Walter Molino

Lucio al San Paolo, Pato al Corinthians e Robinho al Santos: obiettivo Mundial

Lucio al San Paolo, Pato al Corinthians e Robinho al Santos: obiettivo Mundial
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Quando la saudade si mescola all'interesse: Voltar para casa, Ritorno in Brasile

Pato e Robinho, due possibili partenti

LA PAROLA – La lingua italiana, già molto complessa e variegata di suo, si arricchisce man mano grazie all’utilizzo di neologismi, in particolare con i prestiti dalle altre lingue. La parola su cui focalizziamo oggi la nostra attenzione è stata importata dalla lingua portoghese, come molte altre nell’ultimo periodo. Saranno entrate ormai nel vocabolario di tutti voi, parole od espressioni come “Ai se eu te pego“, “Dança kuduro” o “samba” per quanto riguarda l’ambito musicale. Da sempre le squadre del nostro Campionato di Calcio acquistano calciatori brasiliani. Probabilmente una delle prime volte in cui la parola “saudade” si è cominciata a diffondere su larga scala è negli anni ottanta, grazie a “L’allenatore nel pallone“, film di Lino Banfi. La scena in questione riguarda il campione Aristoteles, che soffrendo di saudade, voleva fare ritorno al suo paese natio. Letteralmente la saudade è un sentimento di malinconia affine alla nostalgia che si prova verso persone o cose a cui si era affettivamente molto legati. In questa accezione indichiamo proprio la nostalgia tipica dei Brasiliani del loro Paese.

OBIETTIVO MUNDIAL – Nel 2014 il Brasile per la seconda volta nella sua storia (dopo la fallimentare edizione del 1950 in cui ci fu il Maracanaço, probabile tema di approfondimento futuro su queste pagine), organizzerà il Campionato mondiale di calcio. Molti brasiliani temono effettivamente di rischiare di non partecipare a quest’edizione e di non potere difendere i colori della Seleção non giocando regolarmente nel loro club di appartenenza. A questo punto la saudade potrebbe aumentare, anche se per motivi meno sentimentali. Per la nazionale di calcio Brasiliana, pentacampeão, i calciatori verdeoro non dormono la notte. Vi sembra un caso che la migliore stagione di Ronaldinho al Milan sia stata proprio quella del 2009/2010? La possibilità di non rappresentare la sua terra in Sudafrica ha scatenato tutto il suo talento, inducendolo a disputare una stagione totalmente superiore a quella precedente. I brasiliani, per sentirsi tali, non hanno bisogno di un eccellente Roberto Benigni che spiega la costituzione o legge Dante. Loro si sentono Brasiliani ogni giorno. Non solo ai mondiali o quando vanno in vacanza in Costa Azzurra rinfracciando ai vicini d’oltralpe il Mondiale 2006, come gran parte dei nostri connazionali.
Nel passato, calciatori illustri come Ronaldo, Adriano, Ronaldinho e tanti altri, hanno finito anzitempo le proprie carriere Europee facendo ritorno nei loro club di appartenenza e giocando nella loro patria. Il fenomeno è però ancora molto forte, e probabilmente lo sarà per sempre. Tre esempi attuali di Brasiliani che potrebbero soffrire di saudade, sono, ognuno con le proprie differenze sono Lucio, Pato e Robinho.

LUCIO AL SAN PAOLO – Lucio, proprio questa settimana ha consensualmente rescisso il proprio contratto con la Juventus dopo solamente quattro presenze ufficiali, non proprio soddisfacenti per usare un eufemismo. La concorrenza di Thiago Silva e David Luiz spaventa terribilmente l’ex Inter che ha deciso cosa fare del proprio futuro. L’obiettivo è convincere in questi 18 mesi Felipe Scolari, commissario tecnico del Brasile, a scegliere ancora lui a guidare la retroguardia verdeoro ai Mondiali casalinghi. Dopo aver scartato l’ipotesi tedesca del Wolfsburg, ha deciso di accasarsi al São Paulo. Il calciatore ha infatti già firmato con il Tricolor Paulista e la sua presentazione avverrà proprio nella giornata di oggi. La squadra Brasiliana di Lucio è stata l’Internacional, ma “O Cavalo” non tornerà a vestire i colori del club di Porto Alegre. A San Paolo avrà anche un ottimo palcoscenico internazionale: giocherà la Copa Libertadores 2013 e la Recopa Sudamericana nel derby contro il Corinthians.

RI-RITORNO PER ROBINHO? – Robinho invece, è un eccellante caso di malato patologico di saudade cronica. Passato dal Real Madrid al Manchester City nel 2008, dopo sole due stagioni al di sotto delle sue potenzialità, decise di tornare in Brasile nel suo Santos per ritrovarsi. Infatti a San Paolo, riesce a vincere la Copa do Brasil ed il Campionato Paulista. Poi il ritorno in Europa, al Milan, ma adesso ci risiamo. La Torcida Alvinegra do Peixe, ama Robinho così come tutto lo spogliatoio Santista, Neymar (suo grandissimo amico) in primis. La dirigenza del club bianconero avrebbe offerto 6 milioni di euro, ritenuti pochi da Galliani. Occhio anche al Flamengo, i contatti si intensificheranno nei prossimi giorni.

RITORNO INVECE ANTICI-PATO – Sempre per rimanere in casa Milan, ben più consistente è l’offerta che il Corinthians ha fatto ai rossoneri per Pato: ben 15 milioni di euro. Uno come lui, per l’età che ha (23 anni) non dovrebbe lontanamente sognarsi di soffrire di saudade e di tornare in patria. Il calcio sudamericano, nonostante la vittoria del Corinthians al Mondiale per club ai danni del Chelsea, è ancora tecnicamente inferiore a quello europeo. Il papero quindi tornando in Brasile, farebbe registrare senz’altro un passo indietro nella sua ancor breve carriera. Il Timão, invece che svendere, vuole rinforzarsi in attacco (e ne ha effettivo bisogno) provando a prendere Pato. Il procuratore Gilmar Veloz, è lo stesso del tecnico Corinthiano Tite, e questo potrebbe aiutare la trattativa. I continui problemi muscolari non hanno aiutato Pato ad avere un posto da titolare fisso al Milan. Galliani e Braida potrebbero pensare di vendere appunto Pato e Robinho e racimolare un tesoretto proprio per comprare un attaccante di “maggiore affidamento” a cui affiancare El Shaarawy, magari Drogba o Balotelli. Anche se il carattere di Balotelli è peggio di qualsiasi tipo di saudade.

a Cura di Walter Molino (@matchbeth)

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