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Roma, il gioco di Zeman non funziona. E ora il boemo rischia

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ROMA, 1 OTTOBRE – Tira davvero una brutta aria in casa Roma. Quelle speranze, arrivate col ritorno di Zeman in panchina e con un mercato pieno di volto nuovi che ben entusiasmava, sono ormai svanite, in coincidenza di una sconfitta che mette di fronte alla Roma la faccia della crudele realtà: la squadra, al contrario di quanto paventassero in tanti nel pre-campionato, non è da scudetto, e se non fosse bastato il molto poco convincente campionato disputato prima della partita di sabato, allora si guardi proprio all’ultimo match di Serie A, quella che ha visto opposta alla Roma proprio la presunta rivale diretta per lo scudetto, l’imbattibile Juve. Match che è stata la sintesi di tutto ciò che ha sbagliato la Roma in questo avvio di competizione: nessun gioco, enormi e costanti cali di concentrazione, squadra sbilanciatissima e incapacità di rialzarsi alla prima difficoltà. Tutte cose che, confermate dagli scarsi risultati ottenuti fin’ora (due sole vittorie, di cui una a tavolino, senza la quale sarebbe in piena zona retrocessione), potrebbero portare subito ad un cambiamento radicale in casa Roma: Zeman, alla sua seconda avventura nella Capitale, è già a rischio.

L’ARRETRATEZZA CHE NON PAGA – Non è solo una questione di risultati: si sa, la macchina Roma inserisce lentamente le marce, oltre al fatto che comunque non ci si aspettava una partenza sfavillante: bisogna dar tempo al tempo, in modo da far assimilare ai giocatori capitanati da Totti il nuovo sistema di gioco. Ciò che fa pensare è che tutte le promesse che Zeman si era portato nel bagaglio a Roma a inizio estate non sembrano, per ora, essere state mantenute. Conosciamo tutti la mentalità calcistica del Boemo: le sue previsioni erano quelle di settare la Roma in maniera completamente offensiva, pensando di poter attaccare in maniera totale col suo organico per tutti i 90 minuti senza tener conto del gioco avversario. Un gioco, quello di Zeman, che prevede tanta corsa, forse troppa, forse addirittura impossibile da pensare nelle capacità umane. E tutte queste ideologie di pensiero calcistico collassano di fronte alla realtà dei fatti: il calcio si è modernizzato, e Zeman sembra essere rimasto a guardare, vedendo evolversi attorno a lui tutto il panorama calcistico mondiale. Ancorato ad un idea di calcio arrugginita e superficiale, il Boemo va in confusione appena capisce che contro squadre come la Juve certe cose sono assolutamente inimmaginabili: Zdenek non è stato capace di fare una contromossa che fosse una al gioco costante e pulito juventino, finendo per rassegnarsi e lasciare la Roma al proprio destino. Più in generale, è stato qualcosa che si è visto con abbastanza costanza nelle partite dei giallorossi di quest’anno: basti pensare alle innumerevoli situazioni in cui i terzini, settati in maniera estremamente offensiva, non siano ad un certo punto della partita più capaci a ritornare e svolgere il proprio compito difensivo (anche se qui un’attenuante Zeman ce l’ha: ma quant’è mediocre Piris?), costituendo così la maggior causa per i tanti, troppi gol subiti sino ad ora (i due gol subiti col Catania e i tre, addirittura in rimonta in casa, subiti col Bologna ne sono l’esempio più lampante); emblematica la figura di Taddei nella partita di sabato, a cui Zeman chiedeva di esporsi sempre in zona offensiva ma che, per paura di lasciar la fascia scoperta, alla fine non è mai risultato incisivo. Situazioni che probabilmente, con un altro allenatore, non avremmo mai visto, E la dirigenza della Roma probabilmente ora inizierà a riflettere.

