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Euro 2012, la strada verso Kiev: la Grecia di Santos, una mina vagante pronta a stupire

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ATENE, 17 APRILE – E’ una squadra molto diversa dalle precedenti uscite ed è una fra le altre squadre enigmatiche e che potrebbero diventare le rivelazioni di questa competizione. La Grecia di Fernando Santos è una squadra che si basa su giovani dalle larghe prospettive e da calciatori rappresentativi come Karagounis, Torosidis e Gekas. I campioni d’Europa del 2004 partecipano al loro terzo Campionato Europeo consecutivo: la squadra ellenica è stata inserita nel girone A insieme a Polonia, Russia e Repubblica Ceca. Sulla carta, per i greci, il girone potrebbe non essere fra i più abbordabili, ma se il CT portoghese riuscirà a estrapolare la grande voglia di mettersi in mostra dei suoi ragazzi e se riuscirà ad imporre il proprio calcio offensivo anche all’interno di un banco di prova importante come un Europeo, la qualificazione potrebbe non essere poi così impossibile.

La Grecia festeggia la vittoria in Europa nel 2004

DALL’ANONIMATO AGLI OTTO IN PAGELLA: LA GRECIA PRIMA E DOPO REHAGEL – Per ogni squadra, nazionale o club che sia, c’è sempre un evento, un momento al di là del quale la storia cambia radicalmente, dal giorno alla notte o viceversa. In Grecia, questo evento arriva nel 2001, quando un uomo tedesco spezza a metà la storia calcistica di una nazione da sempre considerata ai margini del football. L’uomo in questione si chiamava e si chiama Otto Regahel, e nell’anno di grazia 2001 diviene commissario tecnico della Nazionale di calcio ellenica. Prima di lui, il buio con piccoli squarci di luce. La nazionale greca prende vita molto tardi rispetto alle proprie pari europee, ed esordisce solo nel 1929 (Grecia-Italia 1-4, aprile 1929). Per anni, resterà sepolta nell’anonimato. “Sfiorerà” la qualificazione al mondiale solo nel 1934, quando verrà inserita in un machiavellico girone a due insieme ai padroni di casa dell’Italia. La sconfitta patita a Milano pochi mesi prima della fase finale, un 0-4 senza storia, segnerà la fine del giovane sogno ellenico. Il silenzio totale del calcio greco si protrarrà fino a tutti gli anni settanta, con un’assenza prolungata e continua da tutte le manifestazioni più importanti. Il primo grande momento del calcio made in Hellas risale alle qualificazioni per l’Europeo 1980, in programma in Italia. La squadra allenata  da Alketas Panagoulias riuscirà nell’impresa di mettere in fila, nel girone sei, squadre del calibro di URSSUngheria e Finlandia, giungendo al primo posto con sette punti in sei partite e qualificandosi a sorpresa alla fase finale della manifestazione. L’esperienza sarà un vero e proprio strazio, con un solo punto (0-0 con la Germania già qualificata e poi campione d’Europa) e un solo gol messi a segno in tre partite. Una prima volta facile da scordare, anche perché resterà fatto isolato per altri tredici anni. La nuova rinascita risale al 1994, allorquando ancora Alketas Panagoulias, ritornato cittì, riuscirà nella mirabolante impresa di qualificare la Grecia ai Mondiali. Il Gruppo 5 vide trionfare la Grecia e la Russia, giustiziere di Ungheria, Islanda e Lussemburgo. Anche la prima apparizione mondiale riserverà solo delusioni al vecchio Panagoulias, tornato a casa con zero gol fatti e zero punti dal girone con Bulgaria, Argentina e Nigeria. Da lì in poi, altro mutismo assoluto fino all’anno di grazia 2001. Rehagel, si diceva. Allenatore vincente in Germania con Werder Brema e Kaiserslautern, il buon Otto è un vero e proprio sergente di ferro, che in un lampo risveglia sentimenti nazionalisti sopiti dalle delusioni e scuote un movimento appiattito sulla svogliatezza di giocatori troppo concentrati sul club e poco disponibili al bene della nazionale in maglia bianca. La qualificazione a Giappone-Corea 2002 è già un miraggio, ed il vero obiettivo diviene Portogallo 2004, il successivo Europeo. Rehagel si inventa una Grecia sparagnina e poco spettacolare, che vince a sorpresa il girone di qualificazione relegando la Spagna agli spareggi. La qualificazione sembra già il massimo risultato possibile per i piccoli carneadi greci, quotati addirittura a 150 a uno prima dell’inizio dell’Europeo. Il girone è roba grossa (i padroni di casa del Portogallo, ancora la Spagna e la sempre temibile Russia), e pare proprio che la bella avventura sia destinata ad un breve quanto amaro capolinea. Invece, avviene l’imponderabile. Protetta da una difesa di ferro e con un capitano, tale Theodoros Zagorakis, capace di buttare a mare anni di anonimato e sciorinare un calcio di quantità e qualità, la Grecia di Otto Rehagel fa il vuoto dietro di sé: all’esordio, piega meritatamente il Portogallo per 21, per poi impattare per 1-1 contro la Spagna. La sconfitta finale con la Russia, 12, diventa indolore grazie alla concomitante vittoria dei portoghesi, che volano al primo posto accompagnati ai quarti proprio da Rehagel & co, che, rinsaviti dallo spavento, ricominciano a fare portenti. Ai quarti, piegano la Francia con un gol di Charisteas, per poi ripetersi con medesimo risultato, con silver gol a firma Dellas annesso, nella semifinale contro la Repubblica Ceca. La finale chiude il cerchio del miracolo, ripresentando la gara col Portogallo e riproponendo lo stesso, storico, incredibile finale. Ancora 1-0, ancora Charisteas, per l’imponderabile che diventa realtà, con la Grecia dei carneadi Campione d’Europa e il Portogallo padrone di casa a piangere lacrime amare per una sconfitta che ha il sapore dell’impossibile. Rehagel diventa in breve un mito inarrivabile, e fa niente se la successiva qualificazione ai Mondiali viene fallita. La Grecia concede all’eroe il tempo di riprendersi dalla sbornia, e il vecchio condottiero tedesco riesce a mettere assieme altri due miracoli. La Grecia si qualifica ad Euro 2008, ed è la prima volta che gli ellenici centrano la qualificazione a due grandi tornei in rapida successione. Il vero e proprio fatto soprannaturale del 2004 non si ripete in Austria e Svizzera, con la Grecia eliminata al primo turno con tre sconfitte in tre gare, ma il grande sogno non è ancora finito. Il ciclo si chiude con la successiva qualificazione ai Mondiali sudafricani, i primi dal 1994. La Grecia incontrerà di nuovo Argentina e Nigeria ai gironi, ma la prima vittoria ad una fase finale mondiale, colta proprio contro gli africani, non basterà ad evitare l’eliminazione per mano di sudamericani e Sud Korea, l’altra squadra del girone. A quel punto, pago e anziano, Rehagel lascerà il testimone al portoghese Santos, già famoso in terra ellenica per gli exploit sulle panchine di AEK Atene, Panathinaikos e PAOK Salonicco. Il nuovo arrivato eredita una nazionale finalmente conscia delle sue possibilità, che continua il suo periodo magico e si qualifica in carrozza (sette vittorie e tre pareggi nel girone F) per Euro 2012. Sono passati poco più di dieci anni dal 2001, e l’onda d’urto di Rehagel sembra avere ancora i suoi magici effetti sul carrozzone del calcio ellenico. Definirlo messia, forse, è un po’ blasfemo. Provate a chiedere ad un greco, però, l’opinione su Rehagel. Vedrete come il concetto di blasfemia o bestemmia possa essere distorto nel nome del calcio e del più grande allenatore che il calcio dei figli di Zeus abbia mai accolto nel Peloponneso.

