Andrea Croce

Supercoppa spagnola, Barcellona e Real Madrid dicono no alla Cina

Supercoppa spagnola, Barcellona e Real Madrid dicono no alla Cina
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Il trofeo della discordiaMADRID 16 OTTOBRE – Nella sede della Federazione Spagnola (RFEF) si sono riuniti ieri i club della Liga per decidere l’unico punto all’ordine del giorno: disputare le prossime edizioni della Supercoppa di Spagna in Cina, più precisamente a Pechino. Quello che sembrava un semplice passaggio, per poi ratificare una decisione annunciata già a Giugno dalla RFEF, si è trasformato nell’ennesima spaccatura di un sistema calcio che vede da una parte Barcellona e Real Madrid e dall’altra il resto dei club. Dopo le critiche ricevute riguardo la ripartizione dei proventi televisivi, Barça e Real si ritrovano, almeno per una volta, dalla stessa parte.

PERCHÉ LA CINA – La Federazione Spagnola, seguendo l’esempio della FIGC, ha deciso di cedere alle lusinghe e ai milioni di euro (circa 40) che la Cina, attraverso la United Vansen International Sport, ha messo sul piatto per poter ospitare 5 delle prossime 7 edizioni della Supercoppa Spagnola. Una finale unica, dopo una lunga tradizione, iniziata nel 1982, in cui il trofeo è stato assegnato con partite di andata e ritorno. L’enfasi data all’annuncio di quest’estate lascia pensare che l’accordo di massima sia stato già raggiunto, ma la mancata ratifica di ieri lascia aperti molti scenari.

IL PESO DEI NUMERI – I no di Barcellona e Real Madrid non sono certo casuali: su un totale di 27 edizioni (il trofeo non si disputò nel 1986 e nel 1987, e si assegnò automaticamente a chi vinse sia titolo che coppa del Re nel 1984 e 1989), solo in due occasioni la finale non vedeva in campo una tra Barça e Real. Il clasico si è disputato per ben 5 volte, 2 delle quali nelle edizioni 2011 e 2012. Questo non significa che la RFEF debba cedere alle pressioni di chi, pur non avendo ancora la certezza di raggiungere la finale, prova a dettare le regole, ma è chiaro che non può sottrarsi dal confronto.

IL PASTICCIO – Non è ancora ben chiaro se questo dietrofront delle due superpotenze spagnole sia maturato solo all’ultimo minuto, oppure se l’accordo con i cinesi sia stato effettivamente formalizzato senza il consenso, o almeno il placet, dei club. Certamente questa storia fa emergere ancora una volta l’inadeguatezza di alcuni manager che, come accade in casa nostra, non riescono a gestire delle società-azienda, che pur con interessi individuali diversi tra loro, restano parte di un unico business. Alla fine della riunione il presidente dell’Atletico Madrid Enrique Cerezo ha dichiarato che: “alla maggior parte dei club interessa giocare in Cina, perché l’offerta economica è più vantaggiosa, e a loro no“. “Il Real Madrid e il Barcellona avranno i loro motivi che spiegheranno, ma la Federazione prenderà una decisione collegialmente, e tutti dovranno accettarla“.

I MOTIVI – La stragrande maggioranza dei club di Liga, pur riconoscendo le difficoltà in termini di organizzazione della trasferta proprio in avvio di stagione (cambio di preparazione, fuso orario), non possono  permettersi di rinunciare a quel tipo di offerta. Secondo quanto filtrato dai presenti, le ragioni che hanno spinto Real Madrid e Barcellona verso il no sono legate alle difficoltà per i tifosi di assistere al match e alla mancanza di una doppia finale, ma sono motivazioni che appaiono deboli, se non rivisitate in chiave economica. Basti pensare che quest’anno il Barcellona ha incassato 7,4 milioni di € grazie alla doppia sfida di fine agosto. I due club conoscono la forza del loro marchio e sembrano poco disposti a venderlo, se non in esclusiva.

SCENARI FUTURI – Non ci sono molte possibilità che la Federazione possa, e voglia, fare un passo indietro riguardo l’accordo raggiunto. Sarebbe una sconfitta enorme per l’intero sistema calcistico spagnolo e una perdita di credibilità per la Federazione n.1 nel ranking mondiale. C’è però anche il rischio che, se si ripresentasse una finale tra Barça e Real, i due club possano portare lo strappo al limite e, di comune accordo, decidere di non andare in Cina. L’unica cosa certa è che queste scaramucce potranno avere ripercussioni sull’accordo, almeno dal punto di vista economico. Infatti la United Vansen International Sport ha quantificato l’investimento in relazione a chi disputerà la finale: il clasico sarebbe pagato 8 milioni di euro ad edizione, mentre un’altra partita 6 milioni. Forse la poca differenza di valore ha lasciato perplessi i dirigenti di Barcellona e Real Madrid, convinti di poter chiudere ad una cifra più alta.

La logica vuole che anche loro si pieghino al volere della maggioranza dei club, ma non sarà certo un accordo indolore. Infatti il vero obiettivo di Sandro Rossel e Florentino Perez potrebbe essere la torta dei diritti televisivi, specie dopo le numerose critiche e prese di posizione degli altri presidenti. Da quest’estate ci si interroga sull’opportunità di rivedere il criterio di assegnazione dei proventi che arrivano dalle televisioni, dove Barça e Real la fanno da padroni. L’idea di rinunciare a parte di quei 140 milioni a testa, peserebbe molto sui bilanci societari tanto che, l’alleanza di ieri appare sempre più strategica: perdere la battaglia sulla Supercoppa per vincere la guerra dei diritti tv.

Andrea Croce

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