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Il derby di Manchester: la secolare sfida tra City e United

Il derby di Manchester: la secolare sfida tra City e United
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Il confronto tra le due squadre di Manchester ha una storia lunghissima, che attraversa tre secoli e inizia quando ancora il calcio era giocato a livello poco più che amatoriale

Un colpa di testa di Kompany

Un colpa di testa di Kompany

MANCHESTER, 8 DICEMBRE – E’ la vigilia della 165esima edizione del Derby tra Citiziens e Red Devils, una sfida che ha segnato la storia del calcio inglese con una delle rivalità più forti d’oltremanica. Il confronto tra le due squadre di Manchester ha una storia lunghissima, che attraversa tre secoli e inizia quando ancora il calcio era giocato a livello poco più che amatoriale: è il 1881, infatti, quando due squadre della città industriale del nord-ovest inglese si sfidarono per la prima volta. Il West Gorton (St. Marks) fu sconfitto per 3-0 dagli Newton Heath in quello che può considerarsi il primo vero e proprio derby tra le maggiori squadre di Manchester: Il West Gordon infatti, cambierà il proprio nome in Manchester City nel 1894 mentre lo United prenderà il posto del Newton Heath nel 1902.

LA STORIA SORRIDE AI RED DEVILS – E’ una sconfitta simbolica, quella dei citiziens nel primo derby della storia: i celesti hanno sempre sofferto una sorta di complesso di inferiorità nei confronti dei cugini, basti pensare che nel 1968, quando il City vinceva il suo secondo e, fino allo scorso anno, ultimo scudetto, i Red Devils trionfavano nella Coppa dei Campioni, portando per la prima volta il “trofeo dalla grandi orecchie” oltremanica. Ironia della sorte, il secondo successo dello United nella massima competizione europea per club, nel 1999, coincide con la promozione dei citiziens dalla Second alla First Division (equivalenti alle “nostre” Lega Pro e serie B). Coincidenze che non hanno fatto altro che aumentare il senso di superiorità dei Red Devils nei confronti dei cugini “poveri”. La storia recente, però, parla di due squadre equilibrate, che si contendono per la seconda stagione consecutiva il predominio nella Premier League: lo scorso anno, infatti, il Manchester City riuscì a prevalere nel derby decisivo a tre giornate dalla fine del campionato, bissando il successo clamoroso ottenuto nel girone di andata per 6-1 all’Old Trafford e conquistando il titolo inglese dopo 44 anni di digiuno.
Dopo i successi del City nella scorsa stagione gli almanacchi parlano di 68 vittorie dei Red Devils contro le 46 dei Citiziens (50 i pareggi). Ma la storia del derby di Manchester va oltre i numeri e la statistica. E’ una storia di tipico calcio inglese colma di rivalità, polemiche e curiosità.

QUANDO GLI EX SONO DECISIVI –  E’ un storia di amori, ex e tradimenti: il più recente, è il celebre passaggio di Carlitos Tevez dei Red Devils ai Citiziens, colmo di polemiche. Oppure quello di Peter Schmeichel, il portierone danese che tornò in Inghilterra per chiudere la carriera al City dopo aver giocato per otto stagioni all’Old Trafford. Illibato il suo record nei derby: lo United rimase imbattuto per tutta la decade degli anni ’90 mentre nella sua stagione con il City ottenne un pareggio e una vittoria.
Il derby di Manchester è anche la storia di Billy Meredith, un minatore con la passione del calcio che fu il primo grande ex tra le squadre mancuniane: quando faceva parte del City tentò di corrompere i giocatori dell’Aston Villa per vincere una partita decisiva per il titolo. I giocatori del Villa denunciarono la punta gallese che fu multata e non trovò appoggio nella sua società visto che la dirigenza del City prese la distanze da Meredith. La punta di origini gallesi, allora, denunciò le irregolarità dei pagamenti della sua dirigenza: i citiziens venivano pagati in base alle prestazioni e la loro retribuzione superava il tetto stabilito dalla FA. Fu pesantissima la multa inflitta al City che fu costretto a vendere ai cugini la punta gallese, che era solita giocare con uno stuzzicadenti in bocca. Billy tornò poi ai Citiziens per finire la sua carriera quasi cinquant’enne, vantando in totale più di 300 presenze in entrambe le squadre di Manchester.

Denis Law rincuorato da un compagno del City

“Esultanza” di Denis Law dopo la rete allo United

Ma l’ex che più di tutti ha segnato la storia del derby di Manchester è senza dubbio Denis Law, talento passato anche per il Toro prima di diventare grande al Manchester Utd di Charlton e Best. Law, chiuse la sua carriera nel 1974 al City, condannando i Red Devils alla retrocessione in seconda divisione. L’ex capitano dello United, con uno splendido colpo di tacco, segnò il gol del decisivo 1-0 nel derby di fine stagione: fu l’ultima rete segnata da Law prima del suo ritiro ma fu soprattutto la prima volta in cui un giocatore non esultò dopo aver segnato a una sua ex squadra, perché Denis si sentiva ancora un Red Devil.

FALLI CELEBRI E CARTELLINI – La storia del derby di Manchester è anche una storia di gioco duro, falli ed espulsioni: Roy Keane, nel 2001, si vendicò di un intervento subito dal norvegese Alf-Inge Håland tre anni prima, colpendo in pieno il ginocchio con un intervento a gamba tesa. Molti anni prima, nel 1970, George Best affondò un tackle durissimo nei confronti di Glyn Pardoe, tanto che l’ala del City rischiò quasi di vedersi amputata una gamba.
Nel 1974, nel primo derby della stagione, Mike Doyle del City e Lou Macari dello United furono espulsi in seguito a una lite in mezzo al campo. I due, rifiutarono di accettare la decisone dell’arbitro, tanto che quest’ultimo fu costretto a sospendere la partita e presentarsi accompagnato dalla polizia negli spogliatoi. Fermati i due ribelli, la partita riprese tra le proteste del pubblico, terminando sullo 0-0.

La maglia di Balotelli: Why always me?

Why always Mario?

LE PRODEZZE E LE ESULTANZE – Ancora, quello di Manchester è un derby che ha visto alcune delle prodezze più belle del calcio inglese, sia se si pensa alle reti segnate – la splendida rovesciata di Rooney nel 2011 su tutte – sia se si pensa alle esultanze: impossibile da dimenticare l’immagine del bacio che Gary Neville stampò sulle labbra di Paul Scholes o l’ormai celebre “Why always me?” del nostro Mario Balotelli.
Un derby importante e sentito che arriva anche fuori dai campi di calcio, nel mondo della musica. Se Morrisey, voce degli Smith, dice di “amare il Manchester United più della mia stessa famiglia”, Liam Gallagher, cantante degli Oasis, a detta dell’ex batterista del gruppo, si divertiva a danneggiare le auto dei giocatori dello United. Genio e pazzia. Proprio come il derby di Manchester.

Beppe Ruggiero

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