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La resurrezione della Sampdoria

La resurrezione della Sampdoria
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Punto sulla squadra blucherchiata: dalla Champions alla B, dalla B al primo posto (senza la penalizzazione) in A

Ciro Ferrara

GENOVA, 21 SETTEMBRE – Che la Sampdoria sia tornata inaspettatamente a cavalcare di gran carriera sui prati della Serie A è fuori discussione. I ragazzi di Ferrara, scelto dando quasi l’impressione di un ripiego dopo il rifiuto di Rafa
Benitez, macinano gioco e punti, vincendo e convincendo per essere una neopromossa, seppur di blasone internazionale.

FERRARA, DA RIPIEGO A SCELTA AZZECCATA. E QUELLA CHAMPIONS… – Ma a quanto pare Ferrara un ripiego non è stato, la società lo ha probabilmente scelto perché incarnava perfettamente la figura di un allenatore-mentore per i molti giovani di prospettiva (leggasi Obiang su tutti, ma anche Poli di ritorno dal prestito, Rossini , Soriano e Krsticic ), mixati nella giusta misura a giocatori di esperienza come Maxi Lopez (3 centri nelle prime 3 giornate) ed Enzo Maresca , ex compagno di Ferrara ai tempi della Juventus e fortemente voluto dallo stesso tecnico per dare alla regia del centrocampo blucerchiato quel qualcosa in più, e per ora così è stato. Scelte azzeccate insomma, fatte da una dirigenza che potrebbe aver appreso dai propri errori commessi in passato partendo da quel maledetto preliminare di Champions  League perso un po’ per sfortuna – il gol del 3 a 1 che gelò il Ferraris arrivò al 92′ – ma
forse soprattutto perché venne snobbato sul piano del mercato.  A rimpiazzare uno strepitoso Storari venne comprato Curci che subì 41 gol in 35 gare, molti dei quali per suoi evidenti demeriti. Serviva come il pane un terzino destro ma tutto ciò che la dirigenza fece fu far rientrare Zauri e la scelta dell’allenatore si rivelò quantomeno azzardata. Di Carlo infatti non aveva l’esperienza necessaria per portare una squadra in Champions ma la decisione di sostituirlo a stagione in corso con Cavasin fu harakiri .

 

I gemelli del gol

L’ERA CASSANO-PAZZINI, LA RETROCESSIONE E IL PIANTO DI PALOMBO – Dopo aver ceduto Cassano e Pazzini , i nuovi gemelli del gol che entusiasmavano la piazza, la coesione di squadra cominciò a venire meno. I due campioni vennero sostituiti con Macheda e Maccarone, evidentemente non all’altezza e la discesa iniziò inesorabile. Le tantissime partite perse contro le dirette concorrenti per la salvezza e il derby con beffa al 97′ di Boselli furono l’anteprima della retrocessione e il pianto di Palombo sotto la Sud.  Per capire quanto le cose siano cambiate basta pensare proprio a lui, il capitano spedito inprestito all’Inter nella finestra di mercato invernale, salvo poi far ritorno dopo una mezza stagione assolutamente da dimenticare. Lui che versava lacrime disperate sotto la gradinata è ora il nono centrocampista in ordine di gerarchia. E’ chiaro che non rientri nei piani della società che però, per obblighi contrattuali, non essendo riuscito a cederlo ha dovuto reintegrarlo in rosa. Le voci estive lo volevano praticamente ovunque, Parma o Napoli , Bologna o Juve e addirittura Rubin Kazan , destinazioni che pare siano state rifiutate dal centrocampista.

 

In gol verso la Serie A

IL RITORNO IN SERIE A, DOPO QUEL PLAY OFF VINTO CONTRO IL VARESE – Ora il capitano non è più lui, bensì uno straordinario – per rendimento e comportamento – Daniele Gastaldello , autore di una doppietta nella finale di andata dei playoff a Marassi contro il Varese e del gol vittoria all’esordio in casa in A contro il Siena. Segni del destino forse, segni che bisognava cambiare mentalità dopo quasi un anno e mezzo di brutto, bruttissimo calcio e brutte news per i tifosi. Anche l’avvio in Serie B non fu dei migliori infatti. Il nuovo DS Sensibile comprò capocannoniere e vice della stagione precedente, Piovaccari e Bertani . Se il secondo qualcosa di buono all’inizio fece vedere prima di subire un’involuzione tremenda culminata poi nello scandalo scommesse, il primo si ricorda solo per qualche rigore calciato alle stelle con sufficienza e nulla di più.  La squadra continuava a non girare nonostante innesti di classe come Foggia o un portiere importante come Romero e l’ex Reggina Atzori venne esonerato. Al suo posto Iachini , mister di temperamento che riuscì a far cambiare rotta alla squadra, sebbene non in brevissimo tempo. Palombo se ne andò e della squadra retrocessa rimase ben poco. L’arrivo di Eder si rivelò fondamentale insieme ai gol di Pozzi e la Samp risalì la classifica fino al sesto posto, centrando quantomeno i playoff, alla fine di una stagione che doveva vederla come “ammazza-categoria”. I quattro match furono favorevoli ai blucerchiati che eliminarono non senza fatica il Sassuolo e poi prevalsero sul Varese con gol ciliegina di Pozzi, il 20° in stagione, nel finale a sancire la promozione.