Una recente formazione della Nazionale ellenica

POCA ESPERIENZA INTERNAZIONALE MA TANTA VOGLIA DI FARE BENE: ECCO I 23 DI SANTOS – L’attuale rosa ellenica a disposizione del portoghese Fernando Santos è un perfetto mix di giovani e di “vecchi” lupi e, pertanto, è una squadra che potrebbe riservare diverse sorprese. la maggior parte dei giocatori (ben 16 su 23) milita nella Souper Ligka Ellada, il campionato locale. Tra i pali il titolare dovrebbe essere il portiere del Palermo Alexandros Tzorvas: in questo campionato l’estremo difensore rosanero non ha offerto garanzie alla squadra di Mutti, ma sul palcoscenico europeo potrebbe riscattarsi. Alle sue spalle c’è Sifakis, già portiere di OFI Creta e Olympiakos ora all’Aris Salonicco. In difesa le due certezze sono Vyntra e Torosidis, 80 partite in due con la maglia della Nazionale. Gli altri pilastri sono l’ex Genoa e Milan Sokratis Papasthatopoulos e Avraam Papadopoulos dell’Olympiakos. Un altro Papadopoulos, Kyriakos, potrebbe essere una rivelazione. Il giocatore classe 1992 dello Schalke ha esordito fra i professionisti a soli 15 anni e ha collezionato finora 5 partite con la Nazionale, condite però da 2 reti. Non male per un giovane difensore. A centrocampo giganteggia ancora l’eterno Giorgios Karagounis, 110 gare e 7 marcature con “la nave pirata” (soprannome della Nazionale greca). Al suo fianco ci saranno Katsouranis (altro “vecchietto”, ex Benfica ora al Panathinaikos) e Pantelis Kafes. Anche in questo reparto vanno tenuti sotto controllo due giovani dotati di molta qualità: Ioannis Fetfatzidis e Sotiris Ninis. Entrambi classe ’90, sono centrocampisti rapidi e dinamici (165 cm il primo, 173 cm il secondo). Entrambi sono cresciuti in madre Patria ma sono già pronti a stupire anche in campo internazionale. In attacco il CT Santos potrà ancora contare sul trentasettenne Nikos Liberopoulos, attualmente il migliore marcatore della selezione greca. Salpigidis e Samaras saranno alle sue spalle, mentre l’ex Panserraikos Georgiadis farà da outsider.

PUNTO DEBOLE: La poca esperienza internazionale e la mancanza di un bomber di razza (Liberopoulos ha segnato poco al di fuori del campionato greco e inoltre è già avanti con gli anni).
PUNTO FORTE: La voglia di mettersi in mostra del gruppo: i giovani vogliono ben figurare davanti alle grandi d’Europa, i “vecchi” vogliono mostrare a tutti di non essere ancora finiti.

A cura di Nicolò Bonazzi e Alfonso Fasano

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