Fabio Pengo

AmarcordCafé, Tardelli e l’urlo infinito

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Tardelli esulta dopo il gol del 2-0 alla Germania Ovest

MADRID, 11 LUGLIO 1982 – Sessantottesimo minuto di gioco; Paolo Rossi prende palla a centrocampo e si invola verso l’area tedesca. Intanto scende sulla fascia Scirea che riceve la palla dal compagno; la difesa della Germania Ovest si schiera in area e il numero 7 azzurro è costretto a passare la palla a Bergomi. Quest’ultimo, non avendo spazio, la passa nuovamente a Scirea che allarga per Tardelli che si trova all’interno della lunetta. Il numero 14 azzurro dopo un palleggio libera un tiro che non dà scampo al portiere Schumacher. Si alza in piedi e libera l’urlo che i media di tutto il mondo hanno reso immortale.

L’ESORDIO CON IL PISA E LA CONFERMA NEL COMO – Inizia la sua carriera tra i professionisti nel 1972 con la maglia del Pisa in Serie C1. Viene impiegato da terzino sinistro solo come riserva scendendo in campo 7 volte e segnando 2 reti. L’anno successivo conquista il posto da titolare in difesa e lo mantiene per tutta la durata del torneo realizzando altre 2 marcature. A Settembre del 1974 viene ingaggiato dal Como in Serie B. La distanza da casa si fa sentire, allora Marchioro, l’allenatore della squadra lombarda, gli concedeva delle licenze per raggiungere i familiari. Inoltre si fa amico il capitano Correnti che lo aiuta dandogli preziosi consigli. A fine stagione il suo contributo è fondamentale per la conquista del campionato cadetto e l’accesso alla Serie A.

GLI ANNI D’ORO DELLA JUVENTUS – In dieci anni con la squadra torinese, Tardelli diventa una colonna della squadra grazie alla sua abilità nel difendere e ripartire rapidamente e al suo temperamento, tanto da meritarsi il soprannome di “Schizzo”. Ogni volta che spingeva la palla in rete si rendeva protagonista di esultanze che la dirigenza juventina riteneva talmente esagerate che lo invitarono più di una volta a contenersi. Ma lui era fatto così, l’agonismo e la grinta lo spingevano a correre per tutti i novanta minuti; lottava su ogni pallone gli capitasse a tiro. Per questo motivo si è reso anche famoso per un fallo che commise su Rivera: era il 5 novembre 1978 e la Juventus, campione in carica, ospita il Milan primo in classifica dopo solo cinque giornate. Passano tre secondi da quando l’arbitro D’Elia decreta l’inizio dell’incontro e il centrocampista si fionda sulle caviglie del numero 10 rossonero. Questo episodio è entrato nella storia come “Il fallo più veloce al mondo”. E’ stato uno dei bianconeri più presenti in campo sotto la guida di Giovanni Trapattoni che ne ammirava la duttilità e la grinta. Ne è la prova il numero di presenze in questo periodo passato alla “Vecchia Signora”: 260 presenze e 34 gol. Durante il calciomercato estivo del 1985, il giocatore ormai ultratrentenne si trasferì all’Inter dove in seguito verrà raggiunto da Trapattoni.

ULTIME ESPERIENZE – Il centrocampista viene ingaggiato dall’Inter per 5 milioni di lire e rimarrà nella squadra milanese per due stagioni mettendo a segno altre 2 reti in 58 presenze. Dopo due anni di alti e bassi nel 1987 terminerà la sua carriera da calciatore nel San Gallo che militava nella prima divisione del Campionato Svizzero. Alla sua cerimonia di addio al calcio giocato c’erano tutti i suoi compagni della Juventus con i quali ha condiviso anche la gioia più grande.

NAZIONALE – Ha vestito per la prima volta la maglia della nazionale a 21 anni nel 1976 durante l’amichevole contro il Portogallo vinta per 3-1. Sotto la guida di Bearzot divenne titolare nel centrocampo azzurro partecipando a 3 Mondiali – 1978, 1982, 1986 – e 2 Europei – 1980, 1984 -. Ottenne un buon quarto posto nel Mondiale argentino del ’78 ma è proprio durante il Mondiale 1982 che Tardelli si è reso protagonista con il gol del 2-0 alla Germania Ovest. Ereditò nel 1984 la fascia da capitano della nazionale dopo il ritiro di Dino Zoff e la mantenne fino al 1986, anno in cui terminò la propria avventura in nazionale.

A cura di Fabio Pengo

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