UN AMBIENTAMENTO DIFFICILE – Da lasciar perplessi anche un dato riguardante la fase realizzativa delle ultime partite della Roma: solo due gol nelle ultime tre partite di campionato, oltre al fatto che, seppur nelle prime tre giornate di gol ne abbia fatti 7, la squadra giallorossa sia riuscita a raccogliere solo 4 punti. Ecco che qui crolla definitivamente la fama di porta-pallottoliere di Zeman: se era infatti stato portato a Roma per far esprimere al meglio il buonissimo reparto avanzato a disposizione, fin’ora la cosa gli è riuscita pochissimo (l’esempio più clamoroso è quello di Destro, ancora a quota 0 reti). Troppo poco, davvero. Tutte le aspettative riposte nel calcio spettacolo di Zeman sono andate a farsi benedire, e proprio il boemo potrebbe presto pagarne il prezzo. Zeman, personaggio da sempre controverso, dovrebbe forse pensare a far parlare più e meglio i piedi dei suoi calciatori piuttosto che dar fiato alla sua bocca fuori dal campo per questioni che con la Roma c’entrano davvero poco: il personaggio Zeman ha forse preso la meglio sull’allenatore Zeman, che ha di fatto colmato col suo carattere i suoi enormi vuoti tattici. Un allenatore, insomma, forse parecchio sopravvalutato. Soprattutto se si considera che, nella sua carriera, non è mai esploso definitivamente in squadre di Serie A, dove la tattica conta più di tutto: Foggia e Pescara sono realtà di competizioni assolutamente diverse, e forse l’errore del Boemo è stato proprio quello di pensare di poter asportare lo stesso calcio visto nelle categorie inferiori in un calcio completamente diverso.

ULTIME CHANCHE? – Seppur Sabatini abbia ammesso che il calciomercato abbia portato a Roma giocatori forse eccessivamente sopravvalutati, quelli tutto fumo e niente arrosto per intenderci, questa potrebbe non essere una scusante sufficiente per salvare il posto in panchina di Zeman. Non è previsto un esonero immediato, ma attenzione alle prossime partite: non si può più sbagliare, l’obbligo e imperativo è quello di vincere, anche se gli avversari son di quelli ostici (Atalanta, Genoa e Udinese i prossimi avversari). E nel caso non portasse almeno 7 punti alla causa Roma, allora la sua panchina potrebbe davvero saltare. Nomi per il momento non ce ne sono, meglio non aggiungere ulteriore pressione sul capo di Zeman: la Roma vuole lasciarlo tranquillo e libero di lavorare, avendo iniziato con lui un progetto per lo meno ambizioso. ‘Quando vedrò giocare la squadra con le mie idee allora potrò dire che sono superate.’ ha riferito il mister dopo la bruciante sconfitta con la Roma; bene, ma che allora un’idea nella sua testa ce l’abbia, e che sia convincente, altrimenti si rischia di annegare in un mare di promesse mai mantenute. E che, alla lunga, potrebbero costituire e corrompere l’immagine di Zeman per sempre. Con la Roma, che, indirettamente, pagherebbe il prezzo di uno Zeman Superstar, intento più a difendere la sua immagine che quella della sua squadra.

A cura di Giovanni Nolè

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6 Comments

6 Comments

  1. Ermanno

    1 ottobre 2012 at 21:42

    Carissimo Giovanni, il tuo articolo dimostra una conoscenza approfondita delle ultime partite della Roma, ma al contrario una deficienza assoluta dell'allenatore Zeman. Il calcio di Zeman è un calcio moderno, un gioco fatto di corsa e spettacolo, cosa che tra l'altro manca da molto tempo sui nostri campi di serie A. Se non lo sai per tutta la primavera gli allenatori più giovani e anche quelli meno giovani hanno fatto la fila per andare a vedere gli allenamenti di Zeman a Pescara. Il calcio di Zeman è studiato a Coverciano come uno fra i più attuali e tra i migliori in assoluto e degno di essere considerato come materia di studio e approfondimento. Il lato atletico che comporta è del tutto realizzabile come è stato dimostrato da diverse compagini che lo hanno attuato, d'altra parte è vero che, necessitando di una mavovra corale per esprimersi, è sufficiente che un solo ingranaggio non funzioni per impedire la riuscita del tutto.

    A roma ha trovato diversi ingranaggi che non funzionano e purtroppo se i singoli musicisti non sono all'altezza, anche il direttore d'orchestra fa una magra figura.

    Mi auguro che tu faccia tesoro di queste informazioni, che non sono opinioni personali, e di leggere nei tuoi prossimi articoli dei commenti più precisi e aderenti alla realtà.