 

Il gol al Camp Nou, storico seppur nel Gamper

LA NUOVA SAMP, CHE HA  GIA’ VINTO AL CAMP NOU E ANCHE A SAN SIRO – Sulla sponda doriana di Genova cominciava a respirarsi di nuovo entusiasmo e serenità e gli acquisti estivi non sono stati da sottovalutare. Oltre i già citati Lopez e Maresca, sono arrivati i terzini De Silvestri (anche se per ora è oggetto abbastanza misterioso) e Poulsen , nazionale danese che molto bene aveva fatto agli ultimi Europei, senza contare Estigarribia , forse non tecnicamente eccelso e di piede educatissimo ma sicuramente un lampo sull’erba e adatto al 4-3-3 di Ferrara. La società ha dato l’impressione di aver fatto quello che ci voleva insomma, e dalle ultime parole del Vicepresidente Edoardo Garrone non c’è l’intenzione di fermarsi qua. La parola “stadio di proprietà” esce dalla sua bocca sempre accompagnata da occhi speranzosi e pare ci sia la volontà di riportare la Samp ad alti livelli, sebbene l’obiettivo dichiarato di stagione sia, anche scaramanticamente parlando, la salvezza. E’ facile essere ottimisti dopo tre vittorie consecutive (senza contare la conquista del Gamper al Camp Nou che anche se contro un Barcellona di quasi tutte riserve dà fiducia e orgoglio) tra cui l’1 a 0 a Milano al pronti via contro un Milan irriconoscibile, ma pur sempre il Milan e la buonissima prestazione casalinga contro il Siena. Un po’ meno bellala vittoria di Pescara ma l’importante erano certamente i tre punti. Domenica all’ora di pranzo arriverà il Torino di Ventura e conquistare i 3 punti potrebbe essere fondamentale per indirizzare la stagione nel verso più giusto possibile. Quattro vittorie su quattro – senza la penalizzazione di un punto – vorrebbero dire 12 punti, ovvero 28 dai 40 che una volta raggiunti darebbero alla Sampdoria la sicurezza di giocarsi il tutto e per tutto a cuor leggero e senza fantasmi che nessuno nel mondo blucerchiato ha voglia di rivedere, dai tifosi alla dirigenza passando per i giocatori.

 

La Sampdoria 2012-2013

UNA SQUADRA COMPLETA, PER UNA NUOVA ERA – In conclusione, per tirare due somme la squadra c’è. Una bella ossatura a partire da un portiere di assoluto livello come Sergio Romero e una difesa di tutto rispetto con capitan Gastaldello e un Rossini che ha impressionato la scorsa stagione e continua a farlo. Ancora non giudicabili De Silvestri e Poulsen , ma il ruolo è comunque coperto dal killer di San Siro Costa e da un onesto Berardi . A centrocampo Obiang è l’uomo ovunque e gioca con una sicurezza incredibile e con l’arrivo di Maresca è stato spostato più esternamente dove piace molto. Poli per ora non ha entusiasmato ma è comunque prezioso, come tutti i rincalzi provenienti dalla panchina. In attacco Maxi Lopez è la stella indiscussa affiancato da due ottimi esterni come Eder  ed Estigarribia a comporre un tridente sudamericano di fantasia. Da tenere sott’occhio Icardi che domenica dovrebbe esordire dal primo minuti vista l’assenza di Eder acciaccato e da non dimenticare il bomber Pozzi , legato alla maglia come pochi nella storia della Samp e uomo che potrebbe rivelarsi molto utile soprattutto in partite più fisiche contro formazioni di livello medio-basso. Insomma, se son rose fioriranno ma le premesse fanno ben sperare. Se il Toro verrà matado allora si potranno cominciare a trarre conclusioni e fare considerazioni più ampie ma per ora, come dice Ferrara, “lavorare tanto per vedere una squadra cazzuta “.

 

a cura di Simone Calucci

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