Vincenzo Galdieri

Milan, l’incubo è senza fine. Chi salverà i rossoneri?

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 MILANO, 20 SETTEMBRE – I volti sono scuri, la notte non è ancora passata e purtroppo per il Milan sembrerebbe essere più lunga del previsto. E’ dura ripartire dal baratro per chi è abituato a guardare tutti dall’alto in basso, forte degli innumerevoli titoli vinti e di un blasone leggendario. Si viene pervasi da un senso di smarrimento che finisce per prendere il dominio della situazione ed impedisce a chi ne viene colpito di rendere al meglio delle proprie possibilità. I tifosi rossoneri erano abituati a vivere notti da favola, in Champions League. Ed invece – come se non bastasse l’orripilante inizio di campionato – l’altro ieri sera hanno dovuto assistere all’ennesimo passo falso della propria squadra: un insignificante 0-0 in casa con l’Anderlecht, ovvero la peggiore del lotto in un girone abbastanza insidioso con le scatenate Malaga e Zenit. L’incubo parrebbe essere senza fine, ma il tunnel deve avere per forza una via d’uscita. Già, perchè sebbene i meneghini abbiano perso almeno metà della propria forza d’urto dopo la campagna di ridimensionamento di quest’estate, è comunque impossibile da concepire l’idea di un Milan di cosi basso livello. Il problema è soprattutto mentale, ma se Allegri non si sbriga a risolverlo potrebbe trovarsi a fare i conti in men che non si dica con una stagione fallimentare da condurre in porto. La domanda a questo punto è: chi salverà i rossoneri?

L’EMBLEMA DEL PULLMAN – Prima di capire come farà il Milan ad uscire dalla crisi, proviamo a fare un passo indietro, riferendoci ad una situazione emblematica. Il momento in cui i giocatori di una squadra arrivano allo stadio e scendono dal pullman è storicamente pieno di pathos: puoi scorgere nei loro volti le sensazioni che provano, da quello che trasmettono i loro occhi puoi già capire come andrà la partita, o almeno puoi fartene un’idea. Ebbene, gli sguardi dei rossoneri che l’anno scorso percorrevano la passerella che dal pullman li portava agli spogliatoi erano sempre pieni di sicurezza. Ti fulminavano con gli occhi, consapevoli della propria forza e mossi da un’irrefrenabile voglia di vincere. Quando sbarcavano ti fermavi un attimo a pensare e dicevi: “Arrivano i calibri grossi”. Seedorf, Gattuso, Inzaghi, Ibrahimovic, Thiago Silva, Van Bommel, Cassano, Nesta, Zambrotta. Gente che faceva paura – agli avversari – soltanto a nominarla. Adesso è tutto diverso. Il Milan dei De Sciglio e dei Constant, degli Acerbi e dei Pazzini, non può competere con quello del recente passato. Grandi professionisti e giocatori sicuramente di qualità, non ci piove. Ma quando scendono da quel famigerato pullman non danno la stessa sensazione di potenza assoluta, consci del fatto che il loro pedigree non è al livello di quello dei predecessori ed oberati dal peso di dover succedere a giocatori che hanno fatto la storia della società e che tutt’a un tratto si sono dileguati l’uno dopo l’altro. Allegri dovrà lavorare molto su questo, sull’aspetto mentale. Dovrà far capire ai nuovi arrivati che Ibra e soci sono il passato e non devono assolutamente rappresentare un freno allo sviluppo dei novizi rossoneri. Se riuscirà a risolvere il “problema del pullman”, l’allenatore toscano avrà già fatto un bel passo avanti nella strada per la rinascita.

LE ANCORE DI SALVATAGGIO – In attesa che i nuovi crescano sotto tutti i punti di vista però è necessario che qualcuno li prenda per mano e risolva una situazione sempre più intricata. La nave rossonera è in panne ed ha bisogno di appigliarsi a qualche ancora di salvataggio. E’ vero che molti campioni sono partiti, ma è altrettanto vero che qualcun altro è rimasto. Ed allora è necessario che Mexes si scrolli di dosso una volta per tutte i suoi limiti di approccio e sfoderi le incredibili qualità che lo contraddistinguono: la difesa del Milan non può prescindere dalla sua autorevolezza. In mezzo sarà difficile trovare una vera guida, ma Ambrosini potrà aiutare i nuovi Montolivo e De Jong ad inserirsi nel contesto spiegandogli che stare al Milan è motivo di orgoglio e fonte di grandissima responsabilità. La differenza però dovranno farla gli attaccanti. Boateng sembra essersi perso, Pato e Robinho fanno continuamente a botte con gli infortuni. Pesa su loro tre – ed in particolare sui primi due – l’onere di risollevare i pluricampioni d’Europa dalla polvere. Il Milan ha bisogno del genio di Boa, dell’esplosività del Papero, della classe di Binho. Sono giocatori di livello internazionale, top player veri. Almeno dal punto di vista tecnico. Adesso però arriva il difficile: devono dimostrare di essere grandi anche sotto il profilo caratteriale. Perchè il Milan ha un disperato bisogno di loro.

A cura di Vincenzo Galdieri

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