa di quando le cose non girano, Cambiasso e Zanetti l’origine di tutti i mali e problemi interisti. Un’immagine che poco si addice alla caratura umana dei due capitani neroazzurri, ma puntualmente avanzata in tempi di magra.

Col terzo posto a tre punti, una semifinale di Coppa Italia e fase finale di Europa League raggiunta, l’Inter ha tutto il tempo per riprendersi e raggiungere i suoi obiettivi. Urge maggior chiarezza nel progetto tecnico-tattico e ritrovare quella coesione di gruppo e condizione fisica che hanno accompagnato il magico autunno interista.

Orazio Rotunno

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