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Italians Play it Better, Roberto Di Matteo: dalla Svizzera ai successi con il Chelsea

Italians Play it Better, Roberto Di Matteo: dalla Svizzera ai successi con il Chelsea
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Di Matteo ChelseaLONDRA, 25 GENNAIO – Una carriera da giocatore interrotta troppo presto da un infortunio e un percorso da tecnico appena iniziato che sembra promettere tanti successi e soddisfazioni. Questo il profilo calcistico di Roberto Di Matteo nato in Svizzera da genitori italiani emigrati all’estero in cerca di lavoro. Svizzera, Italia e Inghilterra le nazioni in cui l’ex giocatore della Lazio ha militato raccogliendo consensi e apprezzamenti e lasciando comunque un buon ricordo in tutte le realtà in cui si è trovato.

LA PARTE INIZIALE DELLA CARRIERA – Di Matteo nasce a Sciaffusa nella Svizzera tedesca il 29 Maggio del 1970 da genitori originari di Paglieta in provincia di Chieti. Entra giovanissimo nel vivaio della squadra della sua città natale ricoprendo inizialmente il ruolo di difensore. Lo Sciaffusa disputa la seconda serie svizzera nella quale debutta a 18 anni nel 1988. Ben presto la piccola realtà locale comincia a stare stretta al promettente difensore che nel 1991 passa allo Zurigo per ricoprire il ruolo di difensore centrale guadagnandosi ben presto i galloni da titolare. La prima stagione nella massima serie elvetica è decisamente positiva e alla fine sono 34 le apparizioni in campo corredate da 7 reti che mettono in evidenza una buona confidenza del giocatore con la porta avversaria.  Nel 1992 Di Matteo viene acquistato dall’Aarau che la stagione precedente aveva evitato per un soffio la retrocessione in seconda serie. Le cose vanno subito meglio tanto che al quinto posto della fase regolare segue un cammino trionfale nel girone finale che consegna alla squadra della capitale del Canton Argovia il titolo di campione di Svizzera a ben 79 di distanza dall’ultimo scudetto conquistato in precedenza. Il contributo di Di Matteo è fondamentale negli equilibri della sua formazione per la quale in quella stagione ottiene 32 presenze e 1 rete che lo mettono al centro dell’attenzione delle maggiori squadre europee.

IL PERIODO IN ITALIA – Sono gli anni migliori del calcio italiano, un periodo dove non mancano le risorse economiche e le società del nostro paese fanno incetta di tutti i giocatori più validi sparsi in tutti i continenti. Non fa eccezione quindi neanche Di Matteo che viene prelevato dalla Lazio con la quale firma un triennale da 240 milioni a stagione. La formazione capitolina può vantare in organico giocatori di assoluto livello e per il ragazzo nato in Svizzera sembra esserci poco spazio ma alla prima giornata il tecnico Dino Zoff lo butta subito nella mischia facendolo subentrare a Paul Gascoigne al 66′ della partita casalinga contro il Foggia. Da allora Di Matteo diventa titolare inamovibile dello scacchiere biancoceleste del cui centrocampo sarà un protagonista per le 3 stagioni successive. Zoff infatti sposta la sua posizione in campo qualche metro più in avanti e alla fine della prima stagione alla Lazio sono 35 gli incontri disputati tra campionato e coppe con 4 goal, tutti segnati in campionato. La sua stagione si chiude però in anticipo a causa del primo grave infortunio della sua carriera occorso alla trentesima giornata quando allo stadio Ferraris di Genova si rompe il gomito destro in seguito ad uno scontro di gioco nella sfida contro i rossoblu. Nell’estate del 1994 arriva sulla panchina della Lazio Zdenek Zeman che conferma di Matteo nel ruolo di titolare del centrocampo laziale. Il rendimento del giocatore di origini svizzere è decisamente elevato tanto da avere come logica conseguenza l’ingresso nel giro della nazionale e la palma come uno dei migliori interpreti italiani nella zona nevralgica del campo. La formazione capitolina incanta e l’ex giocatore dell’Aarau è protagonista con 42 presenze delle quali 28 in serie A, 8 in Coppa Italia e 6 in Coppa Uefa dove la Lazio esce ai quarti di finale ad opera del Borussia Dortmund. Di Matteo è cercato da molte società di vertice, in modo particolare da Milan e Parma, anche per il rifiuto del rinnovo del contratto che la società biancoceleste gli propone nel 1995 per un corrispettivo di 1 miliardo e 200 milioni di Lire annui. L’accordo per il prolungamento con la Lazio viene tuttavia trovato prima dell’inizio della stagione 1995/1996 durante la quale alcune esclusioni di troppo incrinano il rapporto con il tecnico boemo. Alla fine di quella stagione Di Matteo decide quindi di lasciare Roma e l’Italia trasferendosi in Inghilterra al Chelsea che versa 4,9 milioni di sterline ai capitolini e garantisce al giocatore un ingaggio di 1 miliardo e mezzo di Lire a stagione.

