Enrico Steidler

Delio Rossi: un uomo, un perché

Delio Rossi: un uomo, un perché
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Delio Rossi, nuovo tecnico della Samp.

Delio Rossi, nuovo tecnico della Samp.

GENOVA, 19 DICEMBRE – Tutti ricordano, credo, Mai dire gol, il divertente programma televisivo della Gialappa’s Band che consisteva nel mettere in risalto, e al tempo stesso in ridicolo, gli errori e gli strafalcioni (sul campo e fuori) di calciatori, allenatori, dirigenti e così via. Uno dei bersagli preferiti dei conduttori (il trio composto da Marco Santin, Carlo Taranto e Giorgio Gherarducci) era, ad esempio, il mitico Trap: le sue dichiarazioni, infatti, erano spesso così contorte e oltraggiose nei confronti della sintassi, che il semplice fatto di riportarle parola per parola sullo schermo con tanto di firma in calce garantiva un effetto comico straordinario.

Il programma, tuttavia, era animato anche da un intento più “serio” e lodevole, un intento “moralizzatore” – se vogliamo – ma condiviso e apprezzato dal pubblico: sottolineare e censurare, ma sempre con ironia, le miserie e le bassezze del rutilante mondo del calcio e dei suoi protagonisti, spesso capaci di comportamenti e di dichiarazioni da far cadere le braccia. La giusta collocazione per simili personaggi era di solito la rubrica Un uomo, un perché, dove il “fenomeno” di turno veniva esposto al pubblico ludibrio e, al tempo stesso, alla pubblica riprovazione.

Peccato che Mai dire gol non ci sia più. Sono sicuro che ai Gialappi non sarebbero sfuggite, ad esempio, le dichiarazioni rilasciate ieri alla stampa da Delio Rossi (in occasione della sua presentazione come nuovo tecnico della Samp) a commento dell’episodio che gli costò l’immediato esonero dalla Fiorentina. Era il 2 maggio di quest’anno e si giocava Fiorentina-Novara; al 32’ del primo tempo Delio Rossi, allora tecnico dei viola, decide di sostituire Ljajic con Ruben Olivera. Infuriato per la reazione del giocatore all’uscita dal campo (un ironico cenno di approvazione con la mano e, probabilmente, qualche parola di troppo), Rossi si lancia repentinamente sul proprio calciatore, afferrandolo con il braccio sinistro e colpendolo ripetutamente con il braccio destro al volto, fintantoché alcuni collaboratori riescono, sia pure a fatica, ad allontanarlo dallo Ljajic (dal Comunicato Ufficiale N. 230 del 3 maggio 2012 nel quale il Giudice Sportivo Gianpaolo Tosel motiva la squalifica di tre mesi inflitta a Rossi).

Ma che bei momenti! avrebbero di sicuro commentato i Gialappi di fronte alle immagini dell’allenatore che si avventa sul suo giocatore e lo riempie di mazzate. Trascorrono pochi mesi, e come decide di commentare quell’episodio il signor Rossi al suo rientro nel mondo del calcio? Con le seguenti, testuali parole, che riporto come avrebbero fatto a Mai dire gol:

Siccome è successo davanti a tutti, secondo me è stato un gesto più eclatante che non di sostanza, per me la storia era finita un minuto dopo. Vedo che ha avuto questa rilevanza, e mi rendo anche conto e di questo ho chiesto anche scusa perché è successo davanti alle telecamere, ma disguidi o situazioni del genere succedono sempre nell’ambito dei professionisti e magari succede all’interno degli spogliatoi, però onestamente lo trovo falso questo fatto qui, cioè…se succede all’interno degli spogliatoi che non lo vedono gli altri ha una rilevanza e invece succede davanti agli altri ne ha un’altra, e quindi…cioè, non facciamo i moralisti! Ma per me la storia è finita, ho chiesto scusa, ma per me era finita un attimo, un attimo, un attimo dopo, quindi per me la storia è chiusa, ho chiesto scusa a tutti, serberò sempre un bel ricordo dell’esperienza di Firenze perché io mi son trovato bene. (Delio Rossi)

Ora, posso dire che c’è qualcosa che non va, o faccio la figura del moralista? E’ giusto, mi chiedo, che chi si è reso protagonista di un disguido che in tanti anni di calcio nessuno aveva mai visto riconduca la gravità dello stesso alla presenza delle telecamere? Che consideri i cazzotti più eclatanti che di sostanza? Che ne parli come di una cosa all’ordine del giorno fra i professionisti e che si permetta addirittura di dare lezioni, esortando gli ascoltatori a non fare i moralisti? Ed è possibile che dica tutto ciò con un sorrisetto stampato sulla faccia, tanto ironico quanto fuori luogo? E’ evidente, a riguardo di tali parole, che non è l’oltraggio alla sintassi il problema. Sono ben altre le cose che allarmano i benpensanti: il fatto, ad esempio, che l’allenatore osannato dalla curva Fiesole per il suo “gesto virile” si becchi solo tre mesi di squalifica, e che se la cavi, almeno ai suoi occhi, con tante scuse a tutti. Non solo: anche il fatto, a pensarci bene, che un simile modello di virtù lavori a stretto contatto coi giovani: ma che bell’esempio, verrebbe da dire!

Comunque, c’è una cosa che vorrei dire al signor Rossi (che per la cronaca ha poi aggiunto, parlando dei “rimedi” per risollevare le sorti della Samp io mi auguro che abbia bisogno no di… solo di schiaffi, ma abbia bisogno magari di tranquillità, di serenità, di un modo di stare in campo, di diverse cose….se basterebbe dare gli schiaffi, avete visto che son capace). La gravità di un fatto, signor Rossi, non è legata alla presenza di testimoni o di telecamere, come ben sanno tutte le donne che subiscono violenze domestiche. La differenza, semmai, è nella “furbizia” di chi alza le mani: quelli “furbi” non lo fanno in pubblico.

Enrico Steidler

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