Giovanni Nole

Italians Play It Better: dall’American Dream ai gravi infortuni al ginocchio, la storia di Giuseppe Pepito Rossi

Italians Play It Better: dall’American Dream ai gravi infortuni al ginocchio, la storia di Giuseppe Pepito Rossi
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VILLARREAL, 23 NOVEMBRE – L’America è tradizionalmente terra di speranza, di rinnovamento, di voglia di ricominciare: il sogno americano ha fomentato e mobilitato milioni e milioni di persone, che han lasciato certezze e famiglie nei loro Paesi natii alla ricerca della Terra Promessa. Tanta gente ha cercato e trovato fortuna in questa congregazione federale di Stati piena di opportunità, attratti dalla possibilità di cambiare vita e di costruirsene una completamente nuova; tante sono le storie che narrano di veri e propri eroi che, emigrati verso ovest, hanno stravolto la propria esistenza. Esistono, però, anche storie che raccontano di un processo completamente inverso: storie che narrano di persone che, nate in America, tornati o emigrati per la prima volta in Europa riescono a mettere in luce le proprie abilità, cercando l’opportunità giusta di mostrarsi e dimostrare il proprio talento nel vecchio continente dopo l’esperienza nel nuovo continente. Storie strane, quasi paradossali: come quella di Giuseppe Rossi.

THE AMERICAN DREAM – La passione preferita del Joe Red americano è tipicamente italiana: giocare a pallone. Con un paio di scarpette da calcetto in una mano e una bandierina a stelle e strisce tenuta nell’altra, Giuseppe inizia a correre sui primi campetti da calcio a Teaneck, città in cui è nato, nei pressi del New Jersey. Fino ai suoi 12 anni, la famiglia Rossi, italianissima ed emigrata in America, continua ad assistere a domicilio alle prodezze palla al piede del figlioletto, che continuava ad inseguire il sogno di poter diventare un professionista. Quando, appunto all’età di appena 12 anni, ecco che ‘Joe’ riceve la sua prima, importante chiamata: il Parma lo ha notato e vuole metterlo immediatamente sotto contratto. E nonostante le difficoltà che un trasferimento così importante comporta, Giuseppe non se la sente proprio di rifiutare: nonostante a soli 12 anni sia costretto a salutare la sua terra natale e quasi tutta la sua famiglia (solo il padre lo accompagnerà), l’opportunità di giocare in un Paese di elevata tradizione e cultura calcistica, nel Paese dei suoi genitori e della sua famiglia, con addosso una prestigiosa maglia da professionista, era troppo ghiotta per poter essere rifiutata di punto in bianco. Senza ulteriore indugi, dunque, Giuseppe sbarca per la prima volta in Italia, nella sua –sotto sotto- vera e propria patria. Dal 2000 e 2004 colleziona numerose presenze negli Allievi del Parma, mettendosi in mostra per le sue raffinate caratteristiche tecniche e da goleador: letale sotto porta, pericolo costante palla al piede e gran palleggiatore, inevitabilmente – nonostante, per via della tenerissima età, non avesse ancora fatto il salto in prima squadra – inizia ad avere addosso gli occhi di mezza Europa calcistica. Sotto l’ala protettiva dei parmensi, Pepito Rossi (soprannominato ‘Pepito’ da Enzo Bearzot, che vedeva in lui qualità e doti simili a quelle di Paolo ‘Pablito’ Rossi) continua a crescere e segnare. Finchè arriva una chiamata dall’Inghilterra. E il suo sogno, come recita il suo cognome, inizia a tingersi di Red.

Giuseppe Rossi, alla sua prima esperienza da professionista con lo United.

