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Overvaluation: Gonzalo Sorondo, come annullare Romario e affondare l’Inter

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MONTEVIDEO, 29 NOVEMBRE – A volte basta giocare la partita giusta, contro l’avversario giusto e sotto gli occhi giusti. E’ quello che capita al protagonista della nostra storia, Gonzalo Amaro Sorondo.  Già perchè il secondo nome dell’  ”indimenticato” difensore nerazzurro è proprio Amaro. Mai scelta fu più azzeccata con il senno di poi, quindi complimenti ai genitori per la lungimiranza.

GLI ESORDI –  Gonzalo nasce il 9 Ottobre 1979 a Montevideo. Inizia giovanissimo a giocare a calcio, militando in due club della sua città, il San Martin (divenuto poi Racing) e il Maeso, impiegato come centravanti vista la sua stazza. Grazie al tecnico Fuentes, arriva poi a vestire la maglia del Defensor Montevideo, con la quale debutta in prima squadra (da difensore) il 10 Maggio 1998, contro l’Huracan Buceo. Poco più tardi entra a far parte della Nazionale Under 20, con la quale disputa un Campionato Sudamericano e un Mondiale, entrambi nel 1999. La prima stagione però non è esaltante, appena 11 presenze nel Defensor.

LA CONSACRAZIONE – La stagione 2000/2001 lo vede però finalmente imporsi nel calcio che conta, diventando titolare inamovibile del Defensor Montevideo. Il 15 agosto del 2000 è il giorno del suo debutto con la nazionale maggiore, partita persa 1-0 dalla ‘celeste’ contro la Colombia. Gli elogi iniziano a sprecarsi. In primis l’allora ct dell’Uruguay, Victor Pua: “E’ un giocatore molto intelligente e può giocare senza problemi sia a sinistra che a destra. Nonostante la sua giovane età, ha molta personalità: pensate che nel 1998 aveva appena perso suo padre, e nonostante questo venne con noi a disputare il Torneo Sudamericano”. Il giocatore si dimostra da subito un gran lavoratore, sempre scrupoloso negli allenamenti. Nonostante la mole possente è molto rapido e intelligente. Nel 2001, a soli 22 anni, è ormai una colonna della sua Nazionale e disputa da protagonista le qualificazioni al Mondiale nippo-coreano e con il Defensor gioca anche in Copa Libertadores. Alcuni club europei cominciano ad interessarsi al giocatore.


L’ESPERIENZA INTERISTA – In Italia pochi ancora non lo conoscono, ma il connazionale Pablo Montero rassicura: “Se lo lascerete crescere in pace diventerà il nuovo Montero”. Sorondo si presenta quasi in punta di piedi : “Magari diventassi come lui, anche se un po’ più tranquillo in campo. Sono forte nel gioco aereo e veloce, ma qui in Italia si gioca il calcio più competitivo del mondo e tutti gli stranieri devono mettersi in discussione. Sono pronto ad adeguarmi alle esigenze di Cuper: sarà lui a decidere dove e come farmi giocare”. Poi cita le parole del suo amico Recoba: “Mi ha raccomandato di allenarmi con grande intensità e concentrazione e di stare tranquillo visto che sono in un club che è un’istituzione del calcio”. E ancora:  ”Per la mia altezza sono veloce e gli attaccanti rapidi non mi fanno paura. Ma so benissimo che in Italia troverò degli avversari di primissimo piano. Per me e’ un onore entrare nella rosa dell’Inter al posto di un monumento del calcio come Blanc. Un motivo in più per dare sempre il massimo e meritarmi la fiducia dell’allenatore”

LA DATA FATIDICA –  E arriva finalmente, il giorno famoso, quello che cambierà per sempre la carriera del giovane Gonzalo . 1 Luglio 2001, l’Uruguay affronta il Brasile in una delle ultime partite per le qualificazioni ai mondiali. I verdeoro non vincono da due turni, e devono ancora affrontare l’ Argentina. Nella formazione uruguagia militano moltissimi “italiani”:  Carini, Mendez, Montero, Pablo Garcia, Gianni Guigou, Dario Silva, Recoba, Magallanes. Proprio grazie ad un rigore trasformato da Magallanes, l’Uruguay vince per 1-0. Sorondo gioca una delle migliori partite della sua carriera, riuscendo ad annullare completamente Romario, non l’ultimo arrivato. In tribuna, fortuna volle che ci fossero gli osservatori nerazzurri, rimasti favorevolmente colpiti dalla prestazione sontuosa di Gonzalo. Trattativa lampo, 18 miliardi di lire e l’Inter batte la concorrenza del Real Madrid e si assicura il centrale che, nei piani di Hector Cuper, avrebbe preso il posto del partente Laurent Blanc. Sorondo firma un contratto fino al 2006 da 2,5 miliardi netti a stagione. Nel primo pomeriggio del 18 Settembre 2001 Gonzalo Sorondo sbarca all’aeroporto di Malpensa, e dopo essersi sottoposto alle visite mediche di rito si aggrega subito ai suoi compagni.

