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Hidetoshi Nakata: diario di viaggio di un calciatore atipico, con testa e sacca sulle spalle

Ripercorrete insieme a SportCafe24 i passi, nel mondo calcistico e non, di quello che è forse il calciatore giapponese più forte di sempre, Hidetoshi Nakata.

Hidetoshi Nakata: diario di viaggio di un calciatore atipico, con testa e sacca sulle spalle
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Hidetoshi Nakata: diario di viaggio di un calciatore atipicoHidetoshi Nakata nasce a Yamanashi, una prefettura giapponese, il 22 gennaio 1977.

La sua è una carriera strana, un giocatore dalla tecnica eccellente, e dalla dedizione che profuma di loto. Uno di poche parole, che quando parlava suscitava sempre la curiosità di tutti. Storico in questo senso uno spezzone di Mai Dire Gol, che potrete trovare in fondo, insieme alla raccolta di tutti i suoi gol in Italia.

Hidetoshi Nakata con testa e sacca sulle spalle

Era enigmatico, una faccia che risultava da subito simpatica. Era misterioso e anche un po’ oscuro, mai quanto il suo quasi omonimo e connazionale Hideo Nakata, regista di The Ring.
Gol, quasi sempre pesanti, assist e tocchi eleganti, è stato probabilmente il calciatore nipponico più forte di tutti i tempi. Vinse addirittura due volte il titolo di Calciatore Asiatico dell’anno, nel 1997 e nel 1998.

Sono pochi i calciatori giapponesi che si ricordano in Europa. Nakamura, che militò anche nella Reggina e la scommessa persa dal Genoa Kazu Miura che in patria veniva venerato quasi come una divinità. Morimoto a Catania, che per ora non ha lasciato purtroppo il segno nonostante aspettative ben più floride e, qualche anno fa, Yanagisawa alla Sampdoria. Kagawa si è trasferito in estate dal Borussia Dortmund alla corte di Ferguson a Manchester, giovane di belle speranze un po’ ai margini dei red devils.
Nell’immaginario collettivo i giocatori giapponesi sono Holly e Benji, ma con molto piacere appunto ci si ricorda sempre di Nakata.

Hidetoshi Nakata: con la maglia del GiapponeAL LEVARSI DEL SOLE… – Il piccolo Hide inizia a giocare a 9 anni, nella squadra della scuola. Nelle rare interviste che concedeva si viene a sapere che spesso per giocare, essendoci un campetto solo nell’istituto scolastico, capitasse che si svegliasse all’alba. I giapponesi sono conosciuti e apprezzati, con un pizzico di incredulità e stupore, per la loro disciplina e il loro rigore. Lui era uno di essi.
Fece tutta la trafila e la gavetta, giocò per tre squadre a livello giovanile finché nel 1995 Hidetoshi Nakata venne acquistato dal Bellmare Hiratsuka. In una piccola del calcio nipponico ebbe modo di formarsi e crescere bene, tanto che fu il primo calciatore Under 20 a essere convocato nella Nazionale olimpica giapponese, con cui volò ad Atlanta nel 1996. Nel suo primo club, che ora milita nella seconda divisione, collezionò 15 reti in 85 presenze. Forse stava arrivando il momento per lui di varcare le frontiere nazionali.

…LA STELLA PIU’ LUMINOSA – Poco dopo rispetto alla qualificazione a Francia ’98, Hidetoshi Nakata riuscì a mettersi in vetrina. L’Europa cominciava a scoprirlo, un torneino asiatico, la Dynasty Cup costituì un trampolino di lancio notevole, un’occasione centrata in pieno. Se il livello della sua squadra di club era medio-scarso, quello della nazionale oggi allenata da Zaccheroni era decisamente più elevato. Hidetoshi Nakata ebbe l’opportunità di mostrarsi al pubblico, vincendo il Hidetoshi Nakata ai tempi del perugia di miglior giocatore del torneo. I giornali, anche qui in Italia, lo scoprirono e ne decantarono le doti. C’era aria di trasferimento, in campionati ben più blasonati.

GAUCCI VUOLE, GAUCCI PRENDE – E’ il 1998, si è concluso il Mondiale d’Oltralpe, e l’ex patron del Perugia, all’epoca comunque realtà del nostro calcio prima delle note vicissitudini, se ne innamora e fa di tutto per portarlo in terra umbra. Occhio, fiuto, spirito di investimento, non si sa. Ma Luciano Gaucci lo voleva. In realtà una piccola parentesi italiana c’era giù stata per il giapponese. Fece uno stage con la Juventus, due anni prima, toccando anche con mano il Torneo di Viareggio. Il contratto con il Perugia fu un travaglio, lunghissimo nei tempi e difficile da redigere. Alla fine la spuntò Gaucci: Hidetoshi Nakata era il nuovo numero 8 del Perugia. 

Esordisce in Serie A con una doppietta alla Juventus, mica male. In due anni in maglia rossa mette a segno 12 gol in 47 partite disputate. Gaucci ci aveva preso sia sul talento che sul giro di affari che generò. Maglie del Perugia per le strade di Tokyo e lo stesso capoluogo umbro ne risentì positivamente in termini di visibilità tra i turisti con ombrellino e macchina fotografica. Con Castagner, suo primo allenatore, scattò la scintilla, e lo stadio Curi godeva di certe sue perle. Quando arrivò Mazzone ci fu qualche incomprensione tra i due, forse a livello puramente caratteriale. Le cose si stavano aggiustando ma la Roma si inserì prepotentemente sul giocatore durante il mercato di gennaio del 2000.