JOE RED’S RISE – Sempre molto vigile sul campo degli investimenti nel settore giovanile, il Manchester United di Sir Alex Ferguson nota a Parma il nostro Pepito. Innamorandosene subito. Pagandolo 200.000 euro, i Red Devils, nell’estate del 2007, prelevano il cartellino di un 17enne Giuseppe Rossi dagli emiliani. Nella sezione giovanile piena zeppa di talenti del Manchester, tra il 2004 e il 2005, Pepito continua a mettere in mostra il suo enorme talento anche in Inghilterra: il suo mancino fa innamorare il tecnico scozzese della prima squadra che, saltuariamente, nella stagione 2005-6, gli regalerà qualche presenza da titolare con la maglia ufficiale. Il suo esordio con la prima squadra avviene il 10 novembre 2004, da subentrato, in occasione del match di League Cup col Crystal Palace, mentre la sua prima rete da professionista la segna il 15 ottobre 2005 alla sua prima apparizione in Premier League contro il Sunderland. Insomma, un giocatore che dimostrava sin da subito un enorme talento, innato e precoce, che presto gli avrebbe permesso di riempire di elogi le bocche di tutti gli appassionati di calcio i quali avranno la fortuna di assistere ad una sua partita. Ma non subito, però: nonostante dimostrasse già da giovanissimo di potersi meritare più di qualche presenza da titolare nei migliori campi d’Inghilterra, Ferguson prese la saggia decisione di mandarlo altrove in prestito a fargli fare le ossa in una squadra in cui potesse giocare costantemente da titolare: c’era troppo talento in quel giovane per potersi permettere di bruciarlo per l’eccessiva fretta di volerlo vedere in campo. Così, dopo aver confermato la sua già buonissima fama tra i settori giovanili di tutta la Gran Bretagna, si inizia a parlar di lui anche tra le squadre di media classifica di Premier. E alla fine, a spuntarla per il prestito del suo cartellino, è il Newcastle, che lo mette sotto contratto per la stagione 2006/7. Per Pepito è una opportunità importantissima per mettersi in mostra in una vetrina così importante, accettando senza esitazioni la meta, sperando un giorno di tornare nella ben più prestigiosa casa madre. Nonostante la gran voglia di fare, però, la parte di carriera che lo vede giocare per i bianconeri non è poi così esaltante: 13 presenze ed un solo gol costituiscono il magro bottino collezionato da Pepito nella prima metà di stagione. Allora Giuseppe capisce che era ora di cambiare aria, cercando una meta magari meno prestigiosa, ma che potesse concedergli maggiori opportunità e soprattutto maggiore fiducia. Consensualmente col Newcastle, dunque, Pepito lascia l’Inghilterra ad inizi 2007, con l’apertura del mercato invernale. Con la speranza, un giorni, di ritornarci, Non sapendo, però, cosa lo stava aspettando da quel momento in poi.

Pepito al suo ritorno a Parma: fu fondamentale per la salvezza dei gialloblu.

RITORNO A CASA – Ad accoglierlo a braccia aperte, nel suo futuro, è il suo passato: ricordandosi delle sue prodezze nei settori giovanili, il Parma di Claudio Ranieri, in piena lotta per non retrocedere, lo tessera in prestito dalla United, sperando che possa dare il suo contributo alla salvezza dei crociati. Memore della sua prima esperienza da professionista proprio nella squadra parmense e impaziente di poter finalmente mostrare le sue enormi qualità, Giuseppe torna nella squadra che lo aveva inizialmente lanciato, sperando di potersi sdebitare per la loro fiducia –al primo tesseramento e al secondo in prestito – contribuendo a salvare i giallo blù. Schierato subito da titolare, grazie alle sue 9 reti, numerosissimi assist e ottime prestazioni collezionate in 19 presenze trascina, insieme a Claudio Ranieri, la squadra fuori dall’abisso chiamato zona retrocessione: grazie, per esempio, ad un suo bellissimo gol contro il Torino il 21 gennaio saltando tre difensori in area, consente al Parma di tornare alla vittoria dopo 10 turni di astinenza. Il fatto di aver eguagliato il record di Roberto Mancini come numero di gol per un Under 20 in campionato dice tanto su di lui: Pepito Rossi sembra essere davvero un predestinato. Non sentendo l’enorme pressione messagli addosso dalla complicatissima missione-salvezza del Parma, Giuseppe colleziona prestazioni di altissimo livello, sopra la media per qualsiasi giocatore sia della sua età sia più vecchi. Così, al termine della stagione, dopo aver salvato il Parma all’ultima giornata, torna a Manchester. Ma non sembra essere destinato a rimanervici: ora tutta l’Europa calcistica che conta parla di lui e lo vuole nella propria squadra. Così, lo United è tempestato di richieste provenienti dai migliori campionati europei, dalla Liga alla Bundes, passando per la stessa Serie A. Ma se proprio doveva andarsene da Manchester, Pepito voleva provare una esperienza diversa dalla Serie A e dalla Premier stessa, scegliendo un campionato completamente diverso: la Liga. Allora, per la stagione 2007/8, Pepito ha già scelto la sua meta: era tempo di far parlare ai suoi piedi un po’ di spagnolo. Magari, con Yellow Submarine nelle orecchie.

