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Calcio Estero

L’Irlanda vuole la sua testa, ma Trapattoni non si dimette

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Giovanni Trapattoni, tecnico dell'Irlanda dal 2008 al 2013
Giovanni Trapattoni

DUBLINO, 13 OTTOBRE – Davvero una figuraccia: nella partita valevole per la qualificazione ai Mondiali in Brasile giocata ieri l’Irlanda allenata da Trapattoni ha perso davanti a 52mila spettatori contro la Germania per 6-1.

Niente di peggio per l’orgoglioso popolo irlandese, niente di peggio per il Trap: già dopo le partite del girone di Euro 2012, dove “The boys in green” hanno collezionato tre partite e altrettante sconfitte, la stampa aveva scagliato contro l’ex allenatore della Nazionale italiana gravi accuse, adducendo al fatto che i metodi usati da Trapattoni fossero ormai obsoleti e che la squadra ormai non seguisse più il suo coach. Ora gli stessi detrattori chiedono alla federazione irlandese l’esonero dell’allenatore, che dal canto suo vuole continuare la sua sfida. Vuole tornare a trasformare i sonori fischi di ieri sera negli scroscianti applausi che arrivarono durante le partite di qualificazione al Euro 2012, la seconda apparizione in un Europeo nella storia della nazionale di Keane e compagni.

LA SITUAZIONE NEL GIRONE – Ora la corsa al mondiale si complica per l’Irlanda: proprio la Germania e la Svezia hanno già tre punti di vantaggio sui verdi, che dovranno trovare il pronto riscatto già Martedì sera contro le FarOer. Ma soprattutto bisognerà risollevare il morale di giocatori che hanno subito la più larga sconfitta nella storia della nazionale irlandese; ma questo, è risaputo, è compito dell’allenatore.

Matteo Mistretta

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