Enrico Gorgoglione

Alonso e Vettel come Ettore e Achille. Anche la Formula 1 ha i suoi miti

Alonso e Vettel come Ettore e Achille. Anche la Formula 1 ha i suoi miti
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Terzo mondiale per il tedesco nella patria di Senna, non basta un super Alonso: uomini e campioni a confronto

INTERLAGOS, 26 APRILE – Come Ettore e Achille, come Giulio Cesare e Pompeo. Anche la Formula 1 ha i suoi “titani”, i suoi campioni. In uno dei campionati più combattuti della storia delle quattro ruote, dopo venti epiche battaglie, è Sebastian Vettel a vincere il titolo di Campione del Mondo. Ha vinto l’uomo delle rimonte impossibili, il “cannibale”, l’uomo che ha vinto di più in stagione. Un titolo sudato, meritato, certamente più difficile dei precedenti vinti quasi “passeggiando”. Nello storico circuito di Interlagos, che ha deciso tanti mondiali, a poco è valsa la strepitosa “remuntada” di Fernando Alonso, che si è dovuto accontentare di un amaro secondo posto, che coincide con la seconda piazza in classifica generale. La rincorsa dell’asturiano si è fermata a soli 3 punti dall’ “enfant prodige” della Red Bull, in una corsa palpitante e ricca di colpi di scena dal primo all’ultimo giro, specchio di una stagione altrettanto incerta e aperta ad ogni possibile risultato. Al termine di 71 giri al cardiopalma, ha vinto il sangue freddo di Vettel sulla voglia matta di rimonta di un Alonso forse frenato da una Ferrari non all’altezza della situazione.

VETTEL IL CANNIBALE, ALONSO FENOMENO VERO – E’ così Sebastian, il “tedesco volante”, ad infrangere tutti i record di precocità, vincendo il suo terzo mondiale a “soli” 25 anni. Meglio anche di Fangio e di un certo Michael Schumacher, che proprio in Brasile ha celebrato il suo secondo (e definitivo) addio al patinato mondo delle corse. È proprio la patria del mitico Senna ad osannare un campione vero come Sebastian, sempre così preciso e meticoloso nel pre-gara, spietato e affamato durante i Gran Premi, in un simbolico “passaggio di testimone” con l’altro tedesco, quello “anziano”, quello Dei 7 “tituli”. Ma se nel trionfo di Vettel grandi “responsabilità” vanno attribuite al genio di Adrian Newey che ha progettato l’ennesimo “missile terra-aria” che banalmente viene inserito nella categoria “macchina da Formula 1”, ancor più solitaria brilla la stella di Fernando Alonso, un pilota incredibile, ancora più famelico, capace di far volare anche un “carrettino” come la Ferrari. La scuderia ancora una volta ha dimostrato di non riuscire a mantenere il passo con i Top Team, di non riuscire a fornire al buon “Ferdinando” (così si ostina a chiamare Alonso il presidente Montezemolo) un mezzo all’altezza della situazione. E così, lo spagnolo dovrà ancora accontentarsi di un secondo posto, a soli 3 punti dal favoloso Seb.

DUE VINCITORI, NESSUN VINTO – Onore ad entrambi, due campioni veri, leali, tremendamente competitivi pur appartenendo a due generazioni diverse. Sia Nando che Seb hanno dimostrato di poter vincere contro tutto e contro tutti, nonostante alcuni passaggi a vuoto, nonostante qualche “pilota” che si diverte a tamponare a destra e a manca. L’epica battaglia di Interlagos è la degna conclusione di una stagione palpitante, vissuta sempre sul filo del rasoio. Al termine di un anno sportivo così, a vincere – forse – sono entrambi, sia Vettel che Alonso, due campioni nel DNA, che si rispettano e si temono. Tanto onore per lo sconfitto Alonso, anche se l’alloro alla fine dei conti va a Vettel. Ci hanno provato in tanti a fare da sparring partner, da Hamilton a Raikkonen, da Maldonado a Rosberg, passando per Button ed Hulkenberg, senza dimenticare Massa, Webber e lo stesso Schumacher. La verità è che senza quei due lì davanti, senza Alonso e Vettel, questo mondiale sarebbe stato uno spettacolo noioso, la solita “solfa”, il solito trenino di macchine sempre uguali.

Complimenti ad entrambi. Cala il sipario su una stagione spettacolare, adrenalinica, che è volata via lasciando il segno indelebile di due assoluti protagonisti. Chapeau a Vettel e ad Alonso, arrivederci alla prossima stagione.

Enrico Gorgoglione

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5 Responses to Alonso e Vettel come Ettore e Achille. Anche la Formula 1 ha i suoi miti

  1. marcello 26 novembre 2012 at 15:52

    xchè scrivere che la ferrari è un carrettino?

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  2. Adriano 26 novembre 2012 at 15:56

    Un articolo bello ed equilibrato, una sintesi di una stagione lunga e fantastica, il campione venuto dall'Hessen a 25 anni è già tra i giganti di ogni tempo.

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  3. antonio 26 novembre 2012 at 15:57

    Preg.mo Enrico,

    per favore, cambia mestiere.

    Non puoi scrivere queste cose su Vettel.

    Campione "vero" lo sarà quando, avendo una vettura inferiore (senza rimandare ad Alonso) di qualunque marca, farà quello che ha fatto Alonso.

    Allora sì potrai scrivere di lui che è un grande campione.

    Magari potessimo invertire le parti, a dimostrazione di quanto detto…..

    Alonso=Villeneuve.

    Saluti

    Antonio

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    • Orazio Rotunno 26 novembre 2012 at 16:20

      Gentile Antonio, ti inviterei a mostrare più rispetto verso chi cerca di fare il proprio mestiere. Invitare qualcuno a cambiare mestiere solo perchè non la pensa nel tuo stesso modo è offensivo e superficiale. Per altro, non vi è un solo giornale o tv che oggi non esalti Vettel quale campione. E come potrebbe non esserlo un pilota che a 25 anni ha vinto 3 titoli mondiali. Di cui, nelle ultime due gare, rimontando dall'ultima posizione. Cosa non affatto scontata. Saluti.

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  4. Enrico Gorgoglione 26 novembre 2012 at 16:39

    Apprezzo molto le critiche, ringrazio chi mi fa i complimenti. Vorrei brevemente rispondere a coloro che mi chiedono "giustificazioni" per questo pezzo. Sarebbe davvero riduttivo non annoverare nella categoria dei campioni uno che a 25 anni ha vinto 3 titoli. Tu mi dirai che aveva una macchina supersonica – e su questo siamo d'accordo -, ma un pilota che fa la differenza in questo modo (non dimentichiamoci che il compagno di squadra Webber è stato letteralmente surclassato) ci mette del suo per raggiungere una vittoria che, a parer mio, è straordinaria, in una stagione complicata come non mai. A Marcello, invece, che mi chiede spiegazioni sul "carrettino", farei notare che la Ferrari, nell'era Domenicali, non è mai riuscita ad essere pienamente competitiva con le vetture al Top, ed è solo grazie ad Alonso se una Rossa è arrivata a competere per il Mondiale ad un GP dal termine. Ulteriore prova di quello che sto dicendo è il fatto che ieri perdevamo costantemente dalle MCLaren, una Force India ci stava davanti e Vettel ha soltanto amministrato. In condizioni "normali", Alonso il podio l'avrebbe visto con il binocolo.

    Ancora grazie a tutti per i commenti, buon proseguimento con le letture di SportCafè24…:)

    Saluti.

    Enrico Gorgoglione

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