    Cordiali saluti, Ermanno

    • Enzo

      2 ottobre 2012 at 9:56

      Il calcio di Zeman innovativo? Ahahahahah, vent'anni fa forse si, ma a quei tempi c'era Sacchi che non solo ha sul serio rivoluzionato il calcio, ma lo ha fatto vincendo. Zeman è un perdente di talento. Ah no, è vero, ha vinto due campionati di Serie B e uno di C2…

  2. Raffaele Zorzi

    1 ottobre 2012 at 23:20

    Gentile sig. Giovanni,

    la sua interpretazione "apparentemente" anche tecnica sulla attuale situazione della Roma denota poca conoscenza del calcio attuale e delle moderne interpretazioni tattiche.

    Se mbra invece dettata da un'antipatia personale verso l'allenatore che (ma questo è tipico della stupidità italiota) fino a 20 gg fa (Inter Roma 1 3) veniva definito un messia oggi invece un incapace.

    Cerchi di applicarsi di più nello studio della tecnica calcistica e sia nel contempo un po' più razionale nei commenti.

    Con simpatia, Raffaele Zorzi

  3. riccardo

    2 ottobre 2012 at 13:54

    a tutti voglio dire solo una cosa………innovativo o obsoleto, zeman a pescara ci ha fatto vedere il calcio piu' bello della soria calcistica pescarese……ho visto con i miei occhi zola e tanti altri giovani allenatori strabuzzare gli occhi agli allenamenti del maestro…..certo che non e' solo il bel gioco a fare classifica…..ci vogliono anche i cavalli giusti …..quest'anno il pescara con quella squadra, forse solo con qualche ritocco in difesa sarebbe arrivata tra le prime anche in serie A…..dico forse…..perche' non c'e' la controprova……una cosa e' certa zeman probabilmente e' stato troppo frettoloso……le squadre troppo ambiziose vogliono tutto e subito ,ma ci vogliono anche i cavalli giusti e la ROMA questi cavalli probabilmente non li ha. per noi pescaresi zeman e' stato e sara sempre il MAESTRO, ma pescara non e' una squadra ambiziosa……

  4. Alessio

    2 ottobre 2012 at 16:49

    Le parole di Riccardo sono molto belle.

    A pescara Zeman ha fatto vedere il calco più spettacolare che si sia mai concepito fino ad oggi. Peccato non sia rimasto e con quegli interpreti.. avrebbe fatto faville.

    Premetto che 15 anni fa zeman era l'unico che in serie A giocava con il 4-3-3.. ora sono più di dieci le squadre a giocare con quel modulo.. Nel campo internazionale con quel modulo dominano Spagna e Barcellona..

    E' stato un grande innovatore ed è vero che viene studiato.

    Ha perso una partita malamente contro la Juventus, ma tra perdere malalmente una partita e certificare la morte di uno stile di gioco ci corre molto…

    Una cosa che conta molto per i giocatori di Zeman è credere nel gioco.. solo così possono praticarlo al meglio. Dopo il 2-0 (punizione e rigore).. si è visto subito De Rossi non correre più e non giocare più come avrebbe dovuto.. (da interno pressatore) piano piano anche gli altri..etc. con l'eccezione dell'unico florenzi. E così le azioni sono fioccate da tutte le parti.. è ovvio che se non si fai pressing la difesa lunga diventa un suicidio.

    La squadra più zemaniana in campo a me è sembrata paradossalmente la juventus..

    Quindi non capisco l'articolo che indica un modo di giocare finito. Quando dalla Roma è stato applicato esattamente il contrario. Inoltre ricordo sempre che Zeman giocava con un non terzino di ruolo e fuori forma(Taddei) e l'altro terzino con la febbre.. (uscito che aveva la febbre a 40°).

    Inoltre è solo una partita. Il pescara l'anno scorso dopo 6 partite aveva 9 punti. A metà stagione perse 4-2 contro il torino. Eppure poi vinse il campionato.

    L'anno scorso il manchester united perse 6-1 contro il manchester city.. eppure a 30 secondi dalla fine della premier era campione.. come si fa da una partita a decretare la fine di un modo di giocare a calcio. Salvo poi ritornare alla prossima vittoria a scrivere ancora il contrario.. ad libitum..

  5. Fabrizio

    29 ottobre 2012 at 2:06

    Dopo la partita con l'Udinese occorre togliere la squadra dalle mani di. Mister Zeman se non vogliamo perdere anche i due derby con la Lazio.

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