L’ESPERIENZA DA GIOCATORE AL CHELSEA – Gli anni trascorsi come giocatore al Chelsea sono caratterizzati da numerosi successi e soddisfazioni con la squadra londinese che comincia a fare i primi passi per il ritorno nell’elite del calcio inglese. Nel 1998 giunge infatti il successo nella Coppa delle Coppe ottenuto con Gianluca Vialli alla guida tecnica come allenatore e grazie ad una rete di Gianfranco Zola che piega in finale lo Stoccarda. In ambito nazionale Di Matteo è decisivo nella conquista di due Coppe d’Inghilterra con altrettante marcature realizzate nell’atto conclusivo della manifestazione disputato nella splendida cornice di Wembley. Il 17 Maggio 1997 il Chelsea supera per 2-0 il Middlesbrough con il centrocampista italiano che sblocca il punteggio dopo un solo minuto di gioco mentre nel 2000 l’Aston Villa si arrende per 1-0 in conseguenza della rete proprio di Di Matteo che batte il portiere avversario ad un quarto d’ora dal termine. Le vittorie e l’ottimo rendimento fanno diventare il giocatore una bandiera del club ma il destino  è in agguato e il 28 Settembre del 2000 un brutto scontro di gioco contro Daniel Imhof in una partita di Coppa UEFA contro gli svizzeri del San Gallo gli causa una triplice frattura che di fatto pone fine alla sua carriera. Non bastano infatti più di 10 operazioni in soli 18 mesi a restituire al calcio giocato uno dei centrocampisti più forti in ambito continentale degli anni ’90. A 32 anni quindi Di Matteo appende le scarpe al chiodo preparandosi alla futura carriera da allenatore.

LA NAZIONALE – Fin dagli esordi Di Matteo si mise in mostra come un centrocampista molto promettente e di conseguenza a soli 17 anni ricevette la convocazione per la rappresentativa giovanile elvetica. Nonostante le pressioni e il consiglio di uno zio il giocatore rifiutò concentrandosi esclusivamente sull’attività con le squadre di club. Il trasferimento in Italia consentì al Commissario Tecnico Arrigo Sacchi di notare subito le notevoli doti del centrocampista che venne chiamato una prima volta per uno stage già sul finire del 1993. La prima convocazione ufficiale risale però ai primi giorni di Aprile del 1994 quando Di Matteo riceve la chiamata per l’ultimo raduno prima del pre-ritiro in vista dei mondiali del 1994 ma il giocatore il 2 Aprile si rompe il gomito nella gara di campionato contro il Genoa vedendo sfumare il sogno di partecipare ai Campionati Mondiali negli Stati Uniti. Tuttavia l’esordio con la maglia azzurra è solo rinviato ed avviene il 16 Novembre del 1994 in una gara amichevole persa contro la Crozia sul campo amico di Palermo. Da quel momento Di Matteo rimane nel giro azzurro per 4 anni durante i quali prende parte alla spedizione che disputa i campionati Europei del 1996 e a quella impegnata nei Mondiali francesi del 1998 nei quali colleziona 2 apparizioni in campo. E’ questa l’ultima esperienza in Nazionale dell’ex centrocampista della Lazio il cui palmares azzurro può contare su 34 presenze nelle quali ha messo a segno 4 reti.

L’ESPERIENZA DA TECNICO – Dopo alcuni anni fuori dal mondo del calcio Di Matteo comincia nel 2008 la carriera da allenatore prendendo il posto di Paul Ince come tecnico del Milton Keyned Dons, militante nella Football League One, la terza divisione inglese. La stagione è molto positiva tanto che la formazione guidata dall’ex centrocampista si qualifica per i playoff per la promozione nella serie superiore nei quali però fallisce le gare decisive per il salto di categoria. Le doti del tecnico italiano lo pongono al centro di numerose offerte e nel Giugno del 2009 avviene la firma con il West Bromwich Albion che al termine della stagione di aggiudica il campionato di Championship venendo di conseguenza promosso in Premier League. Nella stagione successiva il WBA parte con l’obiettivo dichiarato della salvezza e il rendimento è in linea con i programmi di inizio campionato ma il 6 Febbraio del 2011 Di Matteo viene esonerato nonostante la sua squadra si trovi con 2 punti di vantaggio sulle ultime 3 formazioni della classifica. Nel Giugno del 2011 il Chelsea ingaggia Andrè Villas-Boas che vuole proprio l’ex giocatore della Lazio come secondo e Di Matteo fa quindi ritorno nella squadra che tante gioie gli ha regalato come giocatore. Tuttavia la gestione del tecnico portoghese non convince i vertici della squadra inglese che nel Marzo del 2012 lo esonerano e promuovono Di Matteo come capo allenatore dei blues. L’esordio è scoppiettante dal momento che in 10 giorni arrivano i debutti in FA Cup, in Premier League e in Champions League in cui la squadra londinese colleziona altrettante vittorie ottenendo anche una clamorosa qualificazione alle semifinali nella massima competizione continentale alle spese del Napoli battuto per 4-1 ai tempi supplementari. In semifinale di Champions al Chelsea tocca il Barcellona che viene sconfitto per 1-0 all’andata e fermato sul 2-2 al ritorno mentre nella finale disputata all’Allianz Arena di Monaco i suoi uomini battono il Bayern per 4-3 dopo i calci di rigore e salgono meritatamente sul tetto d’Europa. Il titolo di campione d’Europa vale la riconferma sulla panchina della formazione londinese ma il 21 Novembre dello scorso anno Di Matteo viene esonerato in seguito alla sconfitta patita sul campo della Juventus in una partita valida per la fase a gironi della Champions League.

Nonostante la sfortuna avuta sotto forma di gravi infortuni Di Matteo è stato uno dei centrocampisti più completi degli anni ’90 collezionando anche un discreto palmares sia in ambito nazionale che internazionale. Terminata precocemente la carriera di giocatore la nuova avventura da tecnico è partita con il piede giusto e promette altre soddisfazioni e trofei a quello che può essere considerato come uno degli allenatori emergenti più validi dell’ultima generazione.

a cura di Mauro Leone

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