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Quando i conti non tornano c’è il Fair play finanziario

Quando i conti non tornano c’è il Fair play finanziario
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Il Fair Play finanziario: terrore delle società, punto interrogativo per gli appassionati che non ne comprendono appieno le dinamiche. Ve lo spieghiamo noi

ROMA, 5 DICEMBRE – Storicamente nello sport del calcio è sempre valsa la regola non scritta che si potesse spendere talmente tanto denaro da poter affermare che chi possiede un club è, per definizione, sempre in perdita. Questa consuetudine ha sempre contrastato con la regola, scritta, che in un’impresa virtuosa del “mondo reale” i costi non possono mai superare i ricavi e i debiti devono essere ripianati puntualmente. Finchè la crisi economica europea non ha investito anche il mondo del calcio, c’è sempre stato qualche paperone pronto a cacciare i suoi soldi per coprire i buchi lasciati scoperti dalle società, che magari si erano fortemente indebitate per assicurarsi il top-player di turno. La storia recente ci insegna che, a un certo punto, nel settembre del 2009, l’UEFA ha introdotto un nuovo sistema per un calcio economicamente auto-sostenibile, chiamato Fair play finanziario. Da quel momento, chiunque abbia continuato a seguire questo sport è stato letteralmente bombardato da questo termine, così, all’improvviso catapultato nel linguaggio comune, nei discorsi da bar, nei salotti dei talk-show televisivi. Ma in fin dei conti di cosa stiamo parlando quando citiamo il Fair play finanziario?  

COSA – Il Fair play finanziario è un progetto promosso dal Comitato esecutivo dell’UEFA, l’organismo di governo del calcio europeo, nel settembre del 2009, volto a mettere un freno a certi atti speculativi, a certi flussi di contanti ed a certi comportamenti non virtuosi delle società di calcio europee. E’ stato presentato come uno degli 11 valori che questa federazione promuove. Michel Platini, presidente dell’UEFA dal 2007, ne è sempre stato il maggiore promotore: “Un obiettivo con implicazioni di ampia portata come il benessere generale del calcio, purché tutti i club giochino secondo le regole, soddisfino i criteri di fair play finanziario e raggiungano un bilancio sostenibile, in modo che passione faccia rima con ragione“.

PERCHE’- L’idea è nata dal fatto che le disparità tra i club di calcio sono sempre più spesso dovute a un fattore economico piuttosto che a uno sportivo. La ragione dell’esistenza di un programma pluriennale è quella di perseguire alcuni scopi ben precisi:

1. Assicurare più disciplina e razionalità nelle finanze dei club calcistici
2. Diminuire la pressione su salari e trasferimenti e limitare gli effetti dell’inflazione
3. Stimolare i club a contare solo sui propri profitti
4. Promuovere investimenti a lungo termine sul settore giovanile e sulle infrastrutture
5. Tutelare la sostenibilità a lungo termine nel calcio europeo
6. Garantire il tempestivo pagamento dei debiti da parte dei club.

COME – Le società di calcio verranno controllate dalla UEFA sulla base di tre punti fondamentali: 1) nessuna presenza di debiti arretrati verso altre società, dipendenti e/o autorità; 2) fornitura di informazioni finanziarie che riguardano il futuro; 3) obbligo di pareggio del bilancio, per evitare che investano più di quanto hanno in cassa. Le uniche grandi spese consentite, pur in presenza di debiti, saranno solo quelle definite “virtuose”: stadi, vivai, infrastrutture. Nel giugno 2012 la federazione ha affidato il compito di controllare questo percorso di risanamento all’Organo di controllo finanziario dei club (CFCB), che ha sostituito il Panel di controllo finanziario per club, per controllare l’applicazione del sistema di licenze per club e delle regole di fair play finanziario UEFA. Il CFCB è formato da un’Unità di indagine, che si occupa della fase preliminare dei procedimenti, e da un’Unità aggiudicativa, per la fase giudiziale degli stessi.

QUANDO – Nella stagione 2010-2011 sono diventati operativi i primi controlli. Le regole del Fair play finanziario obbligano le società di calcio europee a contenere le perdite negli esercizi di bilancio che vanno dal 2012 al 2014 entro i 45 milioni di euro e a ridurle nel triennio 2015-2017 in un massimo di 30 milioni di euro. Dal 2018 in poi saranno consentiti debiti fino a un massimo di 5 milioni di euro.

