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Balotelli sulla copertina del Time

Balotelli sulla copertina del Time
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Dall'amore per il calcio a quello per la famiglia. Dalla lotta al razzismo al segreto per i calci di rigore

LONDRA, 2 NOVEMBRE – Mario sbarca oltreoceano grazie alla copertina dedicatagli dal Time versione Europe, Asia e South Pacific. Non stiamo parlando di quel Mario, Monti, che pochi mesi fa, durante il periodo degli Europei di calcio, aveva occupato la stessa pagina. Stavolta i lettori del settimanale statunitense, nell’edizione destinata al mercato europeo, asiatico e delle terre del sud del Pacifico, potranno conoscere “the meaning of MarioBalotelli.

WHY ALWAYS ME? – Il rapporto con il mondo del giornalismo, dei tabloids inglesi in particolare, non è mai stato rose e fiori. Fino a questo momento Mario aveva sempre attirato l’attenzione dei media più per le sue balotellate che per l’uomo Balotelli. Accettando di sottoporsi a varie domande, la prima è stata proprio a riguardo della celebre frase che mostrò nel corso di un’esultanza. Quel “perchè sempre io?” viene spiegato come uno sfogo, un messaggio rivolto a tutti quelli che, in quel momento, avevano focalizzato la loro attenzione in maniera morbosa e poco costruttiva verso di  lui. Quel ragazzo italiano, conosciuto soprattutto per aver bruciato parte della sua abitazione o per aver lanciato freccette da un balcone o per aver fatto stragi di cuori tra le ragazze nelle sue serate ludiche. Mario è un ragazzo sicuro di sè, di quello che vale, non solo sul campo di gioco ma anche al di fuori del rettangolo, dove ha intenzione di giocare la partita della sua vita lanciando messaggi diversi da quelli che normalmente vengono recepiti all’esterno.

UN BAMBINO ABBANDONATO – Balotelli ha una storia molto delicata e triste alle sue spalle. Alludendo alla sua infanzia confessa di essersi sentito un bambino abbandonato, dalla famiglia naturale di origini ghanesi. Un bambino che nella sfortuna ha avuto la fortuna di ricevere l’affetto di una famiglia adottiva, di Brescia, alla quale dichiara tutto il suo amore e la sua riconoscenza quando gli viene ricordato del bacio dato alla madre al termine di una partita negli ultimi campionati europei di calcio. A proposito, poi, di una sua futura paternità, confessa un particolare legato proprio al alla sua storia: “Penso che mio figlio avrà bisogno di una madre che sappia dire di no. Forse perché da piccolo ho sofferto molto. Quindi gli vorrò così tanto bene che non saprò dirgli di no“.

AGAINST THE RACISM – “Le persone razziste sono poche ma non puoi fare nulla con di loro perchè sono stupide ed è inutile parlarci. Io spero di poter aiutare le persone italiane ad essere meno razziste e lo stesso vale per gli inglesi“. La sensibilità che forse in pochi si aspettano dal giovane attaccante italiano, passa anche per il triste fenomeno del razzismo, col quale confessa di aver avuto i primi problemi quando ha iniziato la sua carriera calcistica.

La lotta al razzismo lo porta a dichiarare un’inaspettata ammirazione verso Barak Obama: “Quando Obama fu eletto per la prima volta ero felice perchè era la prima volta che un uomo di colore andava alla Casa Bianca. Mi piacerebbe conoscerlo di persona, un giorno“. Un piccolo omaggio agli Stati Uniti rimarcando l’orgoglio di “vedere un uomo di colore diventare il capo del primo Paese al mondo”.

IL GIOCO DEL FOOTBALL – Tornando alla versione prettamente calcistica di Balotelli, gli americani, amanti delle statistiche, gli chiedono come sia possibile detenere una media realizzativa sui calci di rigore del 100%, anche migliore di quella di Messi. La risposta di Mario non smentisce le aspettative: “E’ un gioco psicologico fra me e il portiere. Io so come controllare il mio cervello. E quando il portiere si muove prima di me, significa che ha perso“.

Il fenomeno italiano, così come viene definito dagli americani, ha le idee chiare sul suo futuro. In quello più prossimo dichiara di voler rimanere nel club in cui attualmente milita, il Manchester City, dove è approdato grazie al suo allenatore anche ai tempi dell’Inter Roberto Mancini, che rappresenta un padre adottivo calcisticamente parlando. Per il futuro più lontano ha già intenzione di cambiare squadra e forse Paese, perchè  è convinto di non voler restare tutta la vita lì. Guardando ancora oltre, ammette di avere uno scopo ambizioso:  “Quando finirò di giocare al football, spero di farlo da migliore del mondo“.

Finalmente Mario è alla ricerca dei canali giusti per far conoscere quel lato nascosto che tutti gli appassionati, e non, vorrebbero continuare a scoprire. Grazie a questi nuovi aspetti, da oggi Balotelli sarà accolto ancor di più a braccia da tutto il mondo, dall’Italia in primis.

a cura di Gaetano Galotta

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One Response to Balotelli sulla copertina del Time

  1. Andrea 2 novembre 2012 at 17:06

    Il titolo dell'articolo non corrisponde alla realtà, Mario Balotelli non è infatti sulla copertina di Time USA ma su Time Europe, Middle East, Africa, Asia e South Africa

    Fonte: http://www.time.com/time/magazine

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