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Roma, perché Zeman non può fare a meno di Osvaldo e De Rossi

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ROMA, 13 OTTOBRE – Che la stagione della Roma sia stata, fin qui, tribolata, è sotto gli occhi e sulla bocca di tutti. L’arrivo di Zeman e un mercato di primo piano avevano alimentato più di un sogno scudetto nella metà giallorossa del cuore della Capitale, sogno che, al momento, è stato sostituito da una dura realtà. La vittoria per 2-0 sull’Atalanta di domenica scorsa ha alimentato numerose polemiche, essendo arrivata con l’assenza in campo di Osvaldo e De Rossi, messi fuori dal tecnico boemo in quanto accusati di scarso impegno, con tanto di avallo della società, schieratasi al fianco di Zeman. A una settimana di distanza, i due romanisti sono i protagonisti della vittoria della spedizione azzurra in quel di Yerevan, Armenia, ai confini dell’Europa e del calcio stesso. Un gol ciascuno, prestazione convincente da parte di entrambi e qualche parolina di fuoco ai microfoni sono gli ingredienti che rischiano di trasformare Roma in una nuova polveriera. L’italoargentino e “Capitan Futuro” sono due elementi imprescindibili del nuovo corso giallorosso, targato USA? Il “progetto” giallorosso può rimanere in piedi anche con un tecnico “fondamentalista” come Zeman? Proviamo a dare una risposta a queste domande.

IL PRESENTE E IL FUTURO GIALLOROSSO – Il mercato estivo della Roma, fatti salvi alcuni colpi come Balzaretti e Destro, è stato soprattutto un mercato in prospettiva. Che Marquinhos, Dodò, Castan, Piris e Tachtsidis avessero bisogno di un po’ di tempo per ambientarsi era stato sicuramente messo in conto dalla dirigenza e dal tecnico giallorosso. Discorso diverso per il baby Florenzi, che ha dimostrato di saper reggere bene la pressione della maglia che indossa, anche in grandi palcoscenici, come San Siro o lo Juventus Stadium. Paradossalmente, anche Mattia Destro, autentico colpo di mercato firmato da Sabatini, sta arrancando, non riuscendo a trovare troppo spazio da titolare, complice anche l’esplosione di Erik Lamela, il giocatore che appare maggiormente galvanizzato dalla cura Zeman. Con delle nuove leve che faticano a ritagliarsi un ruolo da protagonista, il tecnico non potrà permettersi di fare a meno dei suoi uomini maggiormente rappresentativi: Totti, mai messo in discussione, nonostante qualche prestazione opaca, e i due “eroi di Yerevan” appunto, Osvaldo e De Rossi. Solo affidandosi a questo terzetto Zeman potrà garantirsi il tempo necessario all’esplosione del suo personale “progetto“.

L’OSSESSIONE TRICOLORE – Parlare di scudetto già in questa stagione è abbastanza azzardato, ma se il boemo riuscirà a rimanere in sella anche per la prossima stagione, dando tempo alla squadra di assimilare il suo gioco e ai nuovi arrivati di prendere maggiore confidenza con il campionato italiano, non è detto che non se ne possa riparlare il prossimo anno, magari con qualche innesto di spessore in alcuni ruoli chiave, come la fascia destra, dove sia Piris che Taddei non si sono dimostrati all’altezza del loro compito, o il centrocampo, in cui il solo De Rossi e il giovane Florenzi non possono fare miracoli e su cui pesa come un macigno l’assenza di Pjanic. Per realizzare un progetto, insomma, occorre prima di tutto una buona dose di pazienza, insieme a un pizzico di coerenza, sia a livello tattico che a livello gestionale. Ricominciare tutto tra qualche mese spegnerebbe definitivamente le speranze di una grande Roma, con buona pace dello sbarco degli Americani nella Capitale.

Vincenzo Arnone

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