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Il futuro del calcio italiano: protagonisti o comprimari?

Il futuro del calcio italiano: protagonisti o comprimari?
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Lo Juventus stadium unico in Italia ad essere di proprietà di un club

ROMA, 18 GENNAIO – In principio era l’Italia, poi vennero Spagna, Inghilterra e Germania.

Sembra passata una vita da quando i paesi europei ci invidiavano le grandi squadre, i metodi innovativi e anche i molti soldi. Ad aprire le danze fu il Milan di Sacchi, prima, che mostro al mondo un nuovo modo di fare calcio, e di Capello, poi. La Juventus, regina d’Europa e del mondo, il Parma di Tanzi, la Lazio di Cragnotti, la Roma di Sensi. In Italia c’erano tanti soldi e, di conseguenza, i migliori calciatori in circolazione.

Questa potrebbe essere la sintesi del problema che attanaglia il nostro calcio oggi; di soldi ce ne sono sempre meno ed i grandi giocatori ci guardano con un’indifferenza che mai abbiamo visto nella storia di questo sport. In Spagna hanno i migliori giovani, in Inghilterra hanno tanti soldi, in Germania hanno sia i giovani che i soldi. Come reagiscono, allora, le nostre società? Applicando, con un colpevole ritardo, una politica basata sulla valorizzazione dei giovani che sono il miglior investimento in vista di un ritorno economico.

Rimane vivo il problema della liquidità, lì dove anche grandi investitori come Moratti e Berlusconi decidono di limitare le uscite, e per farlo esiste un unico modello da dover seguire, quello della Juventus. La Vecchia Signora, che già di suo poggia su delle basi molto solide, è riuscita nell’impresa di costruire uno stadio di proprietà e i benefici sono stati, da subito, molto chiari. Il problema più grande risiede nelle difficoltà che la burocrazia italiana crea alla realizzazione di uno stadio. La famosa legge sugli stadi, che per l’ennesima volta è stata bloccata dal parlamento, potrebbe dar vita ad un’accelerazione nello sviluppo di progetti di molte società.

Simone Florenzano

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