Giuseppe con la maglia del Villarreal.

VAMOS PEPITO ¡ – Il Manchester United, nell’estate del 2007, accetta l’offerta formulata per il cartellino di Pepito da parte del Villarreal: 11 milioni di euro bastano per Sir Alex Ferguson per sbarazzarsi, forse troppo frettolosamente, del suo talentino. Una cifra comunque importante per un solamente 20enne, ma Giuseppe non sente la pressione della pesante cifra investita su di lui: in cerca dell’occasione ideale per potersi finalmente esprimere ad alti livelli anche in una squadra ambiziosa come il Submarino Amarillo, Peppe accetta di lasciare Manchester, e approda in Spagna, nei pressi di Valencia, nel piccolo comune di Vila-Real. Nonostante la città sia relativamente piccola (50000 abitanti all’attivo), il club risiedente è parecchio ambizioso, proprio come Giuseppe, i cui ideali si combinano alla grande con quelli del club spagnolo: entrambi, infatti, viaggiano verso la stessa direzione, ed è forse questo il motivo per cui Pepito si troverà tanto bene nel Villarreal. Inoltre, il fatto di essersi qualificati per l’edizione di quell’anno di Champions League alletta tantissimo il giovane italo-americano, il quale non poteva chiedere vetrina migliore per le sue strepitose giocate. Dunque, Giuseppe diventa subito un elemento fondamentale dell’11 titolare di Manuel Pellegrini (attuale allenatore del Malaga, ndr), fornendo prestazioni ancor migliori di quelle che poteva promettere il suo curriculum fino a quel momento: nella prima stagione in Spagna, nonostante qualche infortunio di qua e di la, colleziona 27 presenze e 11 rete in campionato, ma soprattutto è la figura cardine di quel Villarreal che arriverà a qualificarsi addirittura secondo nella Liga BBVA, qualificandosi nuovamente per Champions League dell’anno successivo. Un’impresa clamorosa, quella del piccolo club della piccola città di Villarreal, ma resa possibile proprio grazie alla costanza e alle qualità tecniche dell’Italo Americano: dopo un solo anno, era già il leader e trascinatore di quella squadra. La sua gloriosa cavalcata col Villarreal continua anche nelle stagioni successive: tra il 2008 e il 2010 segna 39 reti tra campionato, Champions, Europa League e Copa del Rey. Ma la sua miglior stagione è quella 2010/11, che lo consacrerà definitivamente come uno dei migliori attaccanti al mondo in circolazione: addirittura 32 recita lo scoreboard di Giuseppe Rossi in quella stagione tra tutte le competizioni, diventando il miglior marcatore di sempre del Villarreal. Arrivano anche le prime convocazioni in Nazionale a certificarne l’enorme crescità tecnica e fisica, ormai infermabile: dopo aver ben impressionato nell’Under 21 di Pierluigi Casiraghi, Marcello Lippi lo nota e lo porta nella Nazionale A facendolo esordire, nel 2008, a soli 21 in una partita di qualificazione ai Mondiali Sudafricani del 2010. Il primo gol arriva in un amichevole con l’Irlanda del Nord nel 2009, mentre la sua prima convocazione importante è quella della Confederations Cup dello stesso anno: l’Italia andrà malissimo in quella competizione non riuscendo a superare la fase a gironi, ma Pepito contribuirà con una rete da subentrato a battere i ‘suoi’ Stati Uniti (per il quale avrebbe potuto giocare per volere di Bruce Arena e di Bradley, rifiutando categoricamente però proprio per il volere di giocare per i colori azzurri) per 3-1. Nonostante non venga convocato per i Mondiali 2010 (sarà comunque presente nella lista dei 28 pre-convocati, dalla quale è stato tagliato all’ultimo –al suo posto fu scelto Quagliarella-), Pepito Rossi rimane una figura di spicco e un punto di riferimento, soprattutto per il futuro, sia della sua Nazionale sia, soprattutto, per il suo club. Insomma, niente sembra poter fermare la sua ascesa. Ma la sfortuna era pronta ad aggredirlo, nascondendosi dietro l’angolo.