Indossata la maglia numero 16 (“Ho sempre indossato, anche in nazionale, quella col 3, ma pur di giocare nell’Inter va bene tutto”), Sorondo debutta contro il Verona al Meazza contribuendo ad una rotonda vittoria per 3-0, e facendo ben sperare pubblico e critica. Si rivede poi all’Olimpico contro la Roma e il terrore che si possa trattare dell’ennesimo bidone inizia a serpeggiare tra i tifosi: Gonzalo è lento, impacciato, sembra la brutta copia del mastino che aveva stanato Romario non più tardi di qualche mese prima. Dopo un’apparizione contro il Brescia, c’è la memorabile gara casalinga contro il Chievo, persa per 2-1 con gol di Corradi e Marazzina, entrambi facilitati da svarioni dell’uruguagio. Nella successiva gara a Piacenza, Sorondo addirittura serve un assist a Gautieri, complicando terribilmente le cose ai suoi, che riusciranno ad avere la meglio sui padroni di casa (2-3 il risultato finale) solo negli ultimi minuti grazie a Bobo Vieri. Inizia cosi il declino e la panchina: lo si vede in campo contro Lazio (pareggio), Perugia (vittoria, ma lui gioca solo tre minuti), Bologna (sconfitta), Brescia (pareggio evitato all’ultimo minuto da Ronaldo), Chievo (pareggio con papera sul primo gol) e Piacenza (vittoria, e ultima apparizione di Sorondo). Totale: 11 partite giocate, zero gol all’attivo, voti mai superiori al 6. Nell’ormai famoso 5 Maggio all’Olimpico, Sorondo siede in panchina, ma viene additato come responsabile del disastro nerazzurro di quell’anno con Gresko, Vivas, Padalino, Simic, Georgatos. Contrariamente alla previsioni, tuttavia, Sorondo resta di proprietà dei nerazzurri anche l’anno successivo, difficile trovargli una nuova squadra. Anche con la nazionale uruguagia ai mondiali non brilla e lascia la competizione dopo la fase a gironi.

ADDIO INTER, INIZIA L’AVVENTURA INGLESE – A fine stagione 2002-03 il suo tabellino recita 0 presenze. Il difensore viene dunque mandato in prestito allo Standard Liegi in chiusura di mercato (23 partite), e poi nel 2004 al Crystal Palace . Inizia l’avventura inglese del nostro Gonzalo, condita dai migliori auspici: ”Da voi è impossibile sbagliare, finisci immediatamente nel mirino.Spero di tornare al più presto all’Inter. Sono sicuro che potrei giocarmela”. L’avventura londinese non si chiude benissimo, appena 16 presenze. Nel 2005 ritorna in Italia, ma per ripartire subito, direzione Charlton . Dopo un anno di prestito, Gonzalo firma un contratto definitivo con il club di Premier dove resta fino al 2007.

 

IL RITORNO IN SUD AMERICA- E’ in quell’anno che Sorondo fa ritorno in patria al suo Defensor Sporting. Tre anni per rimettersi in mostra e trasferirsi in Brasile, all’Internacional de Porto Alegre. E’ qui che l’ex difensore nerazzurro raccoglie le sue più grandi soddisfazioni, vincendo nel 2010 la Copa Libertadores. Il 20 Dicembre 2011 firma un contratto di un anno con il Gremio, ma i problemi al ginocchio destro, evidenziati in una visita del 9 Gennaio 2012, ne bloccano l’acquisto.
Gonzalo Sorondo è attualmente svincolato. A 32 anni e con un ginocchio non in perfette condizioni non sarà facile trovare una nuova squadra, ma la speranza di rivivere un altro 1 Luglio è sempre viva .

 

a cura di Antonio Foccillo

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