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Arturo Vidal, what a wonderful warrior. La Juve scopre il suo nuovo Davids versione 2.0

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TORINO, 28 APRILE – Il morale è alle stelle. La Juventus ha appena ottenuto la settima vittoria consecutiva in campionato ed il Sogno, come lo chiama Antonio Conte, è sempre più vicino. La squadra è compatta e concentrata, i tifosi sono in estasi. Sembra di rivivere l’epoca della Grande Juve di Lippi, quella che dominava a metà anni ’90 e nei primi anni 2000. Volendo fare dei paragoni, in molti preferiscono accostare la Vecchia Signora attuale a quella della stagione 94\95: stessa fame, stesso piglio deciso, stessa voglia di spaccare il mondo. Ma la Juventus di oggi può essere tranquillamente paragonata anche a quella del Lippi-bis: implacabile, consapevole dei propri mezzi, determinata all’inverosimile ma anche e soprattutto dotata di grande qualità ed eccezionale forza mentale. Ecco, nella seconda Juve di Marcello, quella che si prese due Scudetti e perse al fotofinish la Champions League nell’incredibile notte di Manchester contro il Milan, c’era un giocatore in mezzo al campo che faceva per quattro. Nato in Olanda, portava sulle spalle il numero 26 e lo chiamavano pitbull. Stiamo parlando ovviamente di Edgar Davids, che approdò in bianconero sottoforma di gentile concessione da parte del Milan – corsi e ricorsi storici – perchè considerato bollito, ed a Torino diventò di fatto il mediano più forte del mondo. Ebbene, la principale analogia tra la Juve vincente di 10 anni fa e quella straordinaria di quest’anno sta proprio qua, perchè come il suo mentore Lippi anche Antonio Conte si trova nell’invidiabile posizione di poter disporre in mezzo al campo di un giocatore fantastico, grintoso, polivalente, esplosivo. Anzi, il combattente della Juve 2012 ha forse qualcosa in più del suo illustre predecessore: è tecnicamente molto dotato ed ha una propensione al gol degna di un trequartista. Il giocatore in questione si chiama Arturo Vidal, è l’incubo di ogni avversario e sembra la riproduzione futuristica di Davids nella versione 2.0. 

THE TIME MACHINE – Era dai tempi del pitbull che Madama non annoverava tra le sue fila un elemento di questo tipo. Un centrocampista totale, che morde gli avversari e scappa via col pallone. Vidal è questo, e tanto, tantissimo altro. E se il cileno assomiglia al grande Davids non bisogna dimenticarsi che al suo fianco oggi c’è Pirlo, che sulle spalle porta il numero 21. Proprio quello che all’epoca dell’olandese compariva sulla casacca indossata da un certo Zidane: ruoli diversi, ma stessa spiccicata classe cristallina. Fantascientifico, come se a Torino avessero attivato la macchina del tempo: ieri Zidane e Davids, oggi Vidal e Pirlo. I primi hanno fatto la storia della Vecchia Signora. I secondi non vedono l’ora di farla. Specialmente Vidal, che quest’estate ha voluto la Juve a tutti i costi nonostante la corte di mezza Europa: col senno di poi e col Sogno a portata di mano, di certo non sarà pentito della sua scelta.