Pepito con la maglia della Nazionale.

GLI INFORTUNI E LA BRUSCA FRENATA – Il 26 ottobre 2011, nel match tra Real Madrid e Villarreal perso dai submarino amarillos al Santiago Bernabeu per 3 a 0, Giuseppe compie un brusco movimento del ginocchio in un’azione di gioco, accasciandosi subito al suolo e urlando per il dolore: si capiva subito che la questione era davvero grave. E, infatti, la risonanza magnetica non fu magnanima con l’attaccante italiano: riportata la rottura del legamento crociato anteriore destro, e stop previsto di circa 6 mesi. Una brusca battuta di arresto per Pepito, ma il peggio doveva ancora venire: 6 mesi dopo, il 13 aprile 2012, durante un allenamento dopo essere stato reintegrato in squadra, riporta la stessa lesione allo stesso legamento anteriore destro, con altri tanti, troppi, mesi di stop forzato. Forse solo per sfortuna, o forse per la superficialità con la quale i medici del Villarreal hanno trattato il suo primo infortunio, Pepito Rossi è costretto fuori dal campo ancora per tanto, troppo tempo. Assistendo, impotente alla retrocessione del suo Villarreal dopo gli anni d’oro tra il 2007 e il 2011 e potendo solo tifare dall’esterno, come semplice spettatore, alla grande cavalcata dell’Italia agli Europei 2012 in Polonia e Ucraina, fermata solo dalla Spagna in finale. Con un altro paio di interventi, si allungano i tempi di recupero per lui: a quanto si dice, dovrebbe tornare in campo nella primavera dell’anno prossimo. Ma ormai il danno sembra essere fatto: senza di lui, il Villarreal non è riuscito a sopravvivere nella Serie A spagnola, tornando dopo tanti anni di abitudinaria Liga BBVA nell’incubo della seconda divisione spagnola. Ora Giuseppe è ancora tesserato per il sottomarino giallo, ma bisogna vedere in quali condizioni fisiche e morali ritornerà a calcare un campo da calcio al momento del suo ritorno: un anno e mezzo di inattività sono una calamità naturale per un giocatore professionista, e ora ci si pone giustamente il dubbio se, una volta che Pepito tornerà a giocare, sarà lo stesso, fenomenale leader dal mancino terribile che spaventava le difese di mezza Europa e che faceva sognare i dirigenti dei club di mezza Europa. Inoltre, con la paura che possa ricapitargli un altro, lunghissimo infortunio da incubo e col fardello non da sottovalutare dell’aver perso il treno Nazionale sia nel 2010 per i Mondiali sia nel 2012 per gli Europei, Giuseppe potrebbe non avere più quell’esplosiva voglia di giocare di quanta non ne potesse avere un paio di anni fa. Ma per il nostro attaccante azzurro non c’è da metterla così sul tragico: lo stesso Pepito non vede l’ora di tornare a giocare e ad essere quella seconda punta micidiale di un tempo. Inter, Milan e Roma gli credono, e faranno di tutto per poterlo tesserare già da gennaio, approfittando del costo ora bassissimo del suo cartellino dovuto sia agli infortunii sia alla necessità del Villarreal di vendere i suoi giocatori migliori ora che non milita più nella prima divisione spagnola. Da parte mia, i migliori auguri a questo giocatore, che personalmente adoro: è stato per molto tempo in cima alla mia lista dei miei calciatori preferiti perché lo vedevo come un attaccante estremamente completo, essendo rapido, tecnico, forte e preciso nelle conclusioni, opportunista sotto rete ed assist-man, ma soprattutto un vero trascinatore. Sperando un giorno di poterlo veder tornar giocare ad alti livelli. Continuando ad inseguire il suo American Dream.

A cura di Giovanni Nolè

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