Matteo De Angelis

Italians Play it Better – Mario Balotelli: dal Triplete a Manchester, la storia del Bad Boy di Palermo

Italians Play it Better – Mario Balotelli: dal Triplete a Manchester, la storia del Bad Boy di Palermo
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Mario_Balotelli_CityMANCHESTER, 11 GENNAIO – Uno dei calciatori più discussi degli ultimi anni, uno degli attaccanti più forti dell’intero panorama europeo. Semplicemente Mario Balotelli. Un ragazzo che sa unire alla perfezione giocate da fuoriclasse sui campi da gioco a vere e proprie follie fuori dal rettangolo verde. A 22 anni la maturità calcistica è stata raggiunta completamente, quella “mentale-comportamentale” un po’ meno, come molti dei suoi coetanei. Ma SuperMario è fatto così, nel bene e nel male. Non ci sono vie di mezzo.  Prendere o lasciare.

UN’INFANZIA DIFFICILE – Balotelli è attualmente uno dei calciatori più conosciuti a livello mondiale, ma l’infanzia del ragazzo non è stata delle più semplici. Mario nasce il 12 agosto 1990 a Palermo, nel quartiere di Borgo Novo, da una famiglia di immigrati ghanesi con gravi problemi finanziari, tanto che i genitori decidono di chiedere aiuto ai servizi sociali. A soli tre anni, Mario Barwuah (questo il suo vero cognome) viene affidato ai Balotelli, una famiglia di Concesio, in provincia di Brescia. Al compimento del diciottesimo anno di età, Balotelli non ha alcun dubbio: l’Italia è il paese in cui è nato e vissuto, la cittadinanza italiana è qualcosa che gli spetta e che desidera fortemente. E poco importa se già due anni prima la nazionale di calcio ghanese abbia provato a convocare il giovane Mario per una partita: Balotelli si sente italiano a tutti gli effetti. “Sono italiano, mi sento italiano, giocherò sempre con la nazionale italiana” dirà il calciatore in un’intervista nel 2008. A dispetto di quanti non lo considerano un vero “azzurro”, a dispetto di quanti non lo ritengono italiano per via del colore della pelle. Contro tutto e tutti Balotelli è ora diventato una pedina inamovibile della nazionale allenata da Cesare Prandelli. Ma procediamo con ordine.

UNA CARRIERA DA PREDESTINATO – Balotelli inizia a giocare a calcio all’età di 5 anni e ben presto viene selezionato dalle giovanili della Lumezzane. Mario impiega poco a farsi notare: a quindici anni viene già convocato con la prima squadra e il 2 aprile 2006 fa il suo esordio in serie C1 con i rossoblù. E’ il più giovane esordiente nella storia della categoria, un record non da tutti. Lo capiscono subito i dirigenti del Barcellona, che chiamano in Spagna Balotelli per sostenere un provino: il ragazzo desta impressioni favorevoli tra gli addetti ai lavori, ma problemi di ordine economico fanno saltare l’accordo.

CAMPIONATO PRIMAVERA ED ESORDIO IN A – E’ allora l’Inter ad aggiudicarsi le prestazioni del talentuoso ragazzo: i nerazzurri aggregano Balotelli agli Allievi, ma ben presto capiscono che Mario merita palcoscenici più importanti. A metà stagione passa così in Primavera, con la quale vince il campionato 2006-07 realizzando la rete decisiva nella finalissima contro la Sampdoria. E’ il primo successo per il giovanissimo ragazzo, capace di bruciare le tappe con una facilità disarmante. E il decisivo salto di qualità arriva poco dopo. Stagione 2007-08, alla guida dell’Inter c’è un certo Roberto Mancini che stravede per Balotelli e decide di inserirlo nella rosa della prima squadra. Inutile negare lo scetticismo di moltissimi tifosi quando, il 16 dicembre 2007, Balotelli fa il suo esordio in serie A nella sfida tra Cagliari e Inter prendendo il posto di David Suazo. La sostituzione avviene al 90’, con l’Inter che ha in pugno la vittoria. Ma non è una scelta casuale, Mancini sa che quel ragazzo è destinato a diventare una pedina importante per la propria squadra.

