Matteo De Angelis

Ancelotti: “Inzaghi è il mio erede, il Milan non ha alibi”

Ancelotti: “Inzaghi è il mio erede, il Milan non ha alibi”
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Il tecnico del Psg parla a 360° della sua ex squadra

MILANO, 25 SETTEMBRE – “Non si può proprio pensare che il Milan perda tre partite su quattro in campionato”. Parole forti, parole che arrivano dritte dritte alla società rossonera quelle pronunciate dal tecnico del Psg Carlo Ancelotti. Ospite del programma “Undici”, il cinquantatreenne allenatore di Reggiolo ha fatto il punto della situazione in casa Milan.

BASTA PARLARE DI IBRA E THIAGO – “A dire la verità non mi aspettavo di vedere un Milan così. Certo, si può mettere in preventivo una stagione più complicata rispetto alle passate perché sono cambiati molti giocatori, ma bisogna eliminare l’alibi delle tante partenze che, piuttosto, devono essere uno stimolo”. Chiaro e diretto Carlo Ancelotti sul disastroso avvio stagionale dei rossoneri. La squadra ha perduto elementi importanti ma un club importante come il Milan non può continuare a cercare scuse di questo genere. Urge un cambiamento.

RIPARTIRE DA QUI – E’ venuto a mancare uno zoccolo importante ed è uno zoccolo che deve essere ricostruito. In un momento del genere la cosa importante è la solidità e non perdere la fiducia. Devi metterti dietro, coperto, e aspettare che la tempesta passi”. Ancelotti, tecnico rossonero dal 2001 al 2009, non disdegna però qualche consiglio alla squadra con la quale ha ottenuto, tra gli altri trofei, due Champions League e uno scudetto: “Il Milan deve ripartire innanzitutto dalla solidità della società. Poi ci sono i nuovi giocatori che hanno un tasso tecnico differente ma devono prendersi le responsabilità”.

INZAGHI, L’EREDE – A chi gli chiede chi possa essere il suo erede Carlo Ancelotti risponde senza esitazioni: Pippo Inzaghi. Nonostante l’avventura in panchina per l’ex calciatore sia iniziata da poco, Ancelotti è convinto che Inzaghi possa diventare un allenatore importante: “Ci sentiamo spesso al telefono, è molto motivato. L’importante è che lui sia riuscito a fare quello stacco mentale da calciatore ad allenatore. Il resto lo fa l’esperienza, e lui ne ha da vendere”. 

a cura di Matteo De Angelis

 

 

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