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MilaMento, non mi piace questo flirtare con Guardiola

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Non mi piace. O meglio, nel Milan certe cose proprio non mi piacciono, mentre in altre quasi quasi ci spero. Dall’altra parte dell’oceano al grido di “four more years” è stato riconfermato un condottiero, nel bene e nel male.

Da questa parte, con le dovute proporzioni, non si sa nemmeno se rimangono “four more weeks” (per citare il grido strozzato dei sostenitori dell’altro candidato d’oltreoceano) al condottiero del Milan, se così vogliamo chiamarlo.

Ma quello che più non piace è questo flirtare con Guardiola, prontamente smentito dalla società. Non perché Guardiola non sia un grande tecnico, anzi. Ma perché se di programmazione “a 4 anni” si vuole parlare, forse era meglio pianificarla prima, già quando i sentori della fine ingloriosa della stagione scorsa erano diventati realtà, così da creare il giusto mercato dei giovani (credo molto in El Shaarawy, Bojan e Constant), ma con un gioco che sia uno a sostenerli, onde evitare di scottarsi, se non bruciarsi come ha fatto il catalano a Roma, e ripartire da loro.

[smartads]

E in modo da non gettare alle ortiche rapporti con giocatori-simbolo del calcio rossonero quali Seedorf, Gattuso e Inzaghi solo perché poco graditi al tecnico attuale, che finito il gioco “palla-a-Ibra-e-speriamo-che-me-la-cavo” sta dimostrando ricchezza di moduli fantasiosi ma nessuna concretezza: Seedorf forse giocava da fermo, ma col bene che si può volere a Emanuelson, Clarence metteva palloni quando e dove l’altro olandesino non riesce nemmeno a pensare possano arrivare. E se non fosse per il piccolo grande Faraone, Montolivo, Abate e pochi altri, i rossoneri navigherebbero in zone ancora più tristi della classifica.

Classifica che in Europa, solo grazie alla mediocrità del girone e al di là della prestazione luci e ombre di ieri sera, rende l’accesso agli ottavi di finale ancora possibile.

A cura di Paolo Ponti

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