Enrico Steidler

Hanson-gol, e il Bradford vola in finale

Hanson-gol, e il Bradford vola in finale
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Anche l’Aston Villa, dopo Arsenal e Fulham, si inchina alla squadra di quarta divisione

L'esultanza di James Hanson alla fine del match

L’esultanza di James Hanson alla fine del match

BIRMINGHAM, 23 GENNAIO – Chiudete per un attimo gli occhi e provate a immaginare lo stadio Olimpico di Roma gremito di pubblico: è la sera della finale, e la Coppa se la giocano la Juve e la Giacomense. Anzi, no: a contendersi il trofeo sono l’Inter e la Vigor Lamezia. Possibile? No, da noi no; ma in Inghilterra, invece, dove le favole sportive sono di casa, anche il sogno più ardito, riaprendo gli occhi, può diventare realtà. E’ il caso, davvero clamoroso, del Bradford, piccola squadra di una grande città, che ieri sera ha staccato il biglietto per Wembley buttando fuori l’Aston Villa nella semifinale di ritorno di Coppa di Lega.

Inutile la vittoria dei padroni di casa, cui non basta il 2 a 1 per ribaltare il risultato dell’andata (3 a 1 per i Bantams al Valley Parade). Ora la squadra di Peter Taylor (che gioca in League Two, l’equivalente della nostra Seconda Divisione di Lega Pro) affronterà in finale la vincente fra Swansea e Chelsea: all’andata, 2 a 0 per i gallesi a Stamford Bridge.
Il Bradford approda alla finale di Wembley (ed entra nella storia: solo il Rochdale, nel 1962, era riuscito a fare altrettanto; la Coppa, però, fu poi conquistata dal Norwich) dopo un cammino dai risvolti leggendari. Patite le pene dell’inferno contro la pari-grado Burton Albion (3 a 2 dopo i tempi supplementari) nei sedicesimi di finale, i Bantams superano ottavi e quarti eliminando ai calci di rigore due squadre di Premier League, il Fulham e l’Arsenal.
E se è vero che l’aver superato i Villans in semifinale non è in fondo così “epico” (di questi tempi ci riuscirebbe, forse, pure la Giacomense), e che i grandi club snobbano un po’ questa “Coppetta”, bisogna comunque riconoscere l’eccezionalità dell’impresa degli ambra-amaranto: il 24 febbraio, il Bradford, squadra di quarta divisione, lotterà nel tempio del calcio inglese per alzare al cielo il trofeo, e avrà dalla sua parte quasi tutti i tifosi del mondo.

LA PARTITA DELLA STORIA – In una cornice di pubblico a dir poco meravigliosa (anche questo, da noi, ce lo sogniamo soltanto), la squadra ospite entra in campo con una sola idea in testa, un’idea che più che una tattica è una necessità: fare catenaccio. I Villans, dal canto loro, credono – e ci mancherebbe – nella “remuntada”, e partono subito a testa bassa mettendo in grossa difficoltà la diga eretta dall’undici di Taylor, che scricchiola a più riprese. A fare finalmente breccia ci pensa il solito Benteke al 24’, e a questo punto il crollo definitivo dei Bantams sembra imminente e inevitabile. N’Zogbia prima e lo stesso Benteke poi vanno vicinissimi al raddoppio, ma il colpo del ko lo assesta il Bradford quando nessuno se lo aspetta: è il 55’ quando sugli sviluppi di un calcio d’angolo, James Hanson evita la marcatura di Vlaar e insacca di testa.
L’Aston Villa accusa il colpo e si riversa caoticamente in avanti esponendosi al contropiede degli avversari, che infatti sfiorano il gol prima con Hanson (che manda a lato di testa) e poi con Thompson, il cui destro centra in pieno la traversa (73’).
Così, mentre sugli spalti serpeggia il malumore, sul campo i giocatori di casa sembrano perdere ogni speranza, che tuttavia si riaccende all’improvviso all’89’, quando Weimann (in gol anche all’andata) va in rete superando anche il portiere. Ma ormai è troppo tardi, e dopo quattro minuti di recupero il Bradford festeggia i suoi 110 anni di storia nel modo migliore: entrandoci.

A cura di Enrico Steidler

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