Antonio Fioretto

Overvalutation – Diego: eroe incompiuto, schiacciato dal peso di una maglia

Overvalutation – Diego: eroe incompiuto, schiacciato dal peso di una maglia
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Ritorna la rubrica Overvalutation. Ripercorriamo la carriera di Diego Ribas da Cunha, ex bidone bianconero

WOLFSBURG, 7 DICEMBRE – Molti pensano che il destino esista e che esso non sia soggetto a decisioni, o a interpretazioni, ma che debba essere accettato così com’è. Ecco perchè c’è chi dice che ognuno di noi nasca segnato in un certo senso, che sia esso caratteriale o materiale. Chi nasce ricco, chi povero. Chi nasce altruista, chi egoista. Chi nasce saggio, chi stolto. E così via, si potrebbero fare tanti altri esempi. C’è da scommettere che anche tanti giocatori di calcio la pensano allo stesso modo. Atleti sfortunati, che per un motivo o per un altro si sono ritrovati ad esser delusi, nonchè a deludere gli altri e che si son ritrovati ad individuare nel destino il vero artefice della loro disfatta. Tra questi c’è sicuramente una recente conoscenza del calcio italiano, che ha illuso e deluso milioni di tifosi, per la precisione circa 15 milioni. Trattasi di Diego Ribas da Cunha, meglio noto come Diego, che tre stagioni or sono sembrava sul trampolino di lancio, proiettato verso l’elite del pallone. Oggi Diego, a 28 anni, è un modesto giocatore del Wolsfburg, squadra altrettanto modesta della bassa Germania. Gioca da trequartista, il ruolo che avrebbe dovuto battezzarlo tra i grandi d’ Europa. Molti pensano che il destino di Diego sia stata la sua rovina : essere trascinatore di una rinascita. Analizzando la carriera di questo ragazzo brasiliano, ci si accorge di come egli abbia sempre avuto l’onere e l’onore di risollevare club caduti nel baratro.

SUPER SANTOS  Diego in realtà un sentiero già tracciato dal destino ce l’aveva sul serio. Nasce a Ribeirao Preto, nello stato brasiliano di San Paolo, ma le sue origini sono ben diverse. Alcuni bisnonni erano campani ed altri erano della provincia di Ferrara. Eh già, aveva l’Italia nel sangue ed è li che ha provato a cambiare la sua vita, purtroppo senza riuscirci.  Ma facciamo ordine. Il signor Da Cunha a soli 12 anni entra a far parte delle giovanili del Santos, prestigiosissima compagine carioca e nel giro di pochi anni riesce, attraverso il suo carisma e le sue spiccate qualità tecniche, a guadagnarsi l’approdo in prima squadra. L’esordio con la maglia dei Peixe arriva nel 2002, all’età di 17 anni, nel torneo di Rio-San Paolo. Lo stesso anno , in coppia con Robinho, vince il campionato brasiliano, da protagonista vero. Nell’estate del 2003 arrivano i primi squilli dall’Europa. Sembra certo il suo approdo al Tottenham, società inglese in rampa di lancio. Il trasferimento fu annullato in modo alquanto clamoroso dal presidente della società brasiliana, nell’ ultimissimo giorno di mercato. L’arrivo nell’ America del calcio, la meta più ambita, fu rimandato di un solo anno…

EUROPA  Nel luglio del 2004 Diego lascia per sempre il Brasile (almeno fino ad oggi) , sorvola l’Atlantico e raggiunge Oporto, nel nord del Portogallo. Il Porto diventa così la sua prima avventura europea, la quale però si rivela deludente. Il Porto del 2004 fu quello del post-Mourinho e Diego si ritrovò, anche se in piccola scala, e rilanciare una squadra fresca della vittoria di Champions e smantellata dalla finestra di calciomercato. Lasciarono il Porto lo stesso special one, oltre a Deco, Carvalho e Paulo Ferreira. L’impresa era immane e infatti nel 2005 , con l’arrivo del tecnico olandese Co Adriaanse, il giocatore decise di abbandonare gli iberici e cercare nuove fortuna. Naturalmente, steccare la prima sfida nei campionati europei ci sta tutto. Su Diego non pesavano, almeno non ancora, appellativi vari e giudizi sommari. Era libero di sbagliare, a quell’età, ed era pronto ad una seconda opportunità.

