Antonio Foccillo

Chelsea-Juventus, come ne escono i bianconeri dopo la trasferta di Londra?

Chelsea-Juventus, come ne escono i bianconeri dopo la trasferta di Londra?
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Molte le cose da rivedere, ma Conte e Carrera possono essere più che soddisfatti della loro squadra versione Champions.

TORINO, 20 SETTEMBRE –  Il day after della storica impresa della Juventus è forse ancora più dolce della serata stessa. A mente lucida e con la tensione ormai scaricata si può analizzare meglio tutto quello che è successo e sorridere per una rimonta eccezionale. La partita con il Chelsea è stata un crocevia fondamentale per lo sviluppo della Juventus, ha permesso a  Conte/Carrera di comprendere meglio a che punto è la crescita della squadra. Non è tutto rose e fiori, anzi. Premettendo che la perfezione non esiste, ci sono alcuni aspetti del gioco dei bianconeri che forse andrebbero rivisti e corretti per rendere ancora più competitiva la squadra. Analizziamo allora come esce la Juventus da questa prima di Champions.

COSA VA – La squadra ha dimostrato di aver ormai acquisito quella voglia di lottare e di non mollare mai emersa già nella passata stagione. Sul 2-0 in casa dei campioni d’Europa, i bianconeri non si sono smarriti e hanno continuato a premere, riuscendo a trovare il goal a 5 minuti dallo scadere della prima frazione e poi il pareggio sempre a pochi minuti dal termine, sfiorando anche la vittoria che avrebbe avuto del clamoroso . Una grinta, questa, inculcata fin nel midollo della squadra da Antonio Conte, la cui assenza in panchina non sembra davvero pesare. Nonostante un’iniziale insicurezza, palesata dalle giocate semplici e da qualche errore in appoggio, la squadra è venuta fuori con il passare del tempo, acquisendo sicurezza nei propri mezzi e scacciando la tensione. Il Chelsea ha sicuramente tenuto il pallino del gioco per lunghi tratti, ma la Juventus ha mantenuto altissima la concentrazione concedendo qualcosa solo sui calci da fermo. Marchisio e Vidal sono ormai due giocatori di livello internazionale: se il primo aveva già dimostrato con un grande europeo di essere all’altezza dei migliori centrocampisti del continente, il cileno ha trovato la sua consacrazione proprio allo Stamford Bridge con una prestazione maiuscola sia in fase di copertura che di proposizione di gioco, sopperendo spesso all’evanescente Pirlo. Infine la qualità della panchina. Nonostante il Chelsea facesse entrare Mata, che probabilmente nella Juve sarebbe considerato un top player inamovibile, la possibilità di avere a disposizione gente come Lucio, Isla (buono il suo scorcio di partita), Quagliarella e Matri è sicuramente tanta roba, soprattutto a dispetto dell’ultima edizione di Champions, dove la qualità era un miraggio. Questa Juve di qualità invece ne ha da vendere e perfettamente abbinata alla quantità, caratteristiche che rendono la rosa bianconera sicuramente competitiva. L’unico dubbio resta sulla fascia sinsitra, ma Asamoah sembra essere entrato alla perfezione nei meccanismi di gioco.

COSA NON VA – Innazitutto cominciamo dal modulo. Il 3-5-2 devastante in Italia, non riesce a rendere al meglio in Europa, e non è un caso che tutte le big si schierino con una difesa a 4. Quali sono i problemi che ha creato? Innanzitutto la copertura delle fasce. A prendere Cole e Ivanovic nelle loro discese erano quasi sempre Marchisio e Vidal, ai quali spesso toccava il compito di coprire anche su Hazard e Ramires . Questo portava all’apertura di parecchi varchi al centro, dove Oscar e Lampard erano sempre liberi di impostare il gioco . Il solo Pirlo, in serata no ieri, non è stato in grado di coprire adeguatamente sui due, soffrendo insieme alla difesa gli scambi in velocità dei trequartisti. Soprattutto nel secondo tempo, i duetti tra Mata e Hazard hanno creato non poco scompiglio. Se Pirlo non è assistito da Marchisio e Vidal in fase di copertura, va in palese difficoltà, soprattutto quando, come ieri sera, gli avversari da affrontare sono tecnicamente validi e molto rapidi. Qualcuno potrebbe obbiettare che il Napoli ha garantito grandi prestazioni con lo stesso identico modulo, il che è vero. Ma nel Napoli di Champions dello scorso anno, la fase di non possesso prevedeva un 5-4-1, con Hamsik e Lavezzi (o spesso Cavani) che andandosi ad allargare coprivano le fasce. Ecco che forse rispolverare il 4-3-3 non sarebbe una cattiva idea in certe occasioni. Altro limite della squadra è l’assenza di Pirlo. Perchè ieri sera di assenza si può parlare. Il regista bresciano è stato costantemente marcato a uomo da Oscar, marcatura tra l’altro portata in maniera davvero egregia, grazie soprattutto ad una condizione atletica che l’ex Milan non ha potuto affrontare come fa di solito con le sue finte smarcanti. Quando la squadra avversaria chiude i varchi, l’intervento di Bonucci come vice-regista, non permette comunque di sopperire alle mancanze di Pirlo, il quale, tra l’altro, si è dimostrato poco lucido nelle occasioni in cui si è trovato libero di gestire la palla. Spesso è toccato a Vidal (ieri sera davvero in versione tuttofare) dover impostare il gioco e far ripartire la manovra, compito svolto in maniera tutto sommato buona. Si rende quindi necessario non solo far rifiatare Pirlo, provando al suo posto Pogba o Marrone, ma anche imparare a fare a meno della sua impostazione. Del resto ieri sera, la Juventus è riuscita a rimontare due goal anche con un Pirlo sbiadito. Infine l’attacco. L’assenza di un centravanti si è fatta sentire in maniera lampante, soprattutto per la mancanza di un punto di riferimento in attacco che permettesse alla squadra di salire. Vucinic ha faticato non poco, non riuscendo ad entrare in partita. Giovinco è invece solo l’ombra, purtroppo, della formica atomica vista a Parma. Troppi errori in fase di appoggio e rifinitura, ma soprattutto troppo debole negli scontri corpo a corpo al centro della trequarti, sovrastato praticamente sempre da Luiz e Terry. Il meglio del folletto bianconero si è visto quando, nella ripresa, Carrera l’ha spostato largo sull’out di sinistra giocando ”alla Hazard” e cioè puntando l’uomo e accentrandosi. Ruolo non amato da Giovinco già dalla sua prima avventura bianconera, ma che sembra il più congeniale, perchè lo esula dalla lotta dura del centrocampo esaltandone dribbling e accelerazione.

Se la Juventus cercava delle risposte in parte le ha avute. Il verdetto dello Stamford Bridge ha chiarito che la squadra di Conte è pronta a lottare per arrivare il più avanti possibile, senza timore reverenziale per nessuna squadra e il sogno è appena all’inizio.

a cura di Antonio Foccillo

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