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Napoli, attesa per il processo d’appello. DeLa punta al -3 dalla Juventus

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Il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis

Il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis

ROMA, 14 GENNAIO – Mancano tre giorni al processo d’appello per la vicenda che ha portato alla squalifica di Grava e Cannavaro e alla decurtazione di due punti in classifica, e il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis – che ama giocare d’anticipo – si abbandona a (comprensibili) esternazioni sulla Giustizia, la Legge e i Massimi Sistemi del calcio.

L’AFFONDO DI DE LAURENTIIS – Avvicinato dai giornalisti al suo arrivo all’Hotel Marriott di Roma per l’assemblea elettiva della FIGC (orientata a riconfermare la presidenza del candidato unico Giancarlo Abete: sarebbe il terzo mandato per lui, roba da far invidia ai satrapi dell’ex-Unione Sovietica), De Laurentiis non ha perso l’occasione per perorare la causa della sua squadra con parole mosse sia dal calcolo che dal sentimento: Con decisioni in itinere si rischia di falsare il campionato. La giustizia sportiva non può condizionare in maniera impropria i campionati. Va cambiata”. “Non si può abdicare alla verità” – aggiunge il presidente del sodalizio partenopeo – “se ci sono principi giuridici calpestati io mi appello al rispetto della legge: la giustizia sportiva è stata creata quando i club non erano società per azioni, ora bisogna mettersi intorno a un tavolo e cambiare le cose”.

IL CASO-GIANELLO – La vicenda che fa da sfondo alle parole di De Laurentiis è nota, ma vale la pena di ricordarla. Lo scorso 18 dicembre la Commissione disciplinare della FIGC ha condannato il Napoli (per responsabilità oggettiva) a due punti di penalizzazione in classifica e 70 mila euro di multa, e i giocatori Paolo Cannavaro e Gianluca Grava (per omessa denuncia) a sei mesi di squalifica (tre in meno rispetto a quanto chiesto dal procuratore federale). All’origine della sentenza di condanna, l’illecito sportivo commesso dal terzo portiere del Napoli Matteo Gianello (squalificato per tre anni e tre mesi), che cercò – senza trovarla – la complicità di Grava e Cannavaro per taroccare il risultato di Sampdoria-Napoli del 16 maggio 2010 (1 a 0 per la Samp il finale). Sono state, quindi, proprio le confessioni rese da Gianello – ritenute “pienamente credibili” dagli inquirenti – a inguaiare la società, considerata comunque colpevole in nome del controverso principio della responsabilità oggettiva, e i due difensori, rei di non aver denunciato il tentativo di combine.

SE NE RIPARLA FRA TRE GIORNI – Giovedì prossimo il Napoli affronterà il processo d’appello, e la speranza, naturalmente, è quella di ribaltare la sentenza di primo grado. Le ragioni, anche ideali, non mancano. La lettura delle motivazioni della sentenza di primo grado, tuttavia, non inducono all’ottimismo; una frase, in particolare, lascia poco spazio all’immaginazione: “Il principio della responsabilità oggettiva, pur se negli ultimi tempi ha subito una serie di attenuazioni in via applicativa, continua a fondarsi su criteri inderogabili”.

Basteranno le accalorate parole di De Laurentiis (e la perizia degli avvocati) a renderli “derogabili”? Non occorrerà attendere molto per saperlo.

Enrico Steidler

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