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Mourinho, saudade nerazzurra: “All’Inter felice come da nessun’altra parte”

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MADRID, 28 NOVEMBRE – Il 22 maggio 2010, allo stadio Bernabéu di Madrid, venne realizzato un sogno, mai vittoria tanto voluta quanto quella della Champions League. Era il sogno dell’Inter, della famiglia nerazzurra che per anni ha inseguito questo successo. E come tutte le famiglie, per raggiungere dei traguardi c’è bisogno di essere spinti dall’amore, come quello sbocciato tra Mourinho e l’Inter. Non tutti gli amori finiscono dopo un allontanamento ed evidentemente questo ne è un tipico caso. Nonostante le strade li abbiano separati e il tecnico portoghese ora guidi il club più blasonato del mondo, il Real Madrid, il loro legame rimane ancora attuale.

L’Inter è il club in cui mi è piaciuto di più stare. Nessun altro mi ha regalato la stessa felicità. L’Inter è una famiglia e io appartengo alla famiglia nerazzurra per sempre. Quando l’ho lasciata ho pianto più di una volta”- con queste parole Mourinho inizia il suo racconto alla tv portoghese TVI.

IL PERCHE’ DELL’ADDIO – A distanza di più di due anni lo Special One rivela i motivi che lo hanno spinto a prendere la decisione di lasciare la squadra nerazzurra: “Ho vissuto in un ambiente fantastico, dalla Pinetina, dove ci si allenava, a San Siro. Perchè sono andato via? Anch’io mi sono chiesto perché l’ho fatto. E’ giusto, allora, che lo spieghi. Era la terza volta che il Real Madrid mi proponeva la sua panchina. I miei amici dicevano che potevo essere un grande allenatore, ma se non fossi diventato campione con il Real nella mia carriera sarebbe sempre mancato un qualcosa. Capello ce l’aveva fatta. Allora ho deciso di impegnarmi personalmente con Florentino Perez. E ci sono andato. Ma per l’Inter ho una nostalgia che è sempre presente“.

IL PRIMO SCUDETTO CON L’INTER – Tra i ricordi della sua esperienza interista, uno in particolare ha lasciato il segno nella sua memoria e lo racconta nostalgicamente come se fosse successo ieri. “Il mio primo scudetto all’Inter non lo abbiamo vinto in campo bensì al centro sportivo di Appiano Gentile. Era un sabato e il nostro inseguitore era il Milan, che nell’anticipo di quella sera era stato battuto rendendoci così campioni. Era la terz’ultima di campionato e noi dovevamo giocare il giorno dopo col Siena. Al centro esplose subito la baldoria, con tutta la squadra a chiedermi di andare a festeggiare in Piazza Duomo assieme ai tifosi. Io ho pensato che se fossimo  andati in piazza non saremmo stati a letto prima delle tre-quattro del mattino e poi l’indomani saremmo scesi in campo stanchi e addormentati rischiando di interrompere la nostra striscia di vittorie. Ho allora pensato fosse giusto non farlo“. E fu così che uscì il lato più “sentimentale” di Mourinho: “Quando già ero in camera mia pronto a coricarmi ha bussato alla porta Júlio Cesar. Il suo era un grido di dolore, piangeva a dirotto implorandomi di andare a Piazza Duomo. Quelle parole mi hanno lasciato traballante. Alla fine ho deciso di accontentare i ragazzi. I tifosi quando ci hanno scoperto sono diventati pazzi. Siamo tornati ad Appiano verso le tre di domenica e nel pomeriggio i giocatori sono stati fantastici, dando tutto per non perdere l’imbattibilità e per non consentire agli avversari di dire che avevano battuto i neocampioni d’Italia“.

INNAMORATO E TIFOSO – “Questi ricordi, lo ripeto, mi procurano tanta nostalgia. Gioisco per i successi dell’Inter e soffro quando l’Inter viene battuta o fermata, com’è successo in queste ultime settimane… Fra l’altro, l’unica volta in vita mia in cui ho vinto ai rigori è stata la Supercoppa Italiana conquistata contro la Roma, il primo dei miei trofei nerazzurri. E’ che quando si va ai rigori per decidere il vincitore mi assale il panico. Così perdo sempre, compreso l’ingresso a due finali di Champions League con Chelsea e Real. Soltanto l’Inter mi ha regalato anche questa gioia“.

Non è la prima volta che Mourinho parla del suo passato all’Inter, ripensando agli anni su quella panchina con emozioni mai tramontate. E chissà se in un eventuale futuro non avrà voglia di riprovarle.

a cura di Gaetano Galotta

Twitter: @GaetanoGalotta

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