PRIMA RETE, PRIMO SCUDETTO – Tre giorni più tardi infatti Balotelli viene schierato come titolare nella gara contro la Reggina valevole per l’andata degli ottavi di finale di Coppa Italia: l’attaccante gioca tutti i 90 minuti e realizza due reti con le quali contribuisce alla vittoria dei nerazzurri. Intorno al ragazzo si iniziano a creare forti aspettative, Mancini gli concede gli scampoli finali delle gare di campionato. Fino al 30 gennaio, quando si gioca il ritorno dei quarti di finale di Coppa Italia tra Juventus e Inter : all’andata la sfida è terminata 2-2, a Torino Balotelli è in forma strepitosa e realizza due gol che permettono all’Inter di vincere 2-3 e di qualificarsi per la semifinale. La doppietta realizzata contro gli acerrimi rivali bianconeri rende Balotelli un vero eroe per la tifoseria. La festa è poi completa quando contro l’Atalanta realizza anche la sua prima rete in serie A. L’Inter vince lo scudetto, Balotelli può festeggiare con i suoi compagni la conquista del trofeo. A fine stagione l’attaccante avrà totalizzato 15 presenze complessive nel primo anno in nerazzurro, realizzando 7 reti e 3 assist: non male per un ragazzo che non ha ancora la maggiore età.

MOURINHO E IL TRIPLETE – L’Inter capisce di avere tra le mani un vero talento da cullare e far crescere nel migliore dei modi. Uno così – si vocifera – non si trova tutti i giorni. Occhio quindi a farselo scappare. I nerazzurri per la stagione 2008-09 cambiano tecnico: via Roberto Mancini, al suo posto lo Special One José Mourinho. Il portoghese ha un debole per Balotelli, e l’attaccante non delude le aspettative del nuovo allenatore. La prima gara ufficiale della stagione è la finale della Supercoppa italiana contro la Roma: Balotelli entra a partita in corso, realizza la rete del provvisorio 2-1 per i nerazzurri (la gara finirà poi 2-2) e segna uno dei rigori con i quali l’Inter conquista il trofeo. Circa un mese più tardi Balotelli può festeggiare un nuovo record: nella gara di Champions League contro l’Anorthosis realizza la sua prima rete nelle coppe europee all’età di 18 anni e 85 giorni, diventando così il più giovane marcatore della Champions League nella storia dell’Inter. L’annata, iniziata in maniera superlativa per Balotelli, si conclude nel migliore dei modi grazie alla vittoria del secondo scudetto. Una gioia assolutamente minima se paragonata a quella che l’attaccante proverà la stagione seguente. L’Inter infatti nel 2010 passa alla storia per la conquista del Triplete (vittoria di campionato, Coppa Italia e Champions League). Balotelli è uno degli artefici dello straordinario percorso nerazzurro, ma Super Mario si rende protagonista anche di alcuni sciocchi comportamenti che incrinano il rapporto con la squadra.  Balotelli_maglia_Inter

UN CARATTERE DIFFICILE – Genio e sregolatezza, mai descrizione fu più appropriata per questo giocatore. Balotelli riesce ad abbinare perfettamente una classe immensa quando si tratta di dare calci ad un pallone a un carattere tanto insopportabile quanto sfrontato. Non importa se di fronte ci sia uno dei calciatori più forti al mondo o una delle squadre migliori del pianeta, Balotelli non fa sconti a nessuno. E se l’aver zittito polemicamente Cristiano Ronaldo dopo uno scontro di gioco può aver suscitato anche qualche risata tra i tifosi, il comportamento tenuto dal giocatore nella semifinale di Champions League contro il Barcellona ha dato a dir poco fastidio a tutto l’ambiente nerazzurro. Facciamo chiarezza. L’Inter si trova di fronte una delle squadre più forti al mondo (forse la migliore) nell’andata della semifinale di Champions. Le speranze di una vittoria sono quasi nulle, strappare un pareggio sarebbe quasi un miracolo. E invece l’Inter, comandata da quel genio di Mourinho, sta vincendo 3 a 1 contro i blaugrana, dimostrando al mondo intero che non esistono squadre imbattibili. Lo Special One decide di richiamare in panchina uno stremato Diego Milito, autore di una prova superlativa. Al suo posto entra Balotelli. Il tecnico chiede a SuperMario di dare il massimo nell’ultimo quarto d’ora, vuole che il ragazzo aiuti i suoi compagni a difendere quel risultato. E invece Balotelli appare svogliato, sbaglia molti passaggi e viene fischiato dai tifosi che si aspettano di più. L’arbitro fischia la fine della gara, S.Siro esplode di gioia e Balotelli rovina tutto, togliendosi rabbioso la maglia e gettandola a terra in segno di stizza. Il rapporto con l’ambiente nerazzurro è compromesso, per Balotelli è arrivata l’ora di cambiare.

