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Inter, Andrea Stramaccioni e Josè Mourinho a confronto

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Stramaccioni, predecessore di Mazzarri

MILANO, 8 OTTOBRE – Era un qualcosa che  si sentiva nell’aria, nell’ambiente interista, e non, era una sensazione che si avvertiva ma che nessuno aveva il coraggio di esternare. Uno strano presentimento difficile da raccontare a parole, per la paura di scomodare un totem del calcio. E’ servita una vittoria simbolica, significativa, come quella di ieri nel derby di Milano per dar coraggio a tutti quelli che avrebbero voluto e solo ora hanno potuto palesare un paragone così irriverente. Anzi, dopo la vittoria contro il Milan chiedere ad Andrea Stramaccioni cosa pensasse del confronto con Mourinho è divenuta una domanda quasi scontata, d’obbligo, attesa dal pubblico che ha ricevuto finalmente una risposta.

“NON SONO NESSUNO RISPETTO A LUI” – Da chi se non dal presidente Moratti sarebbe potuto provenire il primo input. Da colui che ha avuto l’ardire di scegliere come allenatore della sua squadra un giovane tecnico sconociuto ai più, catapultato in una realtà traumatizzante come quella della Serie A e dell’Inter in particolare. “Stramaccioni è professionale, lavora tanto, ci crede, fa tutto quello che si deve fare. Mi fa piacere che sia così, poi la scelta dei calciatori lascio giudicare a lui. Ho pensato di mettere lui come tecnico perché ha doti di intelligenza sia come allenatore che come persona. E questo lo fa assomigliare all’altro personaggio. Ma la cosa che più lo fa assomigliare è la dedizione al lavoro, davvero ammirabile“. Passando da un microfono a un altro il patron nerazzurro dimostra come il ricordo del tecnico portoghese sia rimasto indelebile e come a partire da quel 22 maggio 2010 tutti gli allenatori dell’Inter saranno valutati secondo un solo ed unico metro di giudizio, che di nome fa Josè. Sarà un bene o un male ma i riflettori puntati addosso proprio non se li sente Andrea Stramaccioni, che questa mattina a Coverciano commenta le parole del suo presidente: “Le parole del presidente mi riempiono di orgoglio. Quello con Mourinho è un paragone che mi fa sorridere. Io non sono nessuno, Mourinho ha vinto ovunque dimostrando il suo valore in tanti paesi. Mi fa piacere il paragone ma ho l’intelligenza per dire che non sono nessuno rispetto a lui“.

EMPATIA – Nell’intervista odierna l’allenatore romano continua a parlare del derby, in particolare gli viene chiesto dell’esultanza sotto la curva a fine partita, che commenta in questo modo:  “Ho voluto ripagare la fiducia che mi avevano dato. Dopo la sconfitta col Siena la curva era stata l’unica a sostenere la squadra e me, mentre il resto dello stadio fischiava. Il loro atteggiamento mi aveva colpito, si vede che avevano apprezzato la chiarezza di una persona come me, e per questo è nata un’empatia“. Già, empatia, quel termine che usava sempre Mourinho, quel filo conduttore che lo ha legato ai tifosi, ai calciatori e ai collaboratori sempre prima che il legame potesse essere saldato con i risultati. Il primo punto in comune è proprio la capacità comunicativa, la facilità con cui l’uomo viene apprezzato prima del tecnico, la sensibilità con cui trasmette insieme serenità e grinta al gruppo. Insieme dimostrano di avere la capacità del condottiero di gestire le risorse umane, di esultare sotto la curva e di esaltare la curva, di curare l’aspetto mentale assurgendolo a fase fondamentale al pari di quella fisica e tecnica.

LAVORO SUL CAMPO – Infine è la duttilità di Stramaccioni l’altra freccia nel suo arco, con la quale in corsa sa cambiare moduli e schemi gestendo le situazioni in base alle necessità senza teoremi immodificabili a priori. La preparazione maniacale degli aspetti tattici, la previsione di ogni possibile dinamica, l’elasticità trasmessa alla squadra, è altra caratteristica comune ai due tecnici. E se si vuol essere ancora più precisi Mourinho ha appreso questa qualità soltanto durante la sua esperienza all’Inter, dove ha dovuto abbandonare il suo credo nel 4-3-3, mentre Stramaccioni fa di questa duttilità uno dei suoi cavalli di battaglia fin dai tempi della Primavera.

E se il buongiorno si vede dal mattino, i tifosi interisti sognano che questo potrebbe solo il primo passo di un lungo cammino, firmato “Special one“.

a cura di Gaetano Galotta

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