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Moratti: “Crediamo allo Scudetto. Guardiola? Ne ho già uno bravo”

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Massimo Moratti

MILANO, 15 OTTOBRE – Intervistato dalla trasmissione di Rai Uno “5’ di recupero”, Massimo Moratti, patron dell’Inter, fa il quadro dei più disparati argomenti riguardanti la Beneamata, dal suo settore giovanile di gran successo allo scudetto, dal suo mister che assomiglia a Mourinho a qualche punzecchiatura qua e là alla Juventus. In un periodo di fiducia e ottimismo in casa Inter, tradotti dalla recente vittoria nel derby e dal fatto di essere a pochi punti dalla vetta che di nome fa Juve e di cognome Napoli, il presidente nerazzurro affronta quindi con più serenità temi che qualche settimana fa, in un periodo di non buonissimi risultati per la squadra allenata da Stramaccioni, difficilmente sarebbero potuti essere stati toccati. Ecco i passi più interessanti dell’intervista.

UNA PRIMAVERA GIA’ SBOCCIATA – Il primo tema affrontato dal presidente Moratti è quello delle giovanili nerazzurre, che negli ultimi anni hanno regalato alla società grandi soddisfazioni e grandi talenti in procinto di essere lanciati in prima squadra. Un settore sul quale l’Inter spende da sempre molte energie e moneta, ottenendo in cambio però grandi risultati, come la vittoria della ormai nota Next Generation Series, da tutti conosciuta come la “Champions League dei giovani”, dell’anno passato. “È importante per il futuro della Società. I giovani hanno dato ottimi risultati ma soprattutto sono dei giocatori molto buoni. Questo vuol dire aver lavorato bene e costruire un qualche cosa di buono di questo genere“, ha detto a riguardo Moratti. Ma il frutto più grande colto dalla Primavera, almeno per quest’anno, non è stato un giocatore, bensì l’allenatore, Andrea Stramaccioni. Il giovane mister, prelevato dalla Capitale, è stata una vera sfida voluta affrontare da Massimo Moratti che, dopo averlo visto condurre i suoi giovani uomini alla vittoria finale del trofeo sperimentale europeo, ha voluto provare un vero e proprio azzardo affidandogli la panchina della prima squadra, avendo visto grandi doti in lui. Una scommessa che, per il momento, sembra rivelarsi vincente. In molti pensano che Moratti l’abbia messo nella panca dei grandi perché ha visto in lui doti affini a quelle di un altro grandissimo allenatore del passato recente interista, quel Josè Mourinho ormai entrato nei cuori di ogni tifoso nerazzurro che si rispetti. Tant è che lo stesso patron ha azzardato il paragone tra i due. “Il paragone l’ho fatto sulla dedizione al lavoro, perché quello è un fatto importante per qualsiasi professionista. Alcune volte distratti dalla pubblicità, dalla popolarità, è meno facile che ci sia questo tipo di dedizione, invece lui ce l’ha e ce l’ha naturalmente. Se poi riesce ad avere anche gli stessi risultati..”, dice sorridente Moratti. Un confronto basato quindi sulla dedizione al proprio lavoro, sulla grinta che si ha ogni qual volta si debba difendere la propria squadra dall’attacco dei media, ma soprattutto sull’attaccamento ai colori nerazzurri. Un piccolo Mourinho fatto in casa, dunque, del quale Moratti non poteva non innamorarsi. Arrivando a considerarlo addirittura migliore di uno dei suoi pallini: “Guardiola? “Ma io ho già uno bravo..”

IL FUTURO SOCIETARIO – Da quando un gruppo di investitori cinesi, facenti parte della China Railway Construction Corporation, sono entrati a far parte della società Inter ,iniettando moneta cantante nelle casse nerazzurre per permettere investimenti sul futuro nuovo stadio, ci si domanda spesso se prima o poi non possa arrivare un’offerta, che sia cinese o meno, che possa far capitolare Moratti e fargli cedere la presidenza del club. A riguardo, l’amministratore delegato della Saras ha risposto così: “Io credo che l’evoluzione del calcio sia un’evoluzione verso una grandissima società. Da quando ho preso l’Inter penso che il passo successivo sia quello di far gestire tutto ad una grandissima società, ad una multinazionale o qualche cosa del genere. Poi vediamo la realtà, ci confronteremo e vediamo cosa succederà…”. Insomma, porte aperte verso futuri investitori – probabilmente sempre asiatici – che riportino soldi ed entusiasmo in un sistema economico relativo al calcio sempre più in crisi. Ma chi in società potrebbe presto entrarci, non in veste di investitore ma in quella di bandiera e simbolo della squadra, è il leggendario Capitan Zanetti. A vederlo correre, ogni domanda relativa ad una sua prossima data di ritiro sembra scappare per la vergogna, ma d’altronde bisogna avere la consapevolezza che la carta d’identità non mente e, ad un certo punto della propria carriera bisogna iniziare a pensare al futuro fuori dai campi di calcio. Ma se per alcuni questo futuro significa abbandonare completamente l’ambiente calcio, per altri, come Pupi, distaccarsi da ciò e da chi ti ha reso mito è impossibile. E dal campo d’allenamento agli uffici della sede dell’Inter, il passo sembra essere davvero breve per chi ha contribuito più di chiunque altro ad arricchire la storia nerazzurra. Moratti interviene a riguardo, paragonando la situazione di Zanetti a quella di un’altra bandiera, Alessandro Del Piero, che a differenza del Pupi però ha subito un trattamento diverso dal proprio club di appartenenza in Serie A. “Zanetti è un ragazzo fantastico come credo lo fosse anche Del Piero” – ha detto il presidente – “Ha un suo futuro scritto e voluto da lui, nel senso che si è costruito un suo futuro anche da dirigente, sempre che smetta di giocare a calcio!” dice sorridendo il patron nerazzurro. Quasi a punzecchiare la presa di posizione della Juve riguardo il proprio, a questo punto ex, capitano.

CAPITOLO JUVE E SCUDETTO – In tal proposito, inevitabile, una volta citato Del Piero, passare ad interpellare Moratti riguardo il capitolo Juve. Più precisamente, il suo capitolo giudiziario, la cui causa non sembra voler essere appoggiata dal figlio del grande Angelo Moratti. «Quando c’è una polemica, e qualcuno si sente colpito dalla Giustizia Sportiva perché ritiene di avere ragione, si comincia a voler cambiare tutto.– Ha detto il presidente nerazzurro – “Io però ritengo che la Giustizia Sportiva sia oberata di lavoro, anche perché ogni giorno c’è un problema serio e nuovo da affrontare. Credo sia difficile giudicarla negativamente». Insomma, un contrasto assolutamente netto con gli ideali del presidente della Juve, che ha invece spesso attaccato negli ultimi tempi il sistema giudiziario calcistico in merito alle condanne dei suoi dipendenti, Conte in primis. Le parole di Moratti vanno quindi a riaccendere una rivalità, quella del Derby d’Italia, ormai assopitasi da anni, o almeno a livello calcistico: dopo tanto tempo, infatti, l’Inter torna a sfidare la Juve per lo Scudetto, seppur di sfide verbali dallo scandalo Calciopoli in poi se ne siano viste tante, anche troppe, tra le due diversissime fazioni. E a proposito di scudetto, Moratti, in chiusura, si sente di lanciare una sfida agli attuali Campioni d’Italia: “Se credo allo scudetto? Ci credo e devo crederci perché così ci credono anche i giocatori“. Dunque, l’ennesima sfida lanciata in una rivalità che torna a definire l’immagine del calcio Italiano.

A cura di Giovanni Nolè

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