LA SVOLTA: IL WERDER BREMA Per un’altra intera, inesorabile e lunghissima stagione Diego rimase al Porto, da esodato. Collezionò 49 presenze, delle quali l’80 % da subentrato, e segnò solo 4 reti. Nel maggio del 2006 il Werder Brema ne acquista le prestazioni sportive. 6,3 milioni di euro il prezzo del trasferimento (un record per il club tedesco) , 21 anni l’età del brasiliano e contratto per lui fino al 2010. Un quadriennale di grande fiducia. Il 5 agosto 2006 arriva l’esordio con la maglia verde-arancio, nella Coppa di Lega , vinta per 2-0 contro il Bayern Monaco. Diego vive al  Werder Brema l’apice della propria carriera. Segna all’esordio in campionato contro l’Hannover. Viene nominato miglior giocatore della Bundesliga 2006. In Champions League il Werder terminò al terzo posto del proprio girone e approdò quindi nell’allora Coppa Uefa, dove grazie alle giocate, alle prestazioni e alla creatività di Diego, raggiunse la semifinale della competizione.

A tutti sembrava che il ragazzo avesse trovato la propia dimensione. Aveva 22 anni, giovanissimo quindi, cavalcava la cresta dell’onda, aveva un futuro più che roseo davanti e attirava gli interessi dei maggiori club europei. Le sue prestazioni col Werder non calarono, anzi. Nella stagione 2006-2007 fu protagonista in una sentitissima vittoria per 2-0 contro il Borussia Dortmund. Il 20 Aprile 2007 segnò un gol da circa 65 metri, eletto poi in seguito gol più bello dell’anno nel campionato tedesco. Grazie a quel gol pazzesco, gli isolani del fiume (soprannome del Werder) raggiunsero la testa della classifica. La persero poche giornate dopo e finirono la stagione al terzo posto. Diego Ribas da Cunha fu eletto per la seconda volta consecutiva miglior giocatore della Bundesliga. Il 2007-2008 continuò sulla falsa riga delle annate precedenti. Segnava, inventava e sfornava assist. Fu decisivo nei turni eliminatori di Champions, quando con una doppietta stese la Dinamo Zagabria. Passate le fasi a gironi, il Werder perse 2-1 col Real Madrid. Tuttavia, la performance del giocatore attirò l’attenzione dei dirigenti blancos. Le merengues cercarono di acquistarlo ma il dg dei tedeschi respinse ogni offerta e lo stesso Diego sfatò ogni dubbio, confermando il proprio desiderio di continuare la carriera in Germania. Il Werder gli prolungò il contratto fino al 2011. La risposta del giocatore arrivò direttamente dal campo. Trascinatore contro Stoccarda e Hannover, matatore contro l’Arminia Bielefeld, con tre assist e un gol nell’ 8-1 finale. Il 2008-2009 consacrò Diego anche a livello internazionale. Il Werder giocò la Coppa Uefa, non essendo riuscito a qualificarsi per la Coppa Campioni. Diego si rese protagonista nelle gare contro Milan, Udinese (doppietta) e Saint Etienne. Saltò purtroppo la finale della competizione , per squalifica. Il 30 maggio 2009 vinse uno dei trofei più importanti della sua carriera. Il Werder battè 1-0 il Bayer Leverkusen nella finale di Coppa di Germania, grazie ad un suo assist e al gol di Ozil.