WELCOME TO PREMIER LEAGUE – L’occasione d’oro si chiama Manchester City: i Citizens stanno costruendo una squadra da sogni grazie alla disponibilità economica degli sceicchi e Balotelli è uno dei tasselli fondamentali del club. Il City lo acquista a titolo definitivo dall’Inter per 28 milioni di euro, SuperMario firma un contratto quinquennale da 3,5 milioni di euro. Balotelli ritrova Roberto Mancini, il tecnico che qualche anno prima lo aveva fatto esordire in serie A. L’attaccante non ha ancora avuto il tempo di scendere in campo con la maglia del Citizens che già la tifoseria non fa altro che parlare di lui. Da una parte c’è chi freme per vederlo con il pallone tra i piedi, dall’altra c’è chi teme che il nuovo acquisto possa far parlare di sé più per vicende extracalcistiche che altro. Ci pensa la gara di Timisoara a mettere tutti d’accordo. Balotelli, inizialmente in panchina, viene gettato nella mischia al 57′ da Mancini per provare a sbloccare una partita più complicata del previsto. E il Bad Boy impiega solo quindici minuti a timbrare il cartellino, conducendo la propria squadra al successo in terra rumena. A fine gara però l’attaccante è costretto ad uscire per un infortunio e si rende necessaria un’operazione al menisco laterale per ristabilire il giocatore. Balotelli torna più forte di prima, ma i tifosi capiscono che il ragazzo deve essere tenuto sotto controllo dal punto di vista comportamentale: nella sfida di Premier League contro il West Bromwich infatti, prima realizza la doppietta che consente al City di vincere 2-0, poi si fa espellere dall’arbitro per doppia ammonizione nel giro di tre minuti. Genio e sregolatezza. I tifosi dell’Inter lo hanno già conosciuto, quelli del City sono solo all’inizio. La tripletta contro l’Aston Villa è di quelle da strabuzzarsi gli occhi, il fallaccio a gamba tesa sul petto di un giocatore della Dinamo Kiev è una vera follia, che vale a Balotelli tre giornate di squalifica in Europa League e i primi commenti negativi dei più importanti tabloid britannici. Genio e sregolatezza, ancora una volta. A fine anno saranno 28 le gare ufficiali dell’azzurro con il City e dieci le reti messe a segno. Numeri che indicano un buon approccio al nuovo campionato. Numeri che portano al successo in FA Cup contro lo Stoke City e che permettono a Balotelli di aggiudicarsi l’European Golden Boy, il premio assegnato al miglior under 21 che milita con una squadra europea.

Balotelli_Why always meWHY ALWAYS ME – La nuova stagione, quella 2011-12, non inizia nel migliore dei modi per Balotelli e per il City, sconfitti dai cugini dello United nella finale della Community Shield. Mario inoltre sembra non godere più della fiducia di Mancini, che nelle prime cinque giornate di Premier League lo lascia in panchina per ben 4 volte, concedendogli solo venti minuti nella gara interna contro il Wigan. Scarso impegno in allenamento o semplicemente scelta tecnica? Chissà. Di certo c’è che quando viene utilizzato l’attaccante dei Citizens non delude le attese: mezz’ora contro l’Everton e gol della vittoria, due chance da titolare e altre due reti. Fenomeno sul campo, campione (in negativo) all’esterno. Per Mario arrivano infatti nuove critiche: il giocatore, rischiando di incendiare la propria abitazione con dei fuochi d’artificio, è costretto a chiamare i pompieri per evitare il peggio. I tabloid si scatenano: Balotelli è un talento eccezionale, ma comportandosi in questo modo non arriverà da nessuna parte. La stampa critica, Bad Boy risponde realizzando una doppietta nello storico derby vinto 6-1 dal City sul campo dello United: Mario realizza le prime due reti, fa espellere Evans e riceve la standing ovation del pubblico all’uscita dal terreno di gioco. Ma nemmeno questo è sufficiente a far parlare solo di calcio. A fine gara infatti i giornali inglesi si scatenano mettendo in risalto la polemica esultanza del giovane attaccante, che dopo la rete dello 0-1 mostra a tutti una maglia con scritto “Why always me?”, “Perché sempre io?”, chiaro riferimento ai media che amano parlare di lui più per le vicende di gossip che per quelle sportive.

