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Resurrezione Chievo: Paloschi, Corini e i difetti persistenti

Resurrezione Chievo: Paloschi, Corini e i difetti persistenti
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VERONA, 4 DICEMBRE – Come spesso succede nella vita l’allievo batte il maestro. Il passato contro il passato e il presente contro il presente. La sfida Corini-Delneri finisce a vantaggio del Chievo. Ma sulle panchine è esattamente come dieci anni fa. Rispetto, commozione, abbracci e favola.

Poi è battaglia vera che lascia la giusta amarezza sul volto di Delneri, consacrando per l’appunto il giovane a discapito dell’anziano.

Il Chievo di Marassi assomiglia ad un elefante deciso alla carica che ha dimenticato per strada il passo blando delle passeggiate in mezzo alla savana, lasciando al Pescara il primato della difesa più battuta del torneo.

PALOSCHI

E’ lui il match winner. Tripletta (da ex)  e per il grifone suona la campana a morto. Quarto sigillo in campionato (2 rigori) e un pallone portato a casa. Il tutto a fronte di soli appena 151 minuti giocati nel corso di questo torneo. Niente male per uno che si era infortunato seriamente durante la preparazione estiva e che soltanto dalla gara interna contro l’Udinese ha ripreso a giocare. E’ sicuramente l’uomo che fino ad ora è mancato al Chievo in fase offensiva.

CORINI

Questa volta prende il coraggio a quattro mani (Pellissier fuori tutta la partita!) e sin dall’inizio azzecca tutto:  modulo, cambi e la prima vittoria in trasferta dopo 6 sconfitte consecutive lontano dal Bentegodi. Il tecnico clivense ha il pregio di rinunciare al suo congeniale 4-3-3 a favore di un 4-4-2 più duttile ed omogeneo dove Cofie riesce bene in fase di copertura e dove Hetemaj (con l’apporto preziosissimo di Luca Rigoni) ha modo di fare il bello e cattivo tempo.

I DIFETTI  PERSISTENTI

C’è sempre molto da fare e da aggiustare. La squadra continua a prendere gol da palle inattive ed in certe occasioni lascia troppo l’iniziativa agli avversari abbassando troppo il baricentro. Non è un caso l’espulsione di Andreolli (doppio giallo in pochissimi minuti) che, lasciando la squadra in inferiorità numerica, rischia di compromettere (anche se non sarebbe stato giusto) il risultato.

Nicola Ciomma

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