Redazione

In 10.000 per salutare Piermario

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Piermario Morosini

BERGAMO, 20 APRILE 2012 – Erano quasi 10000 le persone che per l’ultima volta hanno voluto salutare Piermario Morosini, il 25enne centrocampista del Livorno scomparso sabato scorso durante la partita di Serie B Pescara-Livorno. Fra i presenti, alcuni tra i più illustri personaggi del mondo del calcio italiano.

LA CHIESA DI PIERMARIO. La cerimonia funebre di Piermario Morosini si è svolta ieri mattina dalle ore 11.00 presso la parrocchia San Gregorio Barbarigo di Monterosso,  la chiesa del quartiere di Bergamo dove Piermario era cresciuto e dove da piccolo aveva frequentato l’oratorio. La capienza di 600 posti della chiesa non è stata ovviamente sufficiente per ospitare tutte le persone accorse per assistere ai funerali, per cui è stata organizzata una diretta televisiva su tre maxi schermi messi a disposizione dal comune, uno dei quali posizionato all’interno dello stadio di Bergamo. Fra le migliaia di persone accorse per assistere ai funerali, due pullman dei tifosi del Livorno, ma anche gli ultras del Vicenza e dell’Atalanta, alcune delle squadre in cui Piermario ha giocato;  inoltre tutta la squadre del Livorno al completo, la città che aveva accolto Morosini solamente da gennaio, ma che già si era affezionata alla sua generosità e alla sua voglia di vivere.

GRANDE AFFLUENZA SIN DALL’ALBA. Sin dalle prime ore del mattino la gente ha iniziato ad arrivare alla chiesa, dopo che in tanti avevano già reso omaggio alla salma del giocatore alla camera ardente. A dire la messa è stato Don Luciano Manenti, amico e padre spirituale del defunto calciatore. Oltre alla gente comune, anche grandi volti nel nostro calcio sono stati presenti al triste evento, come ad esempio il c.t. della Nazionale Cesare Prandelli, e quello dell’Under 21 Ciro Ferrara, ma anche il dg del Milan Braida, l’attaccante del Parma Giovinco, il ds della Juventus Marotta  e i dirigenti federali Abete e Albertini.  Ovviamente presenti la fidanzata Anna con la madre e lo zio Abramo Ferrari, che si e’ inginocchiato e raccolto in preghiera a fianco al feretro del nipote.

LIGA SUONATO IN CHIESA. “Dolce amico mio, timido compagno mio, ripartiamo da te’‘. Queste le parole con le quali è iniziata l’omelia di don Luciano dedicata a Piermario Morosini. Durante la messa sono state suonate due canzoni molto struggenti di Luciano Liguabue, accompagnate dagli applausi di tutti i presenti: “Non è tempo per noi” e “ Il giorno di dolore che uno ha”. Il feretro contente il corpo senza vita di Piermario è stato poi trasportato all’esterno della chiesa dai suoi amici, seguito da un lungo applauso tra lacrimi e abbracci di conoscenti e familiari. I centinaia di tifosi all’esterno della parrocchia hanno accompagnato il trasporto a loro modo, accedendo dei fumogeni ed inneggiando cori per “Moro”. “Abbiamo perso un figlio e un fratello, il dolore e’ grande ma sappiamo che non ci vuoi tristi ma con il sorriso, quel sorriso che illuminava sempre tuo viso” questo il ricordo di Mariella Vavassori, la madre di Anna, fidanzata di Piermario Morosini che poi ringrazia Morosini per l’affetto dimostrato alla figlia: “Ti ringraziamo per aver dato tanto amore alla nostra Anna”.

PRANDELLI E ABETE. A parlare sono stati anche il c.t. Prandelli e il presidente di Lega Giancarlo Abete, visibilmente commossi e scossi dalla tragedia accaduta al giovane centrocampista del Livorno: “Dopo questa tragedia il calcio deve porsi degli interrogativi. Medicina sportiva e prevenzione in Italia sono all’avanguardia, ma si può migliorare. Piermario non solo ha insegnato che si può affrontare le difficoltà della vita sempre con il sorriso – ha detto il tecnico della Nazionale italiana –  ma ha anche fatto il miracolo di unire tutte le bandiere che a ogni partita sono una contro l’altra“. Sulla stessa falsa riga anche il presidente di Lega, che ha subito giustificato la sua scelta di fermare immediatamente il campionato: “Penso che fermare il campionato abbia dato l’opportunità al pubblico e agli addetti ai lavori di capire cosa può fare di positivo il calcio. La priorità deve essere sempre il rispetto delle regole – ha aggiunto Abete – e  se si ritiene di cambiarle bisogna provare a modificarle”. Prima di chiudere, ha poi fatto una riflessione sulla questione dei defibrillatori: “bisogna aumentare gli apparecchi a disposizione per rispondere a qualsiasi evenienza immediatamente sul campo. Il fatto di essere all’avanguardia non significa che la medicina sportiva italiana non possa migliorare. Serve uno sforzo in più per l’immenso mondo dei dilettanti e delle giovanili”.

A cura di Carlo Alberto Pazienza

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