SANZIONI – Il Fair play finanziario prevede tre tipi di sanzioni, ognuna di entità diversa: 1) i club che supereranno di poco i limiti stabiliti non potranno schierare nelle partite di Europa League e Champions League i calciatori comprati nella sessione di mercato di gennaio; 2) saranno comminate delle trattenute sui premi UEFA che le società ricevono nelle competizioni europee; 3) nei casi più gravi sarà inflitta l’esclusione dalla partecipazione alle coppe europee. Le sanzioni per i club che non rispettano i parametri del FPF, saranno applicate alla fine della stagione e alla fine dei campionati. A queste pene si aggiungeranno delle sanzioni generali che consisteranno in sanzioni o ammende pecuniarie, punti di penalizzazione, partite a porte chiuse.

COME AGGIRARLO – Anche in questo caso fa scuola il detto fatta la legge, trovato l’inganno. Sarà compito arduo dell’Uefa quello di vigilare con grande scrupolo e senso di responsabilità sulle mosse che intendono giocare i club che sono più a rischio di subire sanzioni. Innanzitutto, molti fra loro, soprattutto quelli legati agli sceicchi, potrebbero aggirare l’ostacolo del FPF con sponsorizzazioni milionarie che pareggerebbero le spese di mercato. Oppure potrebbero pensare a pagamenti all’estero dei contratti d’immagine dei calciatori, cosa che abbasserebbe di molto il costo del lavoro. Inoltre, il mancato rispetto delle condizioni stabilite dal regolamento non comporterà automaticamente l’applicazione delle sanzioni. Le società avranno possibilità di salvarsi qualora dimostrino che, oltre ad aver messo in atto un concreto piano di risanamento elaborato di comune accordo, il deficit presente sia unicamente dovuto ai movimenti effettuati in precedenza. Ad esempio a causa di contratti con calciatori professionisti conclusi non più tardi del primo giugno 2010. Vi è ancora un altro margine di tolleranza. Anche in presenza di un consistente debito, si potrà comunque aggirare la sanzione, garantendo adeguatamente che la perdita rientri nei limiti dei 45 milioni e che entro il 31 dicembre 2014 questa sia coperta dagli azionisti o dai soci attraverso concreti versamenti.

CRITICHE – I provvedimenti voluti dall’UEFA, e in prima persona da Platini, non sono stati esenti da critiche. La prima riguarda la difficoltà dei club medio-piccoli di poter competere con i club più grandi se potranno spendere solo quello che incassano. Le loro possibilità si assottigliano ancora di più dal momento che non possono contare sul supporto economico dei ricavi da stadio, generalmente bassi, e dei diritti televisivi, che ad esempio in Italia si aggirano intorno ai 35 milioni di euro per i piccoli club, contro gli 80-100 milioni dei grandi. La seconda critica riguarda l’effetto della differente imposizione fiscale nei diversi paesi europei. Il break even ratio, ovvero uno degli indici da rispettare nel FPF, si calcola tenendo conto del risultato economico (utile/perdita) ottenuto dai club al netto delle tasse. Questo vuol dire che, a parità di risultato economico, un club inglese pagherà meno tasse rispetto ad un club italiano e quindi avrà un risultato migliore secondo i parametri dell’UEFA.

RISULTATI – Nel 2011 la UEFA ha diffuso la terza relazione comparativa che analizza il bilancio dell’anno precedente dei club di calcio europei. Nell’agosto del 2012 il segretario generale dell’UEFA, Gianni Infantino, ha presentato un resoconto che evidenzia come siano stati raggiunti i primi interessanti risultati. Sino a quella data il risultato è di un debito totale delle società di circa 1,6 miliardi di euro ed il 75 per cento delle società non ha il bilancio in pareggio. Il dato positivo è che negli ultimi due anni le spese per i trasferimenti hanno subito un calo notevole. L’analisi conferma che nel gennaio 2012 si è registrata una spesa complessiva di 393 milioni di euro a fronte dei 613 milioni dell’anno prima (-36%). Solo un trasferimento ha avuto un costo superiore a 15 milioni di euro, rispetto ai nove di gennaio 2011. Un confronto tra gennaio 2012 e la media di gennaio dal 2008 al 2011 mostra un calo del 20%. I trasferimenti dell’ultimo mercato estivo, evidenziano che i club europei hanno acquistato 18 giocatori di un valore superiore o uguale ai 15 milioni di euro, rispetto ai 26 dell’estate 2011 e ai 33 dell’estate 2009. In totale, nel 2012 sono stati spesi 1.753 milioni di euro, cifra nettamente inferiore alla media di 2.249 milioni degli ultimi quattro anni.

Molte delle società europee sono impegnate in una frenetica corsa per mettere in regola i bilanci in vista della scadenza del 2014, sebbene altri club sono ancora lontanissimi dai parametri imposti dell’UEFA.