TROPPI ROSSI – Ma se da un lato è vero che la stampa d’oltremanica ingigantisce tutte le “Balotellate”, dall’altro lato è vero anche che SuperMario fa di tutto per far parlare di sé. Come nella sfida contro il Liverpool quando, entrato al 65′, impiega solo diciotto minuti per prendere due ammonizioni ed essere mandato dall’arbitro sotto la doccia. Balotelli rischia di ripetersi qualche settimana più tardi nella sfida tra City e Tottenham: entra ancora al 65′, si fa ammonire dopo quindici minuti e rischia di essere nuovamente buttato fuori per aver colpito con un calcio alla testa Parker ed essergli successivamente passato sopra alla mano. Al termine della partita, che finirà 3-2 grazie alla rete proprio di Balotelli al 95′, il tecnico degli Spurs Redknapp lancerà accuse pesanti nei confronti dell’attaccante, squalificato per quattro giornate in seguito alla prova tv. Voglio dire ciò che penso – riferirà l’allenatore -. Non è la prima volta che Balotelli fa certe cose, e sono sicuro che non sarà neppure l’ultima”. E il presentimento del tecnico inglese non tarderà ad avverarsi. Nella sfida contro l’Arsenal infatti arriva l’ennesimo rosso per l’attaccante azzurro. Questa volta però Balotelli vede piovere critiche da tutti, compreso il proprio tecnico Roberto Mancini: “Mario è indifendibile – dirà l’allenatore jesino -. Il fallaccio su Song dopo pochi minuti è stato bruttissimo e abbiamo rischiato di restare in dieci per quasi un’intera partita. Mario è stato espulso al novantesimo e credo che per lui la stagione sia finita. A gennaio gli avevano dato quattro giornate, stavolta saranno almeno cinque. Ma per lui la stagione sarebbe finita ugualmente, io non posso più rischiare di giocare in dieci. E a fine stagione potrà essere ceduto”. Parole pesanti, parole che sanno di addio. Balotelli_Europei_Italia-Germania

SUCCESSO IN PREMIER E UN GRANDE EUROPEO – In realtà Mario disputerà l’ultima gara di campionato, quella contro il QPR che consegna al Manchester City la vittoria della Premier League 44 anni dopo l’ultimo trionfo. Mancini getta Balotelli nella mischia al 75′, con il City in svantaggio 1-2 e lo United ipotetico campione d’Inghilterra, e SuperMario ripaga la fiducia con l’assist ad Aguero che regala il titolo ai Citizens al 94′. Il rapporto con mister e società è ricucito, Balotelli può festeggiare insieme ai propri compagni il trionfo per le vie della città. Il ct della nazionale italiana Cesare Prandelli decide di convocarlo per gli imminenti campionati Europei in Polonia e Ucraina, ma tra i tifosi azzurri vige un generale scetticismo a causa del comportamento dell’attaccante. Mario però capisce che quella con l’Italia è un’occasione troppo grande da sfruttare nella maniera adeguata e decide di farsi carico della squadra. Segna il gol della sicurezza nell’ultima partita del girone contro l’Irlanda, realizza uno dei rigori con i quali gli azzurri battono l’Inghilterra ai quarti di finale e sigla la doppietta in semifinale contro la Germania che permette all’Italia di disputare la finalissima contro i campioni del mondo della Spagna.

IL FUTURO E’ NELLE SUE MANI – Con le tre reti realizzate agli Europei, Balotelli viene eletto capocannoniere della competizione, a pari merito con Mandzukic, Gomez, Ronaldo, Dzagoev e Torres. SuperMario viene inoltre inserito nella lista dei “Top 11” del torneo, segno tangibile delle ottime gare disputate con la maglia azzurra. E, ciliegina sulla torta di una straordinaria stagione, Balotelli è scelto come uno dei magnifici 23 in lizza per il Pallone d’Oro 2012. Il City ha deciso di puntare su di lui anche per questa stagione, l’Italia spera di aver trovato la punta di diamante per il reparto avanzato. Le qualità ci sono tutte, negarlo è impossibile. Resta da capire se il ragazzo riuscirà a maturare dal punto di vista comportamentale. Anche se, a ben vedere, la strada sembra ancora lunga: la lite con Mancini di pochi giorni fa è stata l’ulteriore conferma del fatto che il ragazzo ha ancora molte cose da imparare. Perché la differenza tra un buon giocatore e un campione sta proprio qui: non basta essere bravi con il pallone tra i piedi, bisogna anche essere in grado di gestire il proprio carattere. Ma a 22 anni Balotelli ha ancora tutta la carriera davanti. La speranza è che SuperMario possa diventare un campione sotto tutti i punti di vista. Un campione completo. Un campione di cui l’Italia intera potrà vantare la propria paternità.

A cura di Matteo De Angelis

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