Enrico Steidler

Lettera aperta a Mario Balotelli, benefattore della nostra categoria

Lettera aperta a Mario Balotelli, benefattore della nostra categoria
Decrease Font Size Increase Font Size Text Size Print This Page
Mario Balotelli attaccante del Manchester City

Mario Balotelli

MILANO, 5 GENNAIO – Caro Mario, averne di gente come te!

E’ arrivata l’ora di dirlo (anzi di scriverlo) a chiare lettere senza falsi pudori, e di mettere nero su bianco il sentimento di gratitudine che un’intera categoria prova per un simile, impareggiabile datore di lavoro. Dai Super-Mario, continua così, e non deludere mai le nostre aspettative, anche le più ardite.

Per noi giornalisti sportivi, tu (e spero di non guadagnarmi una testata per il mio tono confidenziale) sei come Berlusconi per gli autori di satira politica: una vera e propria manna caduta dal cielo. Sapessi quante volte ci sei stato d’aiuto, quanti vuoti redazionali hai colmato e quanti palinsesti hai arricchito! Ci sono giorni che per noi cronisti scrivere è un vero e proprio tormento, giorni in cui non c’è niente da dire e ci si ritrova “bloccati” di fronte al foglio bianco come Jack Nicholson in Shining. Ma poi al’’improvviso, come per incanto, arrivi tu, nostro Super-Eroe tatuato, e con la tua ultima news da urlo riporti fra noi la voglia di scrivere e di sorridere.

Cosa faremmo senza di te, senza le tue auto sfasciate, le tue liti con compagni e allenatori, i petardi e le freccette? Ti rendi conto di quanto bene fai a noi, ai conduttori di talk-show, ai nostri colleghi che si occupano di gossip (cui procuri materiale a go-go), a psicologi salottieri e opinionisti vari?

La tua generosità, Mario, è davvero senza confini, e merita di essere in qualche modo ricompensata.

Ragioni di spazio, purtroppo, mi negano la possibilità di annoverare tutte le circostanze in cui sei venuto in nostro soccorso usando i tuoi Super-Poteri; desidero, tuttavia, manifestarti la nostra sincera riconoscenza ricordando in ordine sparso almeno quelle più “succose”.
Quindi, caro Mario, grazie di cuore per:

● il meraviglioso siparietto in campo con Kolarov nella partita fra City e Sunderland del marzo scorso, quando avete bisticciato per battere un calcio di punizione e i tuoi compagni ti hanno preso e invitato ad allontanarti.
● aver lanciato alcune freccette da una finestra del centro sportivo di Carrington verso i ragazzini delle giovanili e, soprattutto, per esserti giustificato coi compagni dicendo loro: “L’ho fatto perché mi stavo annoiando”;
● esserti ritrovato solo davanti al portiere dei Los Angeles Galaxy in amichevole e aver cercato – invano – di fargli gol di tacco. Dalle immagini, che hanno fatto il giro del mondo, si vede bene che ti giustifichi dicendo che credevi d’essere in fuorigioco. Risultato: a Mancini, che ti sbatte subito fuori dal campo, viene quasi un embolo per la rabbia e alla tua storia non crede nessuno;
● quella partita all’Anfield , quando sei entrato al 65’ e dopo pochi minuti eri già fuori per doppia ammonizione; in quell’occasione il Daily Mail descrisse la tua memorabile prestazione usando questi termini molto lusinghieri: “A cameo role of pure idiocy from Mario Balotelli;
● la tua rissa in allenamento con Jerome Boateng (la scintilla un’entrataccia di quest’ultimo);
● esserti presentato ai tuoi nuovi tifosi sfasciando una fiammante Audi R8 pochi giorni dopo la firma col City (agosto 2010). Alla polizia che ti chiede perché hai con te la ragguardevole somma di 5000 sterline al momento dell’incidente, tu rispondi: “Perché sono ricco”;
● aver provocato una rissa paurosa simulando d’aver preso una gomitata in faccia da Felipe Melo (che ti aveva colpito alla spalla) durante Juventus-Inter del 5 dicembre 2009.
● aver gettato la maglia per terra con un gesto di stizza al fischio finale della semifinale di Champions Inter-Barcellona 3-1, gesto che i tifosi nerazzurri ricordano con affetto e comprensione;
● il durissimo intervento su Scott Parker del Tottenham che ti è costato 4 turni di squalifica grazie alla prova televisiva e, soprattutto, per esserti fatto cacciare nel primo tempo dell’ottavo di finale di Champions contro la Dinamo Kiev (marzo 2011), e aver quindi “contribuito” all’eliminazione dei tuoi compagni dalla competizione;
● aver involontariamente scatenato un principio di incendio nella tua abitazione a causa dei petardi che stavi sparando dalla finestra del bagno insieme ad alcuni amici. Era la vigilia del derby di Manchester (23 ottobre 2011, finito 6 a 1 per il City) e pochi giorni prima avevi affermato: “Grazie a Mancini sono cresciuto”. Poi quel derby lo giochi e fai un partitone, segni due gol, provochi l’espulsione di Evans ed esibisci una maglietta con la scritta Perché sempre io?

Ecco, se la domanda è sempre valida, una risposta io l’avrei, ma preferisco sorvolare e rinnovarti la mia, la nostra, immensa riconoscenza.

Grazie Mario, ti vogliamo così.

Enrico Steidler

Share Button