IL GRANDE SALTO … NEL VUOTO Tutto appariva ormai pronto per il grande salto. Mancava poco all’ approdo di Diego nell’ olimpo del calcio mondiale. Serviva solo una grande squadra. Cosi, per 24,5 milioni di euro, arriva l’occasione della vita. La Juventus lo acquista nell’ estate del 2009. Il 9 Luglio di quell’anno viene presentato davanti a centinaia di tifosi. L’Italia, che lui aveva nel sangue, diventa il punto di svolta della sua carriera da calciatore. Le premesse sono tante, le aspettative anche. Diego, in tutta risposta, cade. Crolla al suolo, schiacciato dal peso di una maglia tra le meno leggere del mondo. Come accadde al Porto, il brasiliano è chiamato a risollevare dal baratro il club torinese, dopo la Serie B e dopo calciopoli. Il debutto ufficiale avviene il 23 agosto contro il Chievo. La seconda giornata lo vede autore di una doppietta contro la Roma. Resterà uno dei pochi ricordi positivi della sua avventura italiana. In tutta franchezza, Diego alla Juve fu un fuoco di paglia. Ci furono prestazioni positive, gol e assist. Ma quella era una Juve troppo atipica, troppo complicata. Diego è rimasto l’eroe incompiuto di quella squadra indefinita. I cambiamenti societari, il progetto del nuovo stadio, il malumore dei tifosi, le cessioni eccellenti. Nulla andava bene a quei tempi e Diego fu schiacciato da tutto questo. Fargliene una colpa non sarebbe affatto giusto, ma di sicuro dire che steccò la sua grande occasione non è sbagliato. Cessò nell’estate del 2010 il suo rapporto coi bianconeri, passando al Wolfsburg, di nuovo in Germania.

Il club tedesco lo acquista per 15, 5 milioni di euro. Firma un quadriennale fino al 2014. Fatto sta che la parentesi bianconera agisce in maniera implacabile sulla psicologia del giocatore brasiliano. Diego subisce un tracollo, in termini di prestazioni e la sua carriera è vittima di un’ inesorabile discesa. Al Wolfsburg non va. Il Il 5 febbraio 2011 è protagonista di un episodio alquanto curioso: nella partita contro l’ Hannover,  Diego insiste per calciare un rigore, rubandolo ad un compagno. Colpisce però la traversa, quando la partita vedeva il Wolfsburg in svantaggio per 1-0. Questo episodio ha segnato poi la sconfitta finale ed una multa di 100.000 euro al giocatore brasiliano, nonché l’esclusione dalla partita successiva. Questo episodio, più una mancanza di professionalità e svariate assenze agli allenamenti, lo spedisce fuori rosa. Eppure, nonostante tutto, il fato gli mette davanti un’altra occasione.

L’ENNESIMA CHANCE   Il 30 Agosto 2011 l’Atletico Madrid lo acquista in prestito. Diego riprende a giocare, a segnare e quantomeno a sorridere. Il 9 Maggio 2012 vince il trofeo più importante della sua vita, l’Europa League, siglando il definitivo gol del 3-0 nella finale contro l’Atletico Bilbao. Le 37 presenze e i 7 gol segnati non gli garantiscono però la conferma. Il prestito secco scade, non viene esercitato alcun riscatto e Diego se ne torna al Wolfsburg, in Germania. Gli viene assegnata la maglia numero 10 e diventa, definitivamente, un giocatore di provincia. Fin ora, nel campionato in corso, 12 presenze e 3 gol segnati.

EPILOGO?  La storia di Diego Ribas da Cunha non è ancora ai titoli di coda. A 28 anni ha ancora delle carte da giocarsi. Certo, il suo vissuto ci insegna quanto imprevedibile sia la vita. Le decisioni prese la cambiano in maniera inesorabile. Chissà, magari un immediato approdo al Tottenham avrebbe avuto esiti diversi. Oppure, se avesse preferito il Bayern o il Real, ad una Juve troppo in costruzione, sarebbe diventato un vero top player. Ma con i se e con i ma non si fa nulla. Ciò che conta è il presente. E il presente ci dice che Diego Ribas da Cunha è un incompiuto. Uno che è arrivato sempre ad un passo dalla gloria e l’ha , puntualmente, rifiutata. Pochi possono dire di aver avuto le sue stesse occasioni. Pochi possono vantarsi di avere le sue doti tecniche. Fantasia, qualità, destro fatato, dribbling e visione di gioco. Tanti, però, possono raccontare di avere ottenuto molto di più, possedendo molto di meno. Prendersela col destino non farebbe onore a Diego. Prendersela con sè stesso invece si. E magari, chissà, potrebbe anche dargli un’altra possibilità e permettergli di dimostrare che , se vuoi, il destino te lo crei con le tue mani.

Antonio Fioretto

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