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Sulle tracce di Pippo Inzaghi. Intervista esclusiva ad Alberto Paloschi

Sulle tracce di Pippo Inzaghi. Intervista esclusiva ad Alberto Paloschi
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Alberto Paloschi attaccante del Chievo VeronaVERONA, 12 DICEMBRE  – Ai tempi del Milan Carlo Ancelotti aveva definito Alberto Paloschi un “predestinato” perché l’attaccante esordisce in Serie A il 10 febbraio 2008 in occasione di Milan-Siena (1-0) e, dopo essere subentrato a Serginho, sigla dopo soli 18 secondi il suo primo gol nella massima serie. Una rete pesantissima che valse anche la vittoria.

Classe 1990, Paloschi, prima di approdare al Chievo (37 presenze) nell’estate del 2011, ha giocato oltre che nel Milan (7 presenze), nel Parma (18 presenze) e nel Genoa (12 presenze). Trenta reti in carriera. Un terzo realizzate con la maglia del Chievo. Da non dimenticare anche la Nazionale Under 21 dove esordisce il 18 novembre 2008. Sempre per l’Under 21 il 25 marzo 2009 mette a segno il suo primo gol con la maglia azzurra (Austria-Italia 2-2).  Dopo il complicato infortunio estivo Paloschi rientra solo alla dodicesima giornata e da lì a domenica scorsa realizza la bellezza di 5 gol in soli 255 minuti di gioco. Una media pazzesca: un gol ogni 51 minuti. Ha già eguagliato il record dello scorso campionato dove  aveva messo a segno 5 gol ma in 32 gare.

Se continua così chi lo vede più El Shaarawy?

“Non scherziamo. Quelli sono giocatori di un altro pianeta”.

Con una media così e un minutaggio bassissimo dove vuole arrivare Alberto Paloschi?

“Alla salvezza del Chievo. Noi abbiamo solo ed esclusivamente quell’obiettivo. Il resto conta poco. Segna Paloschi o un altro, non importa. Da domenica scorsa ci siamo tolti dalle sabbie mobili, ma come ha detto Sartori dobbiamo restare in campana e con i piedi per terra. Il campionato è ancora lunghissimo e può succedere di tutto”.

D’accordo, ma lei è in forma

“Adesso sto bene, mi sento a posto. Ma anche quest’estate stavo bene. Dopo c’è stata quella brutta distorsione. All’inizio non sentivo dolore, ma poi dalla risonanza è risultata purtroppo la rottura di alcuni legamenti e della capsula. Sono stati tre mesi durissimi dove tutto ti passa per la testa. La paura di perdere il posto in squadra e la paura di perdere i contatti anche con la Nazionale mi hanno spronato a rimettermi in sesto in fretta e a lavorare sodo. In questo senso devo ringraziare, oltre la mia famiglia che mi è stata molto vicino, Chievo e Milan che mi hanno dato il massimo appoggio sia per le cure che per la fisioterapia riabilitativa”.

Appunto, il suo cartellino è del Milan

“Io adesso devo pensare solo ed esclusivamente al Chievo. Come ripeto, abbiamo un obiettivo che è solo quello della salvezza”.

Si rende conto di aver scalzato un’istituzione come Sergio Pellissier?

“Non diciamo sciocchezze. Pellissier è e resta la bandiera di questa squadra. Ha fatto e sta facendo ancora la storia del Chievo, sia come uomo che come giocatore. Può dare ancora tantissimo. Qui siamo tutti bravi. Il calcio va a momenti ed ognuno deve essere bravo a sfruttare il proprio”.

Pippo Inzaghi, un modello da seguire.

“Ho sempre tifato per le squadre dove lui ha giocato. E’un modello, resta un esempio. Trovarmi ad allenarmi con lui e poi esordire con lui è stato un sogno. Mi ha insegnato parecchie cose. Resta un autentico rapinatore dell’area di rigore”.

E Paloschi lo imita

“Il punto di forza che contraddistingue un campione come lui è la capacità di saper leggere le situazioni prima. Sa sempre dove arriva la palla. Io cerco di fare altrettanto”.

A proposito di sogni: quello nel cassetto

“Arrivare in doppia cifra in Serie A. Non mi è mai capitato”.

Nicola Di Ciomma

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