E GAUCCI VENDE – L’affare è maturo per andare in porto. Gaucci accetta l’offerta irrifiutabile di Sensi. Nelle casse umbre finiscono 32 miliardi di lire, la metà di un giovanissimo Blasi e Alenichev. A metà gennaio del 2000 per Hidetoshi inizia a Roma il nuovo millenio, in maglia giallorossa. La prima mezza stagione a Roma insacca altri 3 gol, portando a 5 il suo bottino totale. Resta nella Capitale, d’altronde era arrivato in Italia per vincere. Il suo talento viene però oscurato da Totti, in stagione non gioca neanche 20 partite. Ma corre con umiltà e sacrificio, in un ruolo spesso non suo. La Juventus si conferma vittima prediletta. Con un gol segnato e uno propiziato a Montella la Roma pareggia contro i bianconeri una partita decisiva per la vittoria del terzo scudetto della Lupa. Non aveva giocato molto, vero, ma fece breccia nei cuori dei tifosi, quel tranquillo giapponese col sorriso pacifico.

Hidetoshi Nakata con la maglia del ParmaIL TRASFERIMENTO AL PARMA  – Veni, vidi, vici. Nel 2001 cambia maglia, passando da giallorosso a gialloblu. Il Parma di Tanzi lo compra per 28 milioni, questa volta di euro. Due bei campionati con gli emiliani, con la vittoria della Coppa Italia al primo anno, segnando un gol importantissimo in finale, ancora contro la Juventus.

Prime due stagioni molto buone quindi, la terza no. A gennaio Hidetoshi Nakata passa in prestito al Bologna, dove ritrova Carletto Mazzone. 17 match e 2 reti. Ancora una stagione, 2004/2005, alla Fiorentina. Bruttissima parentesi, 0 gol in 20 presenze. Era giunto il momento di lasciare l’Italia, la Premier League fu la sua destinazione.

IL BOLTON E IL RITIRO – Anche in Inghilterra le cose non girano benissimo. Hidetoshi appare stanco, avulso dalle meccaniche del mondo calcistico. Sembra non piacergli più, semplicemente questo. “Vent’anni nel calcio professionistico, sento che è arrivato il momento di scoprire il mondo.“, scrive lo stesso giapponese. Dopo il terzo mondiale, in terra tedesca, con la maglia blu della sua nazionale e la fascia al braccio, annuncia il ritiro. 29 anni sulla carta d’identità, ma la grande voglia di ritagliarsi una diversa inquadratura del mondo e della vita, dal momento in cui nello star system non si sentiva più a suo agio. La sua partita di addio però è un grande spettacolo. A Yokohama, il 7 giugno 2008, contro una selezione di migliori guidata da Mourinho gioca con la sua squadra di calciatori giapponesi davanti a oltre 60mila spettatori. Un applauso degno e dovuto a un grande campione. Strano e forse incompreso del tutto nel suo modo di essere, sicuramente una figura positiva del mondo sportivo dei giorni nostri.

Hidetoshi Nakata in compagnia di due bimbi africaniINTO THE WILD – Come nel film diretto da Sean Penn, un 31enne Nakata parte zaino in spalla alla scoperta del globo. Diventa un backpacker, un viaggiatore all’avventura e anche in solidarietà. Il 2008 è stato per lui un anno sabbatico, che lo ha portato in giro per il pianeta.

Sud-est asiatico, Medio Oriente, anche un campo profughi iraqeno. Parla con tutti, con la gente comune, così come lui si sente. Vede la realtà da un altro punto di vista, e la vede con i suoi occhi sorridenti. “Se si viaggiasse di più si avrebbero meno pregiudizi stupidi“, dice in un’intervista. Il viaggio alla scoperta di se stessi, un’idea che ci ha sfiorati almeno una volta nella vita.

Hidetoshi Nakata modello per Calvin KleinAMANTE DELLA MODA – Non è un fashion victim oggi, ma un grande estimatore della moda e degli abiti su misura. He’s back to business, volto di brand di sake, la tipica bevanda giapponese, e modello per Calvin Klein. Sta bene in abiti firmati, così come stava bene con capelli lunghi e barba incolta durante il suo personale giro del mondo.
Hidetoshi Nakata ha sempre dato l’idea di un ragazzo semplice , che seguiva il cuore più che il portafoglio, che voleva continuare ad amare quello che faceva, altrimenti decidere di smetterla. Non è un dio caduto forse, ma solo un calciatore molto terrestre per i moderni standard. Avrebbe potuto dare di più al calcio, ma quello che ha lasciato è comunque abbastanza.
Vederlo tirare calci ad un pallone con i ragazzini nelle strade di tutto il mondo, però, è un altro tipo di soddisfazione, che lui ha saputo cogliere ed apprezzare fino in fondo.
Arigato Hidetoshi!

Simone Calucci
Twitter: @simoclx

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