JUVENTUS – La perdita ai fini del Fair Play Finanziario del 2012 dovrebbe essere di circa 30/35 milioni di euro, di conseguenza la massima perdita di bilancio consentita per il 2013 sarebbe di circa 10/15 milioni di euro. L’obiettivo di rientrare nella massima soglia di 45 milioni di perdita nel biennio 2012-2013, potrebbe essere centrato nel caso in cui la Juve raggiungesse almeno i quarti di finale di Champions, così da ottenere oltre 50 milioni di euro di ricavi tra premi diritti e botteghino.

INTER – Partendo da una perdita di 216 milioni nel 2007 è arrivata ad un rosso di “soli” 77 milioni nel 2012. La clausola che permette di dedurre dalla perdita del bilancio 2012 il costo degli stipendi dei contratti firmati prima del 1 giugno 2010, potrebbe coprire la maggior parte di questi 77 milioni. Il bilancio 2013 potrebbe chiudersi con una perdita intorno ai 70 milioni di euro, superiore quindi al massima deviazione consentita, ma, con la cessione di Sneijder e le riduzioni di ingaggio di Milito e Cambiasso, questa differenza si ridurrebbe ulteriormente ponendo l’Inter in una situazione non lontana dai requisiti richiesti dal FPF.

MILAN – Si parte da una perdita a fine 2011 pari a circa 109 milioni di euro. L’operazione Ibra e Thiago Silva ha generato un impatto di circa 60 milioni sul 2012 e altri 30 milioni di risparmio circa sono arrivati dai contratti non rinnovati. I nuovi arrivi in prestito e a titolo definitivo hanno avuto un impatto di circa 20 milioni. Il bilancio che si chiuderà al 31 dicembre 2012, potrebbe evidenziare un risultato di circa 30/40 milioni di perdita, mostrando un netto miglioramento rispetto ai 109 milioni di partenza. Il bilancio del 2013 beneficerà dell’impatto positivo su tutti i 12 mesi relativo all’operazione Ibra e Thiago Silva e degli addii della vecchia guardia, così non si sarebbe tanto lontani dal pareggio di bilancio.

REAL MADRID – Ha chiuso il bilancio 2011 con un utile pari a 32 milioni di euro. La campagna rafforzamento del 2012 ha evidenziato un investimento di quasi 50 milioni di euro,  che potrebbe portare un impatto sul conto economico di oltre 20 milioni di euro di costi aggiuntivi. In ogni caso, come accade quasi ogni anno, il suo fatturato dovrebbe sfondare il muro dei 500 milioni di euro. Nonostante il premio per la vittoria della Liga e il costo dello stipendio di Mourinho, il bilancio 2012 dovrebbe chiudersi in utile, così come anche quello del 2013, senza alcun tipo di problema riguardo il FPF.

BARCELLONA – Il bilancio del 2012, nonostante i costosi acquisti di Fabregas e Sanchez, ha fatto registrare un utile di 49 milioni di euro con un fatturato di 494 milioni e i costi sono stati ridotti del 6,6%. Nonostante nel 2012 abbia effettuato un investimento di 33 milioni e nessuna cessione rilevante, anche i bilancio 2013 dovrebbe confermare il trend positivo. Ai fini del FPF, il bilancio del Barcellona è il migliore in assoluto.

MANCHESTER CITY – Ha chiuso il bilancio 2011 con 215 milioni di perdita prima delle tasse. Considerando circa 100 milioni di ricavi aggiuntivi, il 2012 potrebbe chiudere con una perdita intorno ai 140 milioni di euro che al netto del costo degli stipendi e dei cosiddetti costi nobili, potrebbero diventare 65/70 milioni di euro. La precoce eliminazione dalla Champions League e gli impatti della campagna acquisti estiva al netto dei costi virtuosi potrebbero portare ad una perdita intorno ai 120/130 milioni di euro, che aggiunti ai 70 milioni del 2012 porterebbe il totale aggregato a quasi 200 milioni di euro, ben oltre la soglia dei 45 prevista dalla normativa del FPF.

PSG – Potrebbe chiudere il bilancio 2012 con una perdita di circa 90/100 milioni di euro che al netto degli stipendi, prima del primo giugno 2010, diventerebbe circa 70/80 milioni. L’ultima imponente campagna acquisti, con un investimento al netto delle cessioni pari a quasi 100 milioni, potrebbe aggravare il conto economico di circa 60/70 milioni di euro. Con la vittoria della Champions, parte del contratto di sponsorizzazione ed ancora altri ricavi provenienti dal botteghino, merchandising e sponsor, il risultato finale dell’esercizio 2013 sarebbe vicino al pareggio. Ma ci sarebbe prima da vincere una Champions League.

a cura di Gaetano Galotta

 

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