Massimiliano Riverso

Le Pagelle di Siena-Inter: Chivu da incubo e per Stramaccioni è finito il tempo delle mele

Le Pagelle di Siena-Inter: Chivu da incubo e per Stramaccioni è finito il tempo delle mele
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SIENA, 3 FEBBRAIO – Non è bastato il restyling invernale per svegliare l’Inter dal soporifero letargo. Il ‘Biscione’esce con le ossa rotte anche dal Montepaschi Stadium: lo sconosciuto Innocent Emeghera(voto 7), il ‘Pinturicchio della Saredegna’ Sestu (voto 8) e lo sgusciante Rosina (voto 7)  infilano ‘tre pere’ alle spalle di un incerto Handanovic (voto 5), complice una prestazione disastrosa della retroguardia nerazzurra e un arbitraggio ai limiti del paranormale.

Protagonista assoluto della disfatta il ‘maldestro’ Chivu (voto 4), che per la terza volta in questa stagione lascia la sua squadra in dieci e con due gol da rimontare. Qualcun dovrebbe ricordare a Christian che Mourinho non è più l’allenatore dell’Inter e le remuntade sono ormai delle chimere. Al fianco del rumeno non brilla il ‘bradipo’ Ranocchia (voto 5), lentissimo e sverniciato in tutte le salse dai contropiedisti bianconeri. Discreta invece la prova di JJ  (voto 6.5), unica nota positiva del settore difensivo, che sfiora il gol con una rovesciata alla Djorkaeff.

Ma la debacle dell’Inter è frutto anche delle decisioni scellerate della quaterna arbitrale. La premiata coppia Doveri&Marrazzo (voto 4), non si avvede come l’attaccante nigeriano Emeghera fosse davanti a tutti (anche alla linea della palla) almeno con una gamba al momento del tocco fortuito di Rubin (voto 6) in occasione del vantaggio della Robur. Ma l’apoteosi segna sul cronometro il minuto 33: Palacio controlla in area, serve Cassano, ma arriva Belmonte che lo falcia nettamente da dietro all’altezza del dischetto: Doveri è in perfetta posizione ma stranamente lascia proseguire. Un penalty celestiale, che si perde anche l’arbitro di porta Celi (voto 4). Ma dove stava guardando?

Nella Waterloo interista spicca anche la prestazione alla ‘Jonathan’ di Ezequiel Schelotto (voto 4.5), che vaga senza meta nell’oblio della sua corsia di competenza. Gli esterni bianconeri vanno a nozze e Sestu lo asfalta a più riprese fino al momento della sua sostituzione. Al suo posto entra il crack Kovacic (voto 6) che lascia intravedere grandi qualità per il suo futuro ad Appiano Gentile.

La partita resta viva sino alla traversa di FantAntonio Cassano (voto 6.5), poi l’umore e la gara volgono inesorabilmente al desio. Il talento di ‘Bari Vecchia’ predica nel vuoto grazie ai suoi lampi di genio ma soffre la scarsa vena artistica di un abulico Palacio (voto 5), parente lontano de ‘El Trenca’ visto ad inizio stagione.

Nella zona nevralgica spicca la prestazione di Zdrako Kuzmanovic (voto 6.5), un titano dai piedi raffinati che lotta e costruisce geometrie sinora estranee agli operai di centrocampo nerazzurri. Buona la prima per Kuz e tempi duri per ‘El Mota’ Gargano.

Sufficiente la prova del gladiatore Guarin (voto 6). Il colombiano è uno degli ultimi a mollare la presa, anche con l’Inter in dieci uomini. Prestazione di grande quantità, che lascia però a desiderare sul piano della qualità. L’ammonizione rimediata nel finale gli costerà la sfida interna contro il Chievo Verona.

Chiudiamo la nostra carrellata con Yuto Nagatomo (voto 6) e Javier Zanetti (voto 5). Il samurai giapponese impatta nel duello con il brasiliano Angelo. Nella seconda frazione di gioco alza i ritmi: numerose le percussioni ma scarsa la precisione in fase conclusiva. Lottatore.

Zanetti torna a presidiare la zolla di terreno preferita, si concede qualche sgroppata tipico de ‘El Tractor’, ma non riesce quasi mai a dare superiorità numerica in mezzo al campo. A corrente alternata.

Come riportato in esclusiva durante la diretta radio, la panchina di Stramaccioni (voto 4) inizia a traballare seriamente. L’istrionico Moratti mantiene stretti inciuci con Laurent Blanc: si mormora l’ex tecnico della nazionale francese avrebbe rifiutato la panchina della Roma in vista di un prossimo passaggio all’Inter. Il petroliere della Saras confida ancor nelle doti del tecnico capitolino, condottiero dell’invincibile Primavera 2012, ma la qualificazione alla Champions League del prossimo anno è un obiettivo vitale per le casse e il futuro della Beneamata. Un eventuale passo falso nelle prossime gare potrebbe segnare il destino di uno Stramaccioni sempre più attapirato e appeso alle sue doti di comunicatore.

Il tempo delle Mele è finito, adesso mister servono i risultati.

MR

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