AGUERO? NO, ARTURO – Rewind. Siamo nell’estate 2011. La Juve è appena uscita con le ossa rotte dall’ennesima stagione tribolata e si prepara a ricostruire. Arriva Antonio Conte, Pirlo c’è già perchè è stato contrattualizzato in primavera. In casa bianconera si comincia a pensare in grande. Nell’anno d’inaugurazione dello Juventus Stadium non potrebbe essere altrimenti. Ed allora, nell’aria inizia a circolare un’idea che si lega ad un’accezione ben precisa: top player. E’ l’epiteto usato ed abusato da media, tifosi, e perchè no, pure dalla dirigenza. La Vecchia Signora vuole comprare un grandissimo. Via con i nomi: sarà Dzeko? Oppure Tevez? O magari Benzema? Alla fine, la scelta sembra ricadere su Sergio Aguero, attaccante 23enne allora in forza all’Atletico Madrid ed in procinto di fare le valigie. I tifosi sognano il grande colpo, poi rimangono scottati perchè El Kun preferisce i milioni del Manchester City. Il mercato si conclude ed il nome altisonante non arriva. O almeno cosi pensano (quasi) tutti. Perchè nel frattempo la Juventus ha acquistato per 12 milioni un certo Arturo Vidal, strappandolo alla concorrenza di Bayern, Napoli, Inter e Chelsea. E’ stato proprio Vidal a scegliere i bianconeri, ha sposato in pieno il progetto infischiandosene delle sirene inglesi e tedesche. I tifosi lo accolgono bene, ma senza eccessivo entusiasmo: le referenze sono ottime ma da qui a parlare di fenomeno ce ne passa. Qualche mese dopo si accorgono che quel simpatico ragazzo arrivato da Leverkusen è molto più che un semplice buon giocatore. E magari arrivano a pensare di aver fatto tanto frastuono per niente, perchè zitta zitta, la premiata ditta Marotta-Paratici, un top player lo aveva preso eccome. No, non era Aguero, quello è andato al City. Il campione sbarcato a Vinovo si chiama Arturo.

WHAT A WONDERFUL WARRIOR – Top player vero, Vidal. Qualche sprazzo del suo talento lo lascia intravedere già durante la prima giornata di campionato. E’ l’esordio allo Juventus Stadium, davanti c’è il Parma. Quando entra Arturo la Juve sta già vincendo 2-0. Te lo aspetti li a fare legna in mezzo al campo, ed è quello che si limita a porre in essere nei primi minuti. Poi, un’illuminazione: staffilata di collo pieno da fuori area, al volo, col pallone che s’infila nell’angolino alla destra del malcapitato Mirante. I tifosi si stropicciano gli occhi. Ma quello li non doveva essere “solo” un mediano? Altrochè. Celia Punk – cosi lo chiamano in Cile – è tutto fuorchè un onesto gregario. Uno cosi non lo trovi al supermercato del pallone, non lo vendono in saldo il 31 di agosto. Vidal è duttile, eclettico, sa fare tutto ed il contrario di tutto. Un gigante. Inizialmente Conte punta su altri uomini e lo centellina, poi si rende conto che è troppo importante per la squadra e decide di cambiare modulo pur di fargli posto: accantonato il 4-2-4, marchio di fabbrica, si passa al 4-3-3. Il ragazzo comincia a giocare, e pure bene. Non si risparmia mai. Foga agonistica ai massimi livelli, e quel sorriso sempre stampato in volto: i tifosi ci mettono poco ad innamorarsi di lui. L’ex Leverkusen li ripaga con grandi prestazioni, e segna anche un altro gol, al Cesena su calcio di rigore. L’Arturo Furioso del girone d’andata già basterebbe ed avanzerebbe, ma è nel ritorno che Vidal si esprime al massimo delle proprie potenzialità mettendo in mostra tutto il suo repertorio. Non più soltanto corsa e grinta, ma anche e soprattutto qualità allo stato puro. Il cileno regala vari assist – splendido quello a Del Piero nella partita vinta 2-0 con l’Inter – e comincia a realizzare gol in quantità industriale. Ne segna uno più bello dell’altro. Con la Fiorentina, un destro secco e deciso nell’angolino. E poi col Napoli, da standing ovation: ubriaca di finte un paio di difensori, entra in area e trafigge De Sanctis come se niente fosse. Roba da trequartista, più che da mediano. Infine, la doppietta alla Roma. Due tiri piazzati: un diagonale preciso dall’interno dell’area di rigore, il primo. Un bolide eccezionale da 30 metri il secondo. Sontuoso. E’ al secondo posto nella classifica europea dei palloni recuperati, dietro soltanto a Schweinsteiger. L’indole del guerriero non lo abbandona mai. Nel frattempo, però, dispensa qualità in ogni dove, con gol ed assist di pregevolissima fattura. Un giocatore fantastico, che si avvia a diventare uno dei centrocampisti più forti del mondo. And i think to myself: what a wonderful warrior… 

Vincenzo Galdieri 

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