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Come aumentare la nostra prestazione fisica senza prendere EPO?

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Doping, il cancro di questo sport

Doping

BARI, 29 OTTOBRE – Ogni nostra attività richiede energia, che sia l’andare a fare la spesa, il lavorare, il sollevare pesi o salire le scale o anche soltanto il leggere un libro, seduti in poltrona. Tale energia viene prodotta utilizzando i nutrienti presenti negli alimenti e necessita, per una resa ottimale (che tuttavia non sarà mai, neanche nel più sano e allenato degli atleti, pari al 100%) di
ossigeno.

COME AUMENTARE LA PRESTAZIONE FISICA? – Certo, i muscoli lavorano anche quando di ossigeno c’è una scarsa riserva (altrimenti non si potrebbe parlare di esercizio anaerobio) ma a che prezzo? Quando c’è poco ossigeno il muscolo cerca comunque di usare il glucosio per produrre energia attraverso una via che, però, porta alla formazione del ben noto acido lattico: esso è uno dei responsabili della “fatica muscolare” e del dolorosissimo crampo. L’ossigeno viene portato alle cellule dai globuli rossi, che sono in numero di circa 4 – 4,5 milioni. Da qui un’idea che si è impossessata soprattutto di chi ha bisogno di ossigeno per fini agonistici: cercare di innalzare il numero dei globuli rossi secondo l’uguaglianza “più globuli rossi=maggiore capacità di trasportare ossigeno ai muscoli e al resto del corpo= prestazioni maggiori  e più durature”. Un trucco sarebbe quello di passare un periodo ad alta quota prima della gara (come fanno alcuni ciclisti): la ridotta concentrazione di ossigeno nell’aria rarefatta di montagna è di stimolo all’organismo per aumentare la produzione dei globuli rossi, in modo da ottimizzare il trasporto di ossigeno. Questo effetto è di breve durata e la conta globulinica ritorna alla norma dopo un paio di mesi al ritorno in pianura. Cosa stimola il midollo osseo a incrementare il numero di cellule rosse del sangue? Per capirlo dobbiamo fare riferimento al rene: ogni minuto per la circolazione renale passano 1,2 litri di sangue (circa il 20% della gittata cardiaca). Il rene ha anche la funzione di valutare se lo stato di ossigenazione è ottimale: quando rileva il contrario rilascia un ormone, l’eritropoietina, che si comporta da fattore di crescita, ovvero si lega alla membrana delle cellule staminali del midollo e ne induce la maturazione in globuli rossi.

Globuli rossi

EPO NATURALE ED EPO ARTIFICIALE – L’eritropoietina che gli atleti utilizzano è quindi la stessa sostanza? La risposta è no: l’effetto è lo stesso ma quella assunta come dopante è “ricombinante”, cioè ottenuta dalle industrie farmaceutiche, con una struttura molecolare leggermente diversa da quella della EPO umana. Essa è usata, legalmente, come farmaco in soggetti con grave anemia dovuta a ridotta capacità del midollo di rifornire il sangue di globuli rossi, o che ha perso questa capacità in seguito a cure chemioterapiche; gli atleti non rientrano in questa categoria, e gli effetti della EPO sul loro corpo sono devastanti. In un primo momento la resa fisica è ovviamente maggiore, ma la condizione a cui vanno incontro gli atleti si chiama policitemia secondaria: letteralmente, dal greco “tante cellule del sangue” e “secondaria” perché non deriva da difetti genetici (nel qual caso si chiamerebbe primaria) ma da sostanze o condizioni esterne all’organismo (anche l’esposizione in montagna determina policitemia, ma con effetti non certo negativi come l’assunzione di EPO). L’elevato numero di globuli rossi provoca ipertensione e aumenta la viscosità del sangue. L’ipertensione si ripercuote sull’equilibrio cardiovascolare, sovraccaricando il cuore: negli atleti, giocoforza, la pompa cardiaca va incontro a ipertrofia, ovvero aumenta il numero delle fibre contrattili per far fronte all’aumentata richiesta di lavoro; con l’esercizio si sviluppa il cosiddetto “cuore d’atleta”, la cui forza contrattile è maggiore rispetto al cuore di chi conduce una vita sedentaria. Ora, un cuore già “pompato” per il continuo esercizio fisico, in un atleta che decida di assumere EPO, deve ulteriormente contrastare un aumento di pressione e l’ipertrofia cardiaca sarà talmente elevata che lo spazio dei ventricoli rischierà di ridursi: il cuore avrà maggiore forza per pompare il sangue, ma se il ventricolo ne contiene una piccola quantità, tale forza non varrà poi a molto; il rischio è di ridurre l’apporto di ossigeno a tessuti importanti, in primis il cuore stesso.

Il sangue che abbia un grande numero di globuli rossi è anche più viscoso: un sangue viscoso, denso, va maggiormente incontro a fenomeni di coagulazione fino a che nel circolo si formano veri e propri trombi che possono ostruire i vasi e provocare danni più o meno notevoli a seconda della sede colpita; se poi da questi trombi si dipartono emboli, essi possono colpire praticamente qualsiasi
distretto e provocare danni cardiaci e cerebrali. Sembra proprio che non valga la pena di fare tutto questo, quando, con lo
sforzo continuo e il sacrificio, si ottengono effetti simili, più duraturi, senza effetti collaterali e soprattutto più soddisfacenti dal punto di vista fisico e umano.

a cura di